ROMA - Giurano i suoi, quelli che gli hanno parlato a lungo giovedì notte durante la riunione della Consulta di Forza Italia, che Berlusconi «non teme il ribaltone», che «non ci crede», che preferisce derubricare il profondo malessere dell’Udc a un «fatto episodico». Dicono che, parole sue «la cosa più importante è avere una coalizione forte, unita» e che, anche se non se ne parla nemmeno di tornare indietro sulla Rai e offrire ai centristi le teste di Baldassarre e Albertoni, bisogna però «spendersi per una mediazione politica, e non bisogna precipitare la situazione». Certo, Berlusconi continua a «non capire» l’atteggiamento dell’Udc, e continua a pensare che sulla Rai Casini non deve e magari sa che alla fine non può tirare troppo la corda, anche se il presidente della Camera, ieri, a chi gli ha parlato ha ribadito l’intenzione di «non cedere nemmeno di un millimetro» su questa vicenda. Ma ragion di Stato, e di coalizione, vogliono che, appunto, non si «precipiti la situazione» e si mandino messaggi rassicuranti. Per questo il Cavaliere, ad alcuni esponenti del Ccd che in queste ore si stanno spendendo per una mediazione, ha mandato a dire a Follini che «qualunque cosa voglia, possiamo parlarne, siamo qui, non chiudiamo le porte a nessuno. Però bisogna smetterla con questa faccenda della Rai». Per questo ieri, durante la cerimonia al Quirinale per i Cavalieri del Lavoro, Berlusconi e Casini si sarebbero salutati con un «magari ci vediamo...». E a Buttiglione i colleghi avranno raccontano che in Consiglio dei ministri lo stesso premier ha annunciato: «Non dovete preoccuparvi per l’assenza di Rocco, ci penso io a questa questione tra Lunardi e Tassone. Ho preso un impegno e lo manterrò». Il rimpastino dei sottosegretari invece, assicura il portavoce del premier Paolo Bonaiuti, non era né è per ora in programma.
Ma se il Cavaliere alterna nervosismo a rassicurazioni e parole tranquillizzanti, Umberto Bossi non usa diplomazia, e tratta la questione del malessere centrista seccamente: «Di ribaltone non si parla, questi stanno solo portando acqua al proprio mulino perché hanno un congresso. Però - è l’avvertimento - ci sono dei limiti e tutti lo sanno. E sanno anche che nell’ipotesi peggiore ne dovranno rispondere, da soli, agli elettori».
Insomma, la Lega non nasconde la propria insofferenza per la situazione mentre FI si spende, al contrario, per riportare armonia nella coalizione. E infatti, coscienti tutti che con un congresso alle porte non bisogna irritare la suscettibilità degli Udc, gli azzurri ieri usavano toni più che rassicuranti. «Ribaltonisti loro? E chi l’ha mai pensato? Sulla fedeltà di questo partito né io né alcuno in FI ha mai dubitato, le tensioni di cui tanto si parla mi sembrano solo create ad arte dall’esterno», dice Renato Schifani. E se Sandro Bondi si stupisce per una «anomala esasperazione degli animi» che «non si spiega con i rapporti reali esistenti» nella Cdl e ipotizza «una forma di consultazione e di azione comune» tra FI e Udc, Schifani pure sostiene che se «i nostri cari amici provassero davvero sofferenza, saremmo noi di FI a dovercene fare carico e risolvere il problema».
Un po’ meno conciliante è invece Ignazio La Russa, capogruppo di An alla Camera: «La minaccia di appoggio esterno? Ma no, come tutte le chiacchiere alla vigilia di un congresso, che in questo caso vede addirittura la fusione tra tre partiti, vanno prese con le pinze». Bisogna insomma «pazientare», e non dare troppo peso alle accuse centriste a Berlusconi per una predilezione nei confronti di Bossi: «La Lega è stato il figliol prodigo, si sa... Ma se si guarda al lungo periodo, quelli che si possono lamentare meno sono i centristi: in passato venivano eletti nelle liste di FI, sono sempre stati trattati bene. A dirla tutta, gli unici che non hanno mai avuto aiuti siamo noi di An...».

Paola Di Caro


Politica