Il capogruppo del Carroccio a Montecitorio: «Meglio evitare i contatti con Casini perché potrebbero dare scintille»
ROMA - Fa arrabbiare i leghisti, irrita An, imbarazza Forza Italia. Ma alla fine più di un rappresentante della maggioranza ammette che «alla Camera ci potranno essere modifiche alla devolution». Anche perché l’iniziativa è di Bruno Tabacci, ma tutti sanno che dietro c’è l’Udc o comunque gran parte di quel partito centrista che proprio oggi comincia un congresso sotto i riflettori di tutta la maggioranza. Il giorno prima il presidente della commissione Attività produttive della Camera, già passato alle recenti cronache parlamentari per il decreto che ha permesso di regolarizzare 350 mila immigrati, aveva annunciato al Corriere il maxi emendamento «salva-Italia», targato Udc. E ieri sono subito arrivate le risposte degli alleati. Prima di tutto quelle della Lega, per niente soddisfatta delle proposte centriste di modifica della devolution tanto cara a Umberto Bossi.
Il capogruppo alla Camera Alessandro Cè lancia un affondo: «Vorrei ricordare a Tabacci che la Casa delle Libertà l'ha eletto presidente di una Commissione della Camera e non mi pare incarico di poco conto. Se non condivide il programma della maggioranza abbia il buon senso di lasciare quel posto». In altre parole: richiesta secca di dimissioni. Ma, cosa ancora più significativa, sapendo bene che dietro al maxi emendamento di Tabacci c’è gran parte dell’Udc, il leghista Cè sceglie di mirare in alto, cioè al simbolo centrista interpretato dal Presidente della Camera: «Meglio evitare i contatti con Casini perché potrebbero dare scintille». Sotto accusa è l’appello «a un grande accordo» tra maggioranza e opposizione sul federalismo e quindi un aggiustamento della devolution: «Si tratta di un’invasione di campo: il presidente della Camera non può farsi promotore di accordi trasversali». Ma tutto il Carroccio è in fibrillazione, con il braccio destro di Bossi, Roberto Speroni, decisamente all’attacco: «L’Udc dica al congresso se vuole davvero il federalismo».
Intanto al Senato, prima dell’approvazione del testo bossiano, passa un ordine del giorno della maggioranza che ricalca, almeno nello spirito, l’emendamento proposto da Tabacci. Tanto che viene ribattezzato, come quello dell’esponente centrista, «salva-Italia». E un autorevole esponente dell’Udc come Francesco D’Onofrio, pur rivendicando il primato dei contenuti («noi al Senato eravamo arrivati sei mesi fa alle stesse conclusioni»), spiega che nei prossimi giorni «un gruppo della maggioranza si riunirà e farà emergere alcune proposte di modifica riguardo al federalismo in generale». Vale a dire un emendamento «concordato». Con il sostegno anche di Forza Italia e An, che ieri portava al Senato la coccarda tricolore.
I centristi sembrano intenzionati quindi a continuare la loro offensiva con un obiettivo preciso: presentare a Montecitorio un emendamento che modifichi tutto l’impianto della devolution bossiana. E la richiesta di dimissioni chieste dalla Lega a Tabacci? Risponde il diretto interessato: «Allora si dovrebbero dimettere anche Ciampi, Casini, La Loggia e Pera...». Cioè, chi ha chiesto nei giorni scorsi una «pausa di riflessione» sulla devolution.
Roberto Zuccolini
Politica




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