Bush persevera. "Se sarà presa la decisione di usare la forza armata consulteremo i nostri amici e speriamo che i nostri amici si uniranno a noi".
Gli ispettori dell’Onu sono a Baghdad, ma Bush non demorde e chiama a raccolta gli alleati, inviando a 50 governi, Roma compresa, la richiesta ufficiale di appoggio militare in caso di intervento.
Ovviamente il primo “invito” è per Londra.
La Gran Bretagna ha subito ricevuto la richiesta ufficiale di truppe da parte degli Usa, in caso di guerra all'Iraq. Ma anche gli altri "amici", tra cui Berlusconi, sono stati chiamati a decidere entro breve "se e come" partecipare all'attacco che, precisa la Casa Bianca, resta una possibilità.
Oggi, a Praga -nella capitale ceca inizia il vertice Nato - c’è da dare per scontata una ripetizione anche più precisa di tale invito degli Usa. Di fatto, una sorta di ordine alla struttura militare per “prepararsi” all’aggressione.
La Nato, che non è altro che lo strumento militare di Washington per dominare l’ Europa e, al tempo stesso, per strangolare la Russia e aggredire il “fianco sud” mediterraneo, dai Balcani al Vicino Oriente, ha già, con il segretario generale Robertson risposto assicurando un generico "sostegno incondizionato alla risoluzione 1441 dell'Onu". Quanto all'appoggio militare, "non ce ne sarà bisogno se l'Iraq collaborerà con le ispezioni". Una posizione prudente, che è però solo in apparente contrasto con l'interventismo di Bush che dichiara: ''Non permetteremo a Saddam Hussein di ricattare e di terrorizzare i Paesi che amano la libertà". Il pensiero fisso del “dittatore democratico” è disarmare Saddam Hussein, con ogni mezzo: "Volontariamente, o con la forza, l'obiettivo sarà raggiunto''. L’Iraq, secondo Bush, deve dichiarare - anche se non ne possiede - di avere armi di distruzione di massa, o entrerà "nell'ultima fase'' della sua indipendenza nazionale.
Così gli Usa, i massimi detentori di ordigni bellici, di armamenti nucleari, chimici, batteriologici e convenzionali, l’unico Paese che ha effettivamente utilizzato questi strumenti di genocidio di massa nelle sue aggressioni planetarie, fanno la voce grossa con l’Iraq, paese arabo che non possiede nemmeno un proprio spazio aereo indipendente, che viene bombardato senza sosta da oltre otto anni da aerei anglo-americani, che è stato monitorato da “ispettori” dell’Onu che si sono rivelati - denunciati dai loro stessi colleghi - come spie al soldo delle intelligences atlantiche, che è sotto l’assiduo controllo radar e satellitare dell’Occidente, che è affamato da dieci anni di embargo.
Il lupo e l’agnello.
Gli Usa, si sa, è evidente, attaccheranno Baghdad di fronte a una qualunque presunta violazione rispetto alla risoluzione Onu. Già martedì, dopo che gli americani avevano definito "violazione" il fuoco della contraerea di Saddam che tentava di reagire al bombardamento atlantico di una stazione radar irachena, era servita tutta la capacità di imporsi di Annan per scongiurare la deriva della guerra aperta.
Ah. Per i sudditi-alleati c’è, nelle parole di Bush, anche il condimento della beffa: saranno consultati prima di attaccare. Nelle sue parole è palese la volontà Usa di poter dare luogo all’aggressione in piena autonomia: "speriamo che i nostri amici si uniscano a noi" dice infatti il primo inquilino della Casa Bianca. Si sparerà, insomma, senza alcuna autorizzazione dell’Onu.
E oggi, a Praga, Bush chiama la Nato a diventare la forza principale per combattere il cosiddetto terrorismo nel mondo. E se anche la Francia è la prima a rispondere picche: "no - dice l'Eliseo - a un intervento armato della Nato in Iraq", Bush se ne frega.
Tanto più che ai governi sudditi di Europa sarà tolta, proprio in questi giorni, anche l’ultima parvenza di sovranità militare: dovranno dire addio al progetto della “forza di reazione rapioda” europea autonoma dalla Nato e rientrare nei ranghi del comando atlantico. Il clou della richiesta americana ai sudditi-alleati europei sarà infatti di varare una Nato Response Force di pronto impiego, con 21 mila unità operative e altre 40 mila impegnate nella logistica.
Con tanti saluti ad una struttura militare europea indipendente.