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Citazione:
Originally posted by Ichthys
Caro +HELIACVS+, se tu volessi sottoporci le tue questioni direttamente sul forum gnostico ne saremmo molto lieti.
P.S.
Conosci, per caso, Millenomi? È una persona molto preparata sulle dottrine gnostiche e, se non sbaglio, gestisce anche il portale Fuoco Sacro... peccato che manchi da un po' di tempo da POL.
Caro Ichtys, fa piacere vedere che ci sono persone ragionevoli che non nascondono dietro l'arroganza la loro "piccineria", come qualcuno dei piani di sopra...
Sì, magari appena ne avrò il tempo aprirò qualche discussione sul forum gnostico.
Quanto a Millenomi, sì, lo conosco, pur sempre in veste "elettronica".
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ANEURIN - TALIESIN - MYRDDIN
POEMI E BALLATE
CELTICHE
formato 15x20 - COD. 1087
ISBN 88-86692-31-5
€ 13,00
Il canto e la musica ebbero un ruolo importante nella vita sociale, religiosa e culturale dei popoli celtici. I Bardi, prima come classe minore della casta sacerdotale, poi come menestrelli itineranti, dopo la scomparsa dell'ordine druidico, ne rappresentarono l'essenza stessa per più di un millennio. I Bardi attingono così alle stesse radici della religiosità e della filosofia dell'essere autenticamente occidentali.
In questo prezioso volume vengono proposte alcune ballate dei più famosi bardi storici quali Taliesin e quel Myrddin divenuto poi Merlino nella Leggenda.
Da questi poemi pervasi dell'antico fuoco delle saghe si emana il sentore di una epoca lontana e si riscoprono i sapori forti e profondi di una vita vissuta vicino ai ritmi della natura, come era la vita dei nostri lontani antenati, quando la storia d'Europa era ancora giovane.
Keltia Editrice
Rue Du Bailliage, 5 - 11100 Aosta
Tel. 0165.364040 - Fax 0165.33377
Cas. Postale 212 - 11100 Aosta
E-mail: keltia@keltia.it
« Sono stato rivestito di un’altra forma.
Sono stato salmone azzurro.
Sono stato cane. Sono stato cervo.
Sono stato daino sulla montagna.
Sono stato palo. Sono stato vanga.
Sono stato scure salda in mano.
Sono stato gallo variopinto
Signore di galline schiamazzanti.
Sono stato stallone nella scuderia.
Sono stato toro nella fattoria.
Sono stato setaccio del mugnaio
Aia del coltivatore.
Sono stato seme nel solco.
Sono cresciuto sulla collina.
Chi mi aveva seminato mi ha raccolto ». Taliesin
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La letteratura gallese inizia con un gruppo di poeti che appartengono più al mito che alla storia, tra cui Aneurin, Myrrdin e Taliesin. A quest'ultimo, Taliesin detto "Capo dei Bardi" [pen bbeird], sono attribuite 77 poesie, di cui però soltanto una dozzina sono giudicate non posteriori al VI secolo. Secondo la leggenda, il vero nome del poeta era Gwion. Sua madre, la strega Ceridwen, lo chiuse in un sacco di cuoio e lo gettò in mare. Trasportarono dalle correnti nella baia di Cardigan, il bambino fu tratto in salvo dal principe Elphin, il quale lo ribattezzò col nome di Taliesin ["Splendida fronte"]. Quando Elphin fu imprigionato da suo zio, re Maelgwn del Gwynedd, il piccolo Taliesin si recò là in suo aiuto e ne ottenne la liberazione grazie a un'esibizione di saggezza. Con una serie di indovinelli, egli mise in luce l'ignoranza e la mancanza di spirito dei ventiquattro bardi reali e del loro capo Heinin. C'è anche da aggiungere, che l'Indovinello al vento non compare tra gli indovinelli posti da Taliesin nella leggenda riportata dalle fonti originali, ma soltanto nella sua traduzione di Lady Charlotte Guest (1848), la quale aggiunse a suo piacere materiale proveniente da altre fonti.
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INDOVINELLO DEL VENTO
Chi è la creatura
che tutti ci sorpassa,
di forza smisurata,
prima del diluvio generata;
senza carne né sangue,
senza ossa né vene,
senza testa né piedi;
non più vecchia o giovane
di quando nacque
al primo principio della terra?...
Dio grande, quando viene,
come spumeggia il mare
al fiato delle sue nari
al soffio della sua bocca!
Quando percuote da sud,
l'onda si frange in schiuma
e mugge sulle spiagge!
Ora sui campi aperti,
ora nelle foreste,
senza mani né piedi
sfugge agli inseguimenti...
Sul mare e sulla terra,
non visto e non veggente,
inseguito e inseguitore,
ma non mai a portata.
Sulla terra e sul mare,
non veggente e non visto,
benché in vista del sole;
non mai a disposizione,
per quanto sollecitato!
Indispensabile,
incomprensibile,
incomparabile!
Dalle quattro regioni,
solo eppure a schiere,
sempre vincitore...
Muto e fragoroso,
sfida col suo frastuono;
spiegando la sua bandiera
vola su mezzo mondo!
È buono ed è cattivo,
metà angelo, metà demonio;
non mai manifesto,
occulto per sempre!
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La battaglia degli alberi
Il gallese Libro rosso di Hergest contiene, oltre alla famosa raccolta del Mabinogion, anche una miscellanea di cinquantotto composizioni poetiche, nota come Libro di Taliesin. Tra queste si trova una lunga, pressoché incomprensibile composizione nota come La battaglia degli alberi. L'originale è composto di brevi versi rimati, con la stessa rima spesso ripetuta per dieci o quindici versi. Il significato del testo rimane un po' problematico, in quanto gli studiosi non sono ancora riusciti a decifrarne il senso. Alcuni lo considerano un nonsense scherzosamente solenne, inteso a suscitare il riso; altri lo ritengono un testo misto legato alla dottrina druidica della trasmigrazione delle anime; interessante la teoria di Robert Graves secondo la quale si tratterebbe in realtà di una sorta di complesso indovinello. Qualunque cosa sia questa strana «Battaglia degli alberi», ricordiamo che nelle antiche Triadi gallesi, raccolta di nozioni storiche e osservazioni sentenziose disposte in forma epigrammatica a gruppi di tre, tale battaglia è ricordata come una delle «Tre frivole battaglie di Britannia», combattuta tra Arawn re di Annwn e Gwydion e Amathaon figli di Dôn. Si tratta dunque di un testo che affonda profondamente le sue radici nel mito celtico, anche se oggi appare di difficile comprensione.
Edizioni italiane
Taliesin: La battaglia degli alberi
GRAVES Robert: La Dea Bianca. ADELPHI 1992. Traduzione integrale.
LA BATTAGLIA DEGLI ALBERI
(Versione integrale)
Sono stato in molte forme,
prima di conseguirne una congeniale.
Sono stato la stretta lama di una spada.
(Ci crederò quando apparirà).
Sono stato una goccia nell'aria.
Sono stato una stella splendente.
Sono stato una parola in un libro.
Sono stato un libro, in origine.
Sono stato la luce di una lanterna.
Per un anno e mezzo.
Sono stato un ponte per traversare sessanta fiumi.
Ho viaggiato in forma di aquila.
Sono stato una barca sul mare.
Sono stato uno stratega in battaglia.
Sono stato i legacci delle fasce di un bimbo.
Sono stato una spada in una mano.
Sono stato uno scudo in battaglia.
Sono stato la corda di un'arpa
incantata per un anno
nella schiuma dell'acqua.
Sono stato un attizzatoio nel fuoco.
Sono stato un albero di una macchia.
Nulla c'è in cui non sia stato.
Ho combattuto, seppur piccino,
Nella battaglia di Goddeu Brig,
davanti al Sovrano di Britannia,
dalle flotte numerose.
I bardi mediocri simulano,
simulano un animale mostruoso,
dalle cento teste,
e un combattimento atroce
alla radice della lingua.
E un'altra battaglia si combatte
nel retro della testa.
Un rospo che ha sulle cosce
cento artigli,
un serpente crestato maculato
per punire nella carne
cento anime per i loro peccati.
Ero a Caer Fefynedd,
là si affrettavano erbe ed alberi.
I viandanti li scorgono,
i guerrieri sono attoniti
al rinnovarsi di scontri
come quelli sostenuti da Gwydion.
Si invoca il Cielo,
e Cristo perché compia
la loro liberazione,
il Signore Onnipotente.
Se il Signore aveva risposto,
con formule magiche e magica arte,
assumete l'aspetto degli alberi più importanti,
con voi schierati
trattenete la gente
senza esperienza di battaglie.
Quando gli alberi subirono l'incantesimo
ci fu speranza per gli alberi,
di riuscire a frustrare l'intenzione
dei fuochi tutt'intorno...
Son meglio di tre all'unisono,
che si divertono in cerchio,
mentre uno di loro racconta
la storia del Diluvio
e della croce di Cristo,
e del giorno del Giudizio che è prossimo.
Gli ontani in prima linea,
furono loro a dare l'inizio.
Il salice e il sorbo selvatico
furono lenti a schierarsi.
Il susino è un albero
non amato dagli uomini;
di natura simile è il nespolo
che vince una dura fatica.
Il fagiolo porta nella sua ombra
un esercito di fantasmi.
Il lampone costruisce
non il migliore tra i cibi.
Al riparo vivono
il ligustro e il caprifoglio
e l'edera durante la sua stagione.
Grande è la ginestra spinosa in battaglia.
Il ciliegio era stato rimproverato.
La betulla, pur molto magnanima,
si schierò in ritardo;
non fu per codardia,
ma per le sue grandi dimensioni.
L'aspetto del [...]
è quello di uno straniero e di un selvaggio.
Il pino nella corte,
forte in battaglia,
grandemente lodato da me
alla presenza di re,
gli olmi sono i suoi sudditi.
Non si volge di lato per lo spazio di un piede,
ma colpisce giusto nel mezzo,
e all'estremità più lontana.
Il nocciolo è il giudice,
le sue bacche sono la tua dote.
Benedetto è il ligustro.
Capi forti in guerra
sono il [...] e il gelso.
Prospero è il faggio.
L'agrifoglio verde scuro
fu molto coraggioso:
difeso da ogni lato dalle punte,
che feriscono le mani.
I pioppi durevoli
molto franti in battaglia.
La felce spogliata;
le ginestre con la loro progenie:
il ginestrone non si comportò bene
finché fu domato.
L'erica offriva consolazione
confortando la gente.
Il ciliegio selvatico incalzava.
La quercia che si muove agilmente,
dinanzi a lei tremano cielo e terra,
Robusto custode della porta contro il nemico
è il suo nome in ogni terra.
Il gittaione avvinto assieme
fu offerto per essere bruciato.
Altri furono respinti
a causa dei vuoti creati
dalla grande violenza
sul campo di battaglia.
Molto furente il [...],
crudele il cupo frassino.
Timido il castagno,
che rifugge dalla gioia.
Vi sarà una nera tenebra,
vi sarà un terremoto sul monte,
vi sarà una fornace purificatrice,
vi sarà in primo luogo una grande ondata,
e quando l'urlo verrà udito,
le cime del fabbio stanno mettendo nuove foglie,
mutando e rinnovandosi dal loro stato avvizzito;
le cime della quercia sono aggrovigliate.
Dal Gorchan di Maelderw.
Sorridendo accanto alla roccia
[era] il pero non di natura ardente.
Né di madre né di padre,
quand'io fui fatto,
erano il sangue o il corpo mio;
di n ove tipi di facoltà,
del frutto dei frutti,
di frutti Dio mi fece,
del fiore della primula di monte,
dei germogli di alberi e cespuglil,
di terra della specie terrestre.
Quando fui fatto
dei fiori dell'ortica,
dell'acqua della nona onda,
fui legato con incantesimo da Math,
prima di divenire immortale.
Fui legato con incantesimo da Gwydion,
grande mago dei Britanni,
di Eurys, di Eurwm,
di Euron, di Medron,
su miriadi di segreti
io sono dotto quanto Math...
Io so dell'Imperatore
di quando fu bruciato a mezzo.
Io so la conoscenza astrale
delle stelle prima che [fosse creata] la terra,
da dove sono nato,
quanti mondi vi sono.
È usanza dei bardi compiuti
recitare le lodi del loro paese.
Ho suonato a Lloughor,
ho dormito nella porpora.
Forse che non ero nel recinto
con Dylan Ail Mor,
su un giaciglio nel centro
tra le ginocchia del principe
sopra due lance spuntate?
Quando vennero dal cielo
i torrenti giù nell'abisso,
precipitandosi con impeto violento.
[Io so] ottanta canzoni,
per soddisfare il loro piacere.
Non c'è veliardo né infanti,
oltre a me quanto alle loro poesie,
nessun cantore che conosca tutte le novecento che io conosco
riguardo alla spada macchiata di sangue.
La mia guida è l'onore.
Il sapere vantaggioso viene dal Signore.
[Io conosco] l'uccisione del cinghiale,
il suo apparire e scomparire,
la sua conoscenza delle lingue.
[Io conosco] la luce il cui nome è Splendore,
e il numero delle luci regnanti
che diffondono raggi di fuoco
in alto sopra l'abisso.
Sono stato un serpente maculato sopra una collina;
sono stato una vipera in un lago;
sono stato un tempo una stella maligna.
Sono stato un peso in un mulino [?].
La mia tonaca è tutta rossa.
Io non profetizzo alcun male.
Ottanta sbuffi di fumo
a chiunque li porterà via:
e un milione di angeli
sulla punta del mio coltello.
Bello è il cavallo giallo,
ma cento volte migliore
è il mio color della panna,
veloce come il gabbiano,
che non può superarmi
tra il mare e la riva.
non sono io preminente nel campo del sangue?
Io ho cento parti del bottino.
La mia corona è di gioielli rossi,
l'orlo del mio scudo è d'oro.
Non è nato nessuno valente come me,
né mai se ne è conosciuto uno
tranne Goronwy,
dalle valli di Edrywy.
Lunghe e bianche sono le mie dita,
lungo tempo è passato da quan'ero un mandriano.
Ho viaggiato sulla terra
prima di diventare un uomo erudito.
Ho viaggiato, ho compiuto un circuito,
ho dormito in cento isole,
ho abitato in cento città.
O druidi eruditi,
profetizzate voi di Arthur?
O è me che essi celebrano,
e la crocifissione di Cristo,
e il giorno del Giudizio che è prossimo,
e uno che riferisce
la storia del Diluvio?
Da un gioiello dorato montato in oro
io sono arricchito;
e indulgo al piacere
grazie alla fatica opprimente dell'orafo.
Taliesin - Llyfr Taliesin > Câd Goddeu
Traduzione di A. Pelissero dalla traduzione inglese tardo-ottocentesca di D.W. Nash, riportata da Robert Graves
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Un contributo interessante.
Meglio Nietzsche o il cristianesimo?
Gli adolescenti sono «catturati» dalla sua carica trasgressiva e anticristiana. Ma non conoscono la spietatezza con cui giustifica l’eugenetica. Per lui il cristianesimo è colpevole per il suo messaggio di amore per il prossimo, per i deboli, i malati, i diseredati. Un buon motivo per non congedarsene…
di Giacomo Samek Lodovici
Friedrich Nietzsche è un pensatore geniale ed il suo pensiero ha trattato moltissime tematiche, riuscendo ad esprimere diverse istanze veramente importanti, in uno stile accattivante e suggestivo. Quando gli adolescenti lo incontrano, restano spesso affascinati e catturati dalla sua personalità magnetica e dalla sua dirompente carica «trasgressiva» ad anticristiana. Ovviamente, non è intento di queste brevi righe tracciare una disamina complessiva della sua speculazione; lo scopo di quanto segue è soltanto attenuare la fascinazione che Nietzsche è capace di esercitare sugli adolescenti. Senza per questo volere fare di tutta l’erba un fascio del suo pensiero: sarebbe un’operazione metodologicamente scorretta.
Vogliamo qui segnalare alcuni passi davvero spietati e crudeli delle sue opere, raramente noti agli adolescenti, per insinuare in loro almeno qualche ripensamento.
Non vogliamo certo prendere posizione sulla questione storiografica del rapporto tra il pensiero di Nietzsche ed il nazismo. Ma quello che sarebbe importante che gli adolescenti sapessero è, almeno, che (come ha sottolineato in particolare Renè Girard) Nietzsche è un sostenitore dell’eugenetica e dell’uccisione dei deboli, dei malati, del ritardati, degli infermi, in favore di una «purificazione» della razza umana. Inoltre, è bene sapere che quel cristianesimo che molti rifiutano, anche sulla scorta dei feroci attacchi nietzscheani, viene attaccato da questo filosofo anche (sebbene non solo) per la sua funzione di baluardo a protezione della dignità di ogni essere umano, per il suo messaggio di amore e solidarietà verso il prossimo.
Infatti, Nietzsche sosteneva una concezione evoluzionistica applicata all’uomo, secondo la quale il genere umano deve progredire verso il superuomo attraverso la selezione dei migliori e l’eliminazione dei deboli e, pertanto, accusava il cristianesimo di essere uno pseudoumanesimo, che si opponeva alla vera (vera secondo Nietzsche) filantropia, proprio per avere sempre difeso ogni uomo, nessuno escluso: «I deboli e i malriusciti devono perire, questo è il principio del nostro amore per gli uomini. […] Che cos’è più dannoso di qualsiasi vizio? Agire pietosamente verso tutti i malriusciti e i deboli — il cristianesimo» (L’anticristo, Adelphi, 1970, p. 169). Similmente: «l’individuo fu considerato dal cristianesimo cosi importante, posto in modo così assoluto, che non lo si poté più sacrificare, ma la specie sussiste solo grazie a sacrifici umani» (Frammenti postumi 1888-1889, vol. VIII, tomo III, 15 [110], Adelphi, 1974, pp. 257-258).
Nietzsche non può tollerare che il cristianesimo e la morale cristiana abbiano sancito che ogni uomo ha la stessa dignità di fronte a Dio e, perciò, è inviolabile: «la morale ha preservato [...] i disgraziati attribuendo a ciascuno un valore infinito» (Il nichilismo europeo. Frammento di Lenzerheide, Adelphi, 2006, p. 16); «Davanti a Dio tutte le “anime” diventano uguali; ma questa è proprio la più pericolosa di tutte le valutazioni possibili! Se si pongono gli individui come uguali, si mette in questione la specie, si favorisce una prassi che mette capo alla rovina della specie; il cristianesimo è il principio opposto a quello della selezione. Se il degenerato e il malato devono avere altrettanto valore del sano […] allora il corso naturale dell’evoluzione è impedito. […] questo amore universale per gli uomini è in pratica un trattamento preferenziale per tutti i sofferenti, falliti degenerati: esso ha in realtà abbassato la forza, la responsabilità, l’alto dovere di sacrificare uomini. […] la specie ha bisogno del sacrificio dei falliti, deboli, degenerati; ma proprio a questi ultimi si rivolse il cristianesimo […] che cos’è la virtù e l’amore per gli uomini nel cristianesimo, se non appunto questa reciprocità nel sostegno, questa solidarietà del debole, questo ostacolo frapposto alla selezione? La vera filantropia vuole il sacrificio per il bene della specie. […] È questo pseudoumanesimo che si chiama cristianesimo vuole giungere appunto a far sì che nessuno venga sacrificato» (Frammenti postumi, p. 258).
E ancora: «la legge suprema della vita vuole che si sia senza compassione per ogni scarto e rifiuto della vita; che si distrugga ciò che per la vita ascendente sarebbe solo ostacolo, veleno […] — in una parola cristianesimo —; è immorale nel senso più profondo dire “non uccidere”» (ibidem, p. 23).
In questa maniera, in modo (per Nietzsche) imperdonabile, nel cristianesimo Dio è diventato un «bastone per gli stanchi […] un’àncora di salvezza per tutti coloro che stanno per annegare, il dio-della-povera-gente, il dio-dei-peccatori, il dio-degli-infermi» (L’anticristo, p. 184). Perciò Nietzsche disprezza «quello strano mondo malato in cui in cui ci introducono i vangeli […] in cui i rifiuti della società, le malattie nervose e un’”infantile” idiozia sembrano essersi dati convegno», (ibidem, p. 204).
O, ancora, la colpa del cristianesimo è quella di essere una proposta universale e non razziale: «Il cristianesimo non era “nazionale”, non era condizionato dalla razza — si volgeva a ogni specie di diseredati della vita, trovava ovunque i suoi alleati. Il cristianesimo ha alla sua base la rancune [il risentimento] del malati, l’istinto diretto contro i sani, contro la salute. […] quel che per il mondo è debole, quel che per il mondo è insensato, quel che per il mondo è volgare e spregevole, Dio lo ha eletto: questa era la formula [del cristianesimo]» ed è per questo che, secondo Nietzsche «il cristianesimo è stato fino ad oggi la più grande sciagura dell’umanità» (L’anticristo, p. 237).
Non c’è da stupirsi che Nietzsche proclami il dovere di sbarazzarsi dei malati, in un modo che anticipa alcuni odierni sostenitori dell’eutanasia: «Il malato è un parassita della società. In certe condizioni non è decoroso vivere più a lungo. Continuare a vegetare in una imbelle dipendenza dai medici e dalle pratiche mediche, dopo che è andato perduto il senso della vita, il diritto alla vita, dovrebbe suscitare nella società un profondo disprezzo». Ed ecco il compito del medici: «I medici, dal canto loro, dovrebbero essere i mediatori di questo disprezzo — non [dovrebbero dare] ricette, ma ogni giorno [esprimere] una nuova dose di nausea di fronte ai loro pazienti». E bisogna «Creare una nuova responsabilità, quella del medico» perché «il supremo interesse della vita, della vita ascendente, esige che […] si sopprima senza riguardo la vita in via di degenerazione». E, cosi, conclude Nietzsche: «Non è in nostro potere impedire di essere nati: ma possiamo riparare a questo errore — giacché talora [essere nati] è un errore. Quando ci si sopprime, si fa la cosa più degna di rispetto che esista: con ciò, quasi, si merita di vivere... La società, ma the dico!, la vita stessa risulta avvantaggiata da questo più che da qualsiasi altra “vita” vissuta nella rinuncia» (Crepuscolo degli idoli, § 36).
Forse qualcuno si sforzerà di attenuare il senso del passi nietszcheani che abbiamo ripercorso, ma, in definitiva, non se ne può cambiare il significato.
E, allora, le domande finali che insorgono sono queste: siamo proprio sicuri che il pensiero di Nietzsche sia così affascinate? E vale proprio la pena di sbarazzarsi del cristianesimo, come vuole fare Nietzsche?
Ricorda «Nietzsche non perde mai l’occasione dl fustigare ogni senso di pietà per i deboli e per i malati. Vero Don Chisciotte della morte, il filosofo condanna qualunque misura in favore dei diseredati, e denuncia nella preoccupazione per le vittime la causa di ciò che egli interpreta come invecchiamento precoce della nostra civiltà. [...] non vi è dubbio che la difesa evangelica delle vittime sia più umana del nietzscheanesimo […]. È il cristianesimo a detenere la verità contro la follia nietzscheana».
(René Girard, Vedo Satana cadere come la folgore, Adelphi, p. 228).
Bibliografia
René Girard, Vedo Satana Cadere come la folgore, Adelphi, 2001, pp. 223-236. René Girard, Giuseppe Fornari, Il caso Nietzsche. La ribellione fallita dell’anticristo, Marietti,2002.
Il Timone, n. 64, giugno 2007
http://www.fattisentire.net/modules....ticle&sid=2816
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Citazione:
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Spartacus74
Meglio Nietzsche o il cristianesimo?
Nietzsche. :-01#44
"Guardiamoci in faccia... siamo iperborei"
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