WASHINGTON – Abbandonando lo scudo che il predecessore Bush voleva erigere nella Repubblica Ceca e in Polonia, e sostituendolo con quella che ha definito una già esistente nuova architettura difensiva missilistica in Europa, Obama non ha solo eliminato la maggiore causa di tensione con la Russia, acquistandone probabilmente la collaborazione nel braccio di ferro con l’Iran. Ha anche cominciato a premere militarmente sullo stesso Iran, perché il suo sistema si basa sui radar e gli intercettatori delle navi Aegis che possono essere dispiegate dal Mediterraneo al Baltico e al Golfo Persico. Il presidente inoltre prepara rampe mobili di terra che, stando al ministro della difesa Bob Gates, verranno consegnate dal 2015 all’Europa occidentale, e forse anche a quella orientale. E’ una cruciale svolta politica e militare, che potrebbe portare a un «new deal» con il Cremlino se non anche con gli Ayatollah.
«SISTEMA PIÙ EFFICACE» - Il progetto di Bush era futuristico, e non preoccupava Teheran mentre era destabilizzante per Mosca. Quello di Obama è di fatto in funzione, è più accettabile per la Russia, che ha reagito positivamente, e complica la situazione per l’Iran, che si troverà lo scudo americano sulle porte di casa. E’ significativo che a caldeggiarlo al termine di un riesame di 7 mesi della questione iraniana siano stati Gates, che fu ministro della difesa di Bush e che lo seguì con molta riluttanza, e i capi dello stato maggiore delle forze armate. In base all’intelligence, essi hanno concluso che la minaccia più vicina sono i missili a breve e a medio raggio non a lungo raggio dell’Iran. E che le tecnologie di cui è dotato il Pentagono, che si evolvono rapidamente, bastano a neutralizzarli. I repubblicani hanno gridato al tradimento, ma è chiaro che Obama non intende abbassare la guardia. Ha assicurato a tutti gli alleati che con la nuova architettura saranno più protetti, e ha spiegato che il suo sistema è più efficace e più adattabile alle esigenze del XXI secolo, nonché molto meno costoso, una verità inconfutabile. Al tempo stesso, ha creato i presupposti per la ripresa del dialogo Washington – Mosca e per il ritorno di Teheran alla ragione per quanto negativa possa esserne la risposta iniziale. È un altro chiodo sulla bara dell’unilateralismo di Bush, causa di danni nella politica internazionale. E per l’Asia centrale, i cui equilibri sono compromessi dall’Afghanistan e dal Pakistan, è motivo di speranza.
La svolta di Obama: un «new deal» con il Cremlino ed anche con gli Ayatollah - Corriere della Sera




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