Cari Fratelli e sorelle,
Da quel 30 novembre dell’ultimo anno del vecchio millennio, in quella città che sta nel cuore della grande produzione immateriale degli Stati Uniti, Seattle, stiamo camminando assieme verso la libertà.

E’ una libertà di sognare, di vivere, di combattere le ingiustizie di questo mondo che forse ognuno di noi aveva intravisto già prima, in molti luoghi di questo pianeta. Noi, ad esempio, abbiamo cominciato a riconoscerla grazie ai nostri fratelli e sorelle del Chiapas, gli zapatisti. Ma comunque l’abbiamo incontrata, da Seattle in poi la stiamo inseguendo insieme, ognuno portando con sé ciò che era, ma anche disposto a non essere quello di prima.
In questo momento stiamo conoscendo il tempo della guerra globale permanente.
E’ un tempo orribile, dove la violenza e la distruzione che il potere ha come sue prerogative, diventa sistema, e ci soffoca. Soffoca le speranze ed i sogni di cambiamento, soffoca l’altro mondo possibile.
Uno degli aspetti della Guerra Globale è la “guerra interna”, quella che abbiamo conosciuto nelle giornate di Napoli, Goteborg e in maniera estesa e piu’ organizzata dai poteri globali, a Genova.
E’stata, come tutte le guerre moderne, una “guerra contro i civili”. Ma questa guerra interna non è fatta solo di servizi segreti, nuclei speciali dei carabinieri che puntano ad uccidere, poliziotti addestrati alla tortura ai “prigionieri” e coperti dalle istituzioni, omicidi che rischiano di venire insabbiati come quello di Carlo. E’ fatta anche di montature giudiziarie come quelle di Cosenza e Genova, che hanno piu’ una ragione mediatica che concreta, che servono a riscrivere la storia di Genova dal punto di vista del potere. Ed è fatta anche da queste ultime bombe, dal loro utilizzo contro il movimento che ne può fare il potere dell’ingiustizia e della miseria.
Abbiamo inviato una lettera a chi ha messo quelle bombe, quelli che noi chiamiamo i “provocatori”, chiunque essi siano, perché li consideriamo dei fantasmi e perché sappiano che siamo i loro peggiori nemici. Dall’altra parte però non possiamo non parlare a voi, fratelli e sorelle, dell’altro grande rischio che stiamo tutti correndo, al tempo della guerra globale permanente: quello della corruzione, dell’opportunismo come risposta alla repressione. Quello cioè, calcolato dal potere, di ridurci a prima di Seattle, a semplici testimoni vocianti di ciò che accade. A tribuni democratici di un senato finto, quello in cui chi comanda ostenta la sua finta democrazia per poter fare guerre e continuare i suoi crimini senza conflitti.
Invece noi pensiamo, e ci permettiamo di parlare con voi in maniera diretta perché vi sappiamo nobili e tolleranti, che le pratiche del conflitto e del consenso debbano stare insieme, che la disobbedienza e la resistenza siano un patrimonio per tutti coloro che combattono il mondo di Bush e Bin Laden, il mondo di qualsiasi terrore. Ve lo diciamo, fratelli e sorelle, annunciandovi oggi, nel giorno della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che ci prepariamo a disobbedire come a Genova se inizia la guerra. Faremo la nostra “marcia del sale”, occuperemo le ambasciate e gli interessi dei guerrafondai, ci difenderemo come a Genova se polizia e carabinieri non rispetteranno i diritti umani. Ognuno ha diritto a farlo come vuole, l’importante è trovare delle forme condivise da tutti di disobbedienza. Ma questa ci sarà. Sappiamo che non è il caso vostro, fratelli e sorelle, ma nessuno userà queste bombe né per criminalizzarci, né per corromperci, facendoci diventare semplici testimoni opportunisti.

RIBELLARSI E’ GIUSTO DISOBBEDIRE NON E’ REATO

Movimento delle e dei disobbedienti.