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    Smile diritto di discriminare

    Padova, venerdì 29 novembre 2002, S. Saturnino
    il mattino di Padova

    PRIMA PAGINA

    IL CASO. Parla il titolare dello Sparkling all'Arcella: «Difendo il mio lavoro, ora questo è un locale sicuro»
    I baristi difendono il collega «razzista»
    Prezzi più alti agli extracomunitari: così gli indesiderati restano fuori


    PADOVA. Non nega nulla, anzi rilancia. Stefano Alberti è il titolare del bar Sparkling di via Tiziano Aspetti. Razzismo Stop lo addita per la discriminazione nei confronti degli stranieri ai quali pratica prezzi più alti che agli «indigeni». E spiega: «Il mio è l'unico locale sicuro, per tutti. Devo tutelare la mia attività, anche su richiesta dei clienti abituali. I marocchini 8 volte su 10 sono brilli, danno fastidio, si lavano nei miei bagni, disturbano i clienti. Allora applico il supplemento del 100% nel servizio al tavolo». La scelta di Alberti è condivisa dai colleghi baristi. Ma Appe e Confesercenti protestano: un gesto di inciviltà.



    --------------------------------------------------------------------------------
    Scende dalla Smart, sposta l'appuntamento con il commercialista, sistema la giacca di pelle, accende una sigaretta. E raccoglie la sfida, contrattaccando. Stefano Alberti è il titolare del bar Sparkling di via Tiziano Aspetti. Le «Iene» lo azzannano? «Questa è una storia che non si liquida superficialmente in televisione...». Razzismo Stop lo addita per la discriminazione esplicita nei confronti degli stranieri? «Non si rendono conto che devono scalare una montagna più alta di quanto credano. E anche loro devono stare attenti...». Se il leghismo ha fatto breccia nelle partite Iva con il Life di Fabio Padovan, Stefano Alberti sembra pronto a replicare nel cuore dell'Arcella. «Il mio è l'unico locale sicuro, per tutti». E lancia la sua sfida.
    «All'inizio, mi sembrava una burla. Le "Iene"? Pensavo potessero rappresentare un'occasione pubblicitaria. Anche se hanno preso in contropiede e aggredito Nina, che è appena una settimana che lavora con me e non c'entra nulla. Stamattina ho visto le locandine e letto il mattino. E ho capito».
    Cosa?
    «Mi sono sentito attaccato e preso in giro. Certo, sono incavolato. Allora, facciamo sul serio. Questa è una battaglia. Io mi prendo le mie responsabilità e non mi tiro certo indietro. Se mai, ora, tocca agli altri commercianti e cittadini schierarsi. Il problema sussiste...».
    Nel suo bar, però, vengono applicati prezzi diversi a seconda dei clienti?
    «Hanno alzato un polverone. Gli scontrini non provano nulla, le registrazioni destinate alla Tv lo stesso. Per legge, mi comporto correttamente: posso aumentare i prezzi al tavolo fino al 100%. E comunque nessuno mi insegna il mio mestiere all'interno del perimetro del mio bar».
    Dunque, la sua è una strategia commerciale esplicita?
    «Partiamo dall'inizio. Ho 29 anni, sono figlio di una casalinga e di un disoccupato. Da quando avevo 8 anni mi guadagno da vivere fra bar, trattorie, locali. Da circa tre anni ne ho uno mio. In questo bar ho messo dentro tutti i miei soldi e la mia vita. Quindi devo tutelare la mia attività, anche su richiesta dei clienti abituali. Sono quelli che spendono e mi mantengono. I marocchini, invece, 8 volte su 10 sono brilli, danno fastidio, si lavano nei miei bagni, disturbano i clienti. Allora applico il supplemento del 100% nel servizio al tavolo. Penso che noi padovani dobbiamo iniziare a fare la voce grossa. Stiamo soccombendo di fronte al dilagare dell'immigrazione irregolare».
    Insomma, il suo locale è diverso dagli altri. Perchè?
    «Apre alle 7 e chiude alle 2. Si va dalle prime colazioni fino alla birreria notturna con tanto di musica. Il personale al 90% è femminile. E lavoriamo come in una sfera. Ovvio, faccio selezione. Dov'è il problema? Anche in discoteca la direzione si riserva di far entrare chi vuole e magari lascia fuori chi non ha la cravatta, porta le scarpe da tennis o indossa una camicia senza maniche. Ecco, il mio è un locale pulito, tranquillo, sicuro. E voglio che resti sempre così».
    Quindi scoraggia stranieri ed extracomunitari?
    «Quasi sempre sono prepotenti, maleducati. La gentaglia nullafacente all'interno di un bar rovina l'immagine e crea problemi alla gestione».
    Può spiegarsi meglio?
    «Certo. Entra un extracomunitario che fa lo spacciatore. Nel giro di un quarto d'ora arriva il gruppetto dei suoi. Non parlano italiano, sbraitano al telefono, urlano, s'incazzano. Per i miei clienti abituali, gente normale tipo bancari, coppie e gente del quartiere, è uno choc. Vanno via, pagano e non tornano».
    E con le forze dell'ordine come va?
    «Se le chiami, ti domandano se c'è spargimento di sangue. In assenza, mandano con calma la pattuglia. Allora dov'è la tutela? Non posso permettermi 150 euro al giorno per pagare un buttafuori. E mentre lo spacciatore, se lo arrestano, dopo un mese torna fuori, io rischio di chiudere l'attività».
    E' un'esperienza diretta?
    «Un anno fa, d'estate, hanno arrestato qui dentro un marocchino con dieci buste di coca. Le ha subito buttate sul pavimento e schiacciate con i piedi urlando "Non è roba mia!". Per fortuna, la situazione non si prestava ad equivoci...».
    'associazione Razzismo Stop la accusa di discriminazione nei confronti degli stranieri. Come replica?
    «Si fa solo pubblicità. E visto che offre consulenza legale, vien da pensare che vorrano il risarcimento danni e così i soldi del barista, sistemati gli stranieri, finiranno nelle tasche dei loro avvocati».
    E adesso cosa pensa di fare?
    «Metto a disposizione il sito Internet www.sparkling-bar.it intanto. Propongo a tutti di dar vita ad un'associazione per la lotta all'immigrazione irregolare. Commercianti e cittadini che smettono di essere passivi di fronte al problema. L'Arcella ormai assomiglia al Bronx. Del resto, il mio bar è diverso dagli altri. Il metodo funziona. Regolare o meno, è quello che assicura regolarità ai miei clienti. Proprio loro oggi mi hanno sostenuto, fino in fondo: "Hai fatto bene, non vogliamo gentaglia". Chiaro?».
    Ma lei ce l'ha con gli stranieri?
    «Il mio dentista è arabo, ha lo studio qui a fianco ed è un mio cliente. E uso lo stesso metodo anche con gli italiani che hanno una brutta faccia».
    Quindi continuerà ad applicare prezzi diversi...
    «Diciamo che prendo per i fondelli gli extracomunitari che cercano di fare altrettanto con me. E' una situazione che bisogna vivere. Mi arrangio così, prendo anche dei rischi, ma a questo punto bisogna fare qualcosa. L'Appe mi dice che i prezzi sono imposti? E alla fine del mese come pago affitto, dipendenti e spese? Questo bar mi è costato 500 milioni d'arredamento. La licenza l'ho trasferita dal cavalcavia Borgomagno. Me l'ha svenduta chi non ne potevano più di gestire un bar che era diventato una fumeria di marocchini. Un caffè per tutto il giorno. E comandano loro. Da me, qui, non funziona così. Questo locale è casa mia. E loro non ci entrano. Se vogliono fare il loro sporco business con la droga, vadano in strada...»




    Massima solidarietà col barista. invito tutti a mandare un messaggio di solidarietà.
    W il diritto di discriminare

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  2. #2
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    solidarietà piena col barista!
    Difendiamo il principio della libertà di scelta, che vuol dire dis-cri-mi-na-re. Proprio così, ripetiamola questa parola, perchè non è una brutta parola, anzi! discriminare è bello! è la massima espressione della libertà umana, quella di decidere cosa ci pare più giusto, simpatico, gradevole, conveniente. Quando scegliamo il nostro partner, ne discriminiamo altri potenziali. Quando usciamo con degli amici, discriminiamo altre persone perchè non ci piacciono...

    Io direi che nella costituzione italiana si dovrebbe sostituire il principio "non discriminare", con quello di "diritto a discriminare". Pensiamoci: potremmo iniziare l'iter per una riforma costituzionale...

    saluti libertari

  3. #3
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    Caro Felix:
    prima o poi dovrai deciderti se essere o no libertario. Non è coerente fare il simpatizzante anarco-capitalista e poi chiedere incentivi statali per la famiglia. Sappi che per un vero libertario lo stato è paragonabile ad una associazione a delinquere, se non peggio.

    Detto questo, viva la discriminazione. Questo mi faciliterà le cose quando deciderò di aprire il mio ristorante RUTTO LIBERO! L'idea è questa: in rispetto alla più o meno metropolitana convinzione che sia di non so quale cultura ruttare dopo il pranzo in segno di apprezzamento, chi dei miei clienti farà il rutto più convinto (sarà installato un misuratore di decibel) avrà il pranzo gratis, gli altri usufruiranno di sconti a seconda dell'intensità. Chi non rutta pagherà anche per gli altri.

    L'altra idea, invece, si basa sulla speranza che Bossi riesca a far passare la legge sugli Eros Center. E' da quand'ero piccolo che voglio aprirne uno. Sentite un po':
    l'ingresso sarà a pagato a seconda dell'"ingombro". Chi ha il pene più grosso e lungo paga di più, perché rappresenta un "impegno" ulteriore per le mie professioniste. Le cifre più grosse vanno dai 21 cm in poi... Oltre a tutelare le mie dipendenti, riuscirei a compensare quell'"invidia del pene" che è un problema tutto maschile, checché ne pensasse Freud.
    L'idea, inoltre, rappresenta un buon strumento di discriminazione per gli immigrati. Come sapete noi europei stiamo nella media, mentre pare che i senegalesi i 21 cm li raggiungano facilmente, quindi dovrebbero trovarsi casini più a loro portata.
    Ciao.
    E VIVA LA DISCRIMINAZIONE (insieme alla scriminatura che fa ordine e pulizia).

  4. #4
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    Beh, gli immigrati però non sono più liberi di scegliere il locale pubblico che vogliono...
    ULTRAS MODUS VIVENDI

  5. #5
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    Originally posted by Claudio Ughetto
    Caro Felix:
    prima o poi dovrai deciderti se essere o no libertario. Non è coerente fare il simpatizzante anarco-capitalista e poi chiedere incentivi statali per la famiglia. Sappi che per un vero libertario lo stato è paragonabile ad una associazione a delinquere, se non peggio.

    Detto questo, viva la discriminazione. Questo mi faciliterà le cose quando deciderò di aprire il mio ristorante RUTTO LIBERO! L'idea è questa: in rispetto alla più o meno metropolitana convinzione che sia di non so quale cultura ruttare dopo il pranzo in segno di apprezzamento, chi dei miei clienti farà il rutto più convinto (sarà installato un misuratore di decibel) avrà il pranzo gratis, gli altri usufruiranno di sconti a seconda dell'intensità. Chi non rutta pagherà anche per gli altri.

    L'altra idea, invece, si basa sulla speranza che Bossi riesca a far passare la legge sugli Eros Center. E' da quand'ero piccolo che voglio aprirne uno. Sentite un po':
    l'ingresso sarà a pagato a seconda dell'"ingombro". Chi ha il pene più grosso e lungo paga di più, perché rappresenta un "impegno" ulteriore per le mie professioniste. Le cifre più grosse vanno dai 21 cm in poi... Oltre a tutelare le mie dipendenti, riuscirei a compensare quell'"invidia del pene" che è un problema tutto maschile, checché ne pensasse Freud.
    L'idea, inoltre, rappresenta un buon strumento di discriminazione per gli immigrati. Come sapete noi europei stiamo nella media, mentre pare che i senegalesi i 21 cm li raggiungano facilmente, quindi dovrebbero trovarsi casini più a loro portata.
    Ciao.
    E VIVA LA DISCRIMINAZIONE (insieme alla scriminatura che fa ordine e pulizia).

    Comunque sono idee come tante. La fantasia non ha limiti, nel mercato...

  6. #6
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    Originally posted by Aug83
    Beh, gli immigrati però non sono più liberi di scegliere il locale pubblico che vogliono...
    Libertà=assenza di coercizione. Se costringi il proprietario di un locale ad accogliere persone sgradite, violi la sua libertà.
    Tutto ciò non varrebbe in luoghi pubblici, ovvero di proprietà di tutti. Senonchè gran parte dei cosiddetti locali pubblici sono in realtà privati: ciò che ha un proprietario non può essere pubblico.

  7. #7
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    Originally posted by ARI6



    Comunque sono idee come tante. La fantasia non ha limiti, nel mercato...
    Caro ARI6, avrai mica pensato che stessi scherzando? Queste sono idee serie, parto della mia lontana adolescenza, la cui creatività è stata purtroppo tarpata da uno stato coercitivo verso le nuove proposte

  8. #8
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    Originally posted by Aug83
    Beh, gli immigrati però non sono più liberi di scegliere il locale pubblico che vogliono...
    e invece no, possono scegliersi dei locali gestiti dai loro, o altri che non discriminano.
    Comunque deve essere chiaro che, essendo ospiti, devono per forza affrontare certe limitazioni. Un po' come un invitato in una casa altrui, che pretendesse di entrare in tutte le stanze e frugare in tutti gli armadi. Eh, no...

    Ripeto il concetto: viva la discriminazione! dobbiamo liberarci da questo condizionamento imposto dal Sistema, che ci vorrebbe obbligare a "non discriminare", privandoci così di un diritto fondamentale.
    ___________

    A Claudio Ughetto dico: è vero, ci sono elementi tendenzialmente contraddittori tra una visione statalizzante e una radicalmente libertaria. Ma io proporrei un equilibrio che salvi le libertà fondamentali da un lato, e le esigenze del bene comune dall'altro.
    Quindi da un lato è giusto discriminare, cioè scegliere, preferire, in quasi tutti gli aspetti della vita quotidiana, ma certe cose, come la procreazione, non possono che essere una scelta obbligata, in nome del bene comune (uno non può decidere di non mettere al mondo dei figli perchè così fa un danno a tutti, oltre che a se stesso). Idem per il suicidio o per l'emigrazione (uno non può uccidersi o emigrare se la comunità ha bisogno di lui).

  9. #9
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    Originally posted by Aug83
    Beh, gli immigrati però non sono più liberi di scegliere il locale pubblico che vogliono...

    certo. mica è loro il locale.

  10. #10
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    Originally posted by Felix


    A Claudio Ughetto dico: è vero, ci sono elementi tendenzialmente contraddittori tra una visione statalizzante e una radicalmente libertaria. Ma io proporrei un equilibrio che salvi le libertà fondamentali da un lato, e le esigenze del bene comune dall'altro.
    Quindi da un lato è giusto discriminare, cioè scegliere, preferire, in quasi tutti gli aspetti della vita quotidiana, ma certe cose, come la procreazione, non possono che essere una scelta obbligata, in nome del bene comune (uno non può decidere di non mettere al mondo dei figli perchè così fa un danno a tutti, oltre che a se stesso). Idem per il suicidio o per l'emigrazione (uno non può uccidersi o emigrare se la comunità ha bisogno di lui).
    Se qualche libertario come ARI6, Pinocchio e altri si sentono di correggermi sono disponibile. Ti dico quindi alcune prerogative del pensiero anarco-capitalista uscendo fuori tema:
    - per gli anarco capitalisti è importante la persona con i suoi diritti. La proprietà si estende non solo ai beni, ma anche alla persona stessa che usufruisce di questi beni. Di qui la prerogativa a difendere tutto quanto appartiene alla persona. Naturalmente l'individuo è al centro del mondo, nella sua libertà di scelta e di usufruire, anche con altri, delle proprie risorse.
    - funzionando così, è chiaro che lo stato è il nemico, perché esclude questa libertà prevaricando sulla persona e sui suoi beni. Quando tu parli di doveri verso la comunità, questi doveri non sono rivolti allo stato, ma semmai alla gente con la quale ho deciso di vivere. Insomma, se una comunità non mi va, la mia libertà di scelta deve permettermi di andarmene. Questo in base ai miei beni e ai miei mezzi.
    - non penso, quindi, che un libertario possa accettare l'obbligo a figliare per lo stato, la comunità che non è tale, perché imposta. Questo è del governo fascista e di quello cinese, totalitari. Una nazione, per un libertario, potrebbe essere costituita anche solo da 2 persone che hanno deciso di farla.

    Come vedi, si tratta di abissi inconciliabili.
    Ciao.

 

 
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