E ora la Lega pensa a un'assemblea straordinaria


La parola d'ordine in via Bellerio è abbassare i toni. Lo strappo col Quirinale preoccupa meno delle polemiche con gli alleati. Ma sulla devolution non si transige: forse un'iniziativa straordinaria entro Natale.
di Gianluca Roselli

MILANO - Abbassare i toni. Il giorno dopo la bufera scatenata per l'attacco di Bossi a Ciampi (anche se la parola "interferenza" non sarebbe mai stata pronunciata) in via Bellerio la Lega si gode il solito spettacolo delle reazioni e delle controreazioni, con i lanci di agenzia che si susseguono impazziti.

E se le dichiarazioni dell'opposizione, comprese le richieste di dimissioni nei confronti del ministro delle Riforme, non preoccupano più di tanto, una certa attenzione si pone invece alle parole dei leader della Casa delle Libertà e dei Presidenti di Camera e Senato. Da parte lumbard oggi ci pensano il capogruppo alla Camera, Alessandro Cè, e il capo di gabinetto di Bossi, Francesco Speroni, a portare sulle spalle il carico delle polemiche, senza però andare troppo oltre.

Il senatur è a Roma e per ora non ha intenzione di tornare a polemizzare con il capo dello Stato. Ma lo strappo, profondo, con il Quirinale rimane. "Bossi c'è rimasto male sentendo Ciampi parlare di regionalismo e non di federalismo -_ spiegano da via Bellerio _- parole del tutto fuori luogo proprio nella settimana delicata del primo passaggio della devolution al Senato. E poi, diciamolo, l'atmosfera era già satura con tutte le dichiarazioni di centristi e compagnia bella contro la riforma federale: insomma, c'era aria di un 'trappolone' nei confronti della Lega. A Ciampi, purtroppo, è toccato il ruolo di miccia".

E a conferma giungono anche le parole del capogruppo Alessandro Cè: "In un momento di così alta tensione in Senato, le parole di Ciampi possono essere male interpretate dall¹opinione pubblica e non creano il terreno favorevole per l'approvazione di un progetto di riforma che è alla base del nostro patto con gli elettori".

Il senatur, dunque, già da qualche giorno temeva imboscate sulla devolution e la cena di lunedì sera ad Arcore non lo aveva di certo rassicurato: lui voleva certezze anche sui futuri passaggi della legge alla Camera, ma Berlusconi non solo non gliene ha date, ma anzi lo ha esortato ad abbassare i toni dello scontro. Quello uscito da Villa San Martino nella sera di lunedì, dunque, era un Bossi molto inquieto.

Del resto già lunedì Speroni aveva criticato il Quirinale per l'uso improprio del termine regionalismo, ma non se n'era accorto quasi nessuno. Così Bossi si sarebbe visto costretto a risolvere personalmente la faccenda, non solo per rispondere a Ciampi, ma per far tacere anche tutte le altre voci anti-devolution della Cdl.

"Anche perché _- dicono a via Bellerio -_ se nella maggioranza si continua tutti giorni a polemizzare in questo modo sulla devolution, l'alleanza rischia di logorarsi molto, molto presto. Nessuno vuole fare cadere il governo, ma arrivare alle elezioni amministrative di primavera in questo stato non è proprio possibile".

Insomma, il senatur, come al solito, ha pensato di incendiare gli animi per evitare trappole. Ora però l'effetto sembra peggiore della causa. Attaccare così Ciampi, infatti, significa tracciare un solco invalicabile con il Quirinale e, visto l'ampio programma di riforme che galleggia nella mente del senatur, avere come nemico il Presidente della Repubblica non agevolerà di certo la strada verso il cambiamento. Che succederà quando si dovrà discutere di Senato delle Regioni? E quando si parlerà di presidenzialismo? Per adesso, dunque, meglio fare un passo alla volta e cercare di non buttare ulteriore benzina sul fuoco, anche se di scuse al Capo dello Stato non si parla in nessun modo.

I rapporti tra Lega e Quirinale, infatti, non sono mai stati così gelidi, ma ora Bossi cercherà di venirne fuori senza inasprirli ulteriormente, sicuro che lo stop natalizio possa contribuire a rasserenare gli animi.

Molto però dipenderà da cosa accadrà al congresso dell'Udc in programma il prossimo week end a cui parteciperà una delegazione leghista ancora da definire (ma sicuramente non ci sarà il segretario). Infatti, se da parte centrista arriveranno altri strali contro la devolution, l'ipotesi di convocare un'assemblea federale straordinaria del Carroccio prima di Natale per ridiscutere i termini dell'alleanza potrebbe concretizzarsi.

Una cosa, però, è certa: in via Bellerio nessuno teme il referendum popolare sulla devolution. "Siamo sicuri di vincerlo, ma se disgraziatamente dovessimo perderlo, non potremmo far altro che rispettare la volontà del popolo sovrano. Ma i leghisti capiranno che, comunque, abbiamo fatto tutto il possibile e non ci volteranno le spalle".

(4 DICEMBRE 2002; ORE 199)