A partire dal Ferragosto del 1984, il cardinale Ratzinger e il giornalista Vittorio Messori si chiudevano, soli, in una sala del seminario di Bressanone, deserto per la vacanze estive. Da tre giorni interi di colloqui nasceva Rapporto sulla fede che, anticipato in alcuni brani da Jesus nel novembre di quel 1984 e pubblicato in libro (dalle edizioni San Paolo) la primavera successiva, provocava un enorme clamore nella Chiesa di tutto il mondo. Subito tradotto in molte lingue (l’edizione americana, in tascabile, si vendeva nelle stazioni e negli aeroporti e superò il mezzo milione di copie, diffusione di massa anche in spagnolo, in tedesco, in francese) Rapporto sulla fede costituì un tale choc che molti, nelle recenti storie della Chiesa, utilizzano la data della sua pubblicazione come la fine del periodo postconciliare, almeno nella sua fase turbolenta e contestatrice.
Nell’autunno di quell’anno si apriva in Vaticano il Sinodo mondiale dei vescovi per commemorare i vent’anni dalla chiusura del Concilio Vaticano II: alla folla, insolitamente numerosa, dei giornalisti accorsi da ogni Continente , attratti dalle polemiche roventi suscitate dal libro curato da Messori, il portavoce vaticano dovette subito e pubblicamente precisare che i vescovi non erano lì per discutere di quel volume.
Il cardinal Ratzinger denunciava con tale chiarezza pericoli e difficoltà nella Chiesa e condannava con tale nettezza teologie come quella detta “della liberazione”, che la reazione degli ambienti clericali progressisti fu così virulenta da non limitarsi agli insulti e alle aggressioni verbali, in una miriade di articoli, opuscoli, interventi televisivi. "In effetti" ricorda Messori "a un certo punto dovetti lasciare per qualche tempo Milano e ritirarmi, senza lasciare indirizzo, in una casa di religiosi amici, lontano dalla città. Continuavo a ricevere minacce –quasi sempre anonime ma talvolta firmate con nome e cognome da religiosi imbestialiti– con le quali mi si annunciava che avrei pagato cara la ‘colpa‘ non solo di avere intervistato il Grande Inquisitore ma di non averlo contraddetto, indignato, quando demoliva le teorie di chi vedeva nel postconcilio solo una nuova primavera della Chiesa… Le minacce di aggressione fisica non arrivavano solo con la posta o con il fax ma anche con continue telefonate, anche notturne. Così, dovetti staccare per qualche tempo ed entrare, per così dire, in clandestinità….
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