Ma Bossi: i cambiamenti vanno fatti Non è importante come arrivarci
BASSANO DEL GRAPPA (Vicenza) - Non ha gradito. Quelle parole «super partes» di Pier Ferdinando Casini al congresso dell’Udc sulle riforme che «non si fanno a colpi di maggioranza», a Umberto Bossi non vanno giù. Si era presentato alle assise dei post dc della Casa delle Libertà insieme con Berlusconi, intenzionato a ricucire per il bene dell’alleanza. Ma sentire criticare dal leader dei centristi il metodo scelto da lui e dal premier per arrivare al più presto ad un’Italia federalista e presidenzialista lo indispettisce. E davanti ai suoi, già sufficientemente «arrabbiati» con i «democristiani di un certo Casini» appena attaccati dalla presidente leghista della Provincia di Vicenza Manuela Dal Lago, sbotta quasi subito: «Bisogna fare le riforme, poi come si fanno non ha importanza». Non importa neppure che la terza carica dello Stato inviti a non imitare il centrosinistra, che approvò la modifica costituzionale federalista con un margine di soli 4 voti. Il Senatur si chiede cosa significa «a colpi di maggioranza», crede che si debba rispondere con la stessa moneta alla «sinistra del trucco del titolo V»: «Le hanno fatte gli altri... ormai il sistema elettorale è maggioritario», dunque chi vince decide. Anche in tema di modifica costituzionale. Ma forse è il riferimento a Ciampi il passaggio del discorso di Casini che più ha il potere di irritare il capo del Carroccio: l’Italia di identifica in lui, definito giorni fa leader della «Roma conservatrice» da Bossi? Eh no, «l’Italia si identifica con i cittadini italiani e la necessità di cambiare» replica a muso duro. Poi si addolcisce, solo fino a un certo punto però: «Sicuramente il presidente è il presidente. Però l’Italia si identifica con i bisogni del Paese».
Gli attacchi più virulenti li dedica ancora una volta alla sinistra, quando nel ribadire che «il federalismo vuol dire superare il regionalismo» definisce le Regioni di oggi «cani a catena corta, stretta da un guanto rosso con la falce e il martello». Al quale però «ultimamente si aggiunge anche un guanto grigiastro», riferimento ai reduci della Balena bianca. Quelli che quando Bossi era agli inizi in politica lo «invitavano a venire con noi, i democristiani, quelli che avevano messo in piedi la mangiatoia e ci svuotavano le tasche». Ricorda la sua presenza al congresso Udc e borbotta volutamente a bassa voce qualcosa su «ci sono dei doveri... l’ha chiesto Berlusconi». Poi rivela che per andarci «abbiamo chiuso in anticipo il Consiglio dei ministri dove al primo posto c’era la legge sulla prostituzione». Un’altra battaglia leghista «depotenziata» dai centristi. E’ lo stesso Senatur a riconoscerlo: «L’hanno ridotta un po’ male, è rimasto solo il fatto che le prostitute non possono stare sulle strade».
Nonostante tutto, però, i leghisti possono stare tranquilli: la Lega è forte sul territorio sebbene i soliti centristi insinuino che non è più determinante: «Finché c’è l’accordo Berlusconi-Bossi non c’è niente da fare per gli altri al Nord. Se la tenaglia B&B resta chiusa gli altri non possono passare».




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