Il Paese dei balocchi
Nel Paese dei Balocchi c'è un bambino che li ha tutti. O quasi tutti, ma vuole anche i giochi che gli mancano. Si chiama Silvio e molti credono che sia di origine divina.
Berlusconi, capo di un governo impegnato in una delicatissima trattativa fra Fiat e sindacati, non potendo, per il momento, impadronirsi della Casa torinese ha indicato il suo reggente pro tempore in Luca Cordero di Montezemolo. La nomination è avvenuta nel luogo più opportuno: alla presentazione del libro annuale di Bruno Vespa cui il premier non manca mai (si è detto molto, e giustamente, della faziosità di Michele Santoro, ma quali garanzie di imparzialità dà un conduttore che si fa presentare i propri libri dal presidente del consiglio?). Pochi giorni fa Berlusconi, scavalcando il Capo dello Stato, ha deciso che era venuto il momento di concedere la grazia ad Adriano Sofri, una questione che spacca da anni il Paese in due. Ormai il bambino Silvio giudica e manda, impone e dispone, fa quel che vuole. C'è un reato che non gli piace, anche perchè la magistratura del Paese dei Balocchi lo accusa di averlo commesso una mezza dozzina di volte? Lo abroga. Ci sono carte fastidiose che mettono nei guai lui e i suoi amici in un paio di processi? Le invalida. C'è un tribunale che non gli garba? Ne trova un altro.
La vita è facile per il bambino Silvio. Possiede la metà del sistema televisivo del Paese dei Balocchi e controlla, come capo del governo e della maggioranza, anche l'altra metà. C'era, per la verità, una Rete che gli sfuggiva, Telemontecarlo, posseduta da un altro bambino, molto più sprovveduto. Qualcuno ha provveduto ad affossare l'imprudente. Una mano l'ha data anche la società di cui il bambino Silvio è presidente, il Milan, il suo giocattolo preferito. Un paio di Campionati fa la Fiorentina andava benissimo, aveva rifilato anche quattro pappine al Milan. Aveva un allenatore turco, Terim, che era considerato l'artefice di quei successi. Si era appena a un terzo del Campionato e il Milan, contravvenendo ad ogni regola di lealtà sportiva e forse anche a qualche legge, ingaggiò Terim per la stagione successiva. Terim non poteva continuare a fare l'allenatore di una squadra dal momento che era stato ormai assoldato da una rivale e lasciò Firenze. L'anno dopo Terim rimase al Milan solo sei giornate, nonostante la squadra andasse tutt'altro che male fu rispedito in Turchia. La sua missione l'aveva compiuta. Nel frattempo la Fiorentina è stata cancellata dal mondo del calcio, Cecchi Gori è finito in catene, i suoi film li produce la Medusa, casa berlusconiana, e sull'ex Montecarlo, divenuta "La 7", furoreggia e scula Giuliano F, uno dei Ferrara, uno dei "consiglieri" del Cavaliere.
Il capo del Governo, e per un anno ministro degli Esteri ad interim, possiede, oltre a tutte le Televisioni, la più grande casa editrice del Paese dei Balocchi, il quinto quotidiano, ma con la potenza di fuoco di cui dispone, intimidisce tutti gli altri, ha un piccolo foglio di finta battaglia finanziato dalla moglie Veronica, controlla il mercato pubblicitario, quello della distribuzione, quello cinematografico, non si può più realizzare un film senza dover fare i conti con la Medusa e Mediaset, è dominante nel sistema finanziario e partecipa cospicuamente al comparto edilizio, è uno degli uomini più ricchi del mondo, solo Bill Gates, come lui stesso ha detto, gli fa ombra. Ma al bambino Silvio non basta, ora vuole anche la Fiat, il Corriere, la Stampa, se potesse farebbe lui l'opposizione a se stesso (presidente di lotta e del Consiglio) visto anche che quella che c'è fa pena.
Non ci si salva da Berlusconi. È Onnipresente. È uno e Trino. È in ogni luogo, nell'Etere e in Terra. Scrivi per Mondadori? La prende lui, magari con qualche "aiutino", e devi emigrare altrove. Lavori per l'Indipendente? Lui si porta via il direttore. Hai un figlio? Va a vivere a Milano 3. Sei fidanzato con un'attrice di teatro? Lavora al Manzoni.
Non si può più vivere nel Paese dei balocchi. Urge un' "ingerenza umanitaria". Si potrebbe invocare l'intervento di George "dabliù" se non fosse, anche lui, "l'amico Bush".




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