Riforme, Berlusconi accelera
"Tutte in calendario nel 2003", annuncia il premier. Dall'ordinamento giudiziario alla Camera delle Regioni, passando per la Consulta. E il presidenzialismo: "Se avessi i poteri di Blair..."
di Franco Chirico
ROMA - Riforme, riforme e ancora riforme. Tutto in 365 giorni. Una riforma presidenzialista della Repubblica da realizzare in Parlamento entro il prossimo anno, insieme ad un'analoga revisione del pianeta giustizia e a molte altre cose ancora. Per poi presentarsi eventualmente agli italiani nel 2004 per i relativi referendum confermativi. E' questo il programma che Silvio Berlusconi sciorina in un tranquillo pomeriggio romano, durante un ordinario incontro con il premier greco in visita in Italia.
Dunque, nella giornata apparentemente consacrata all'orgoglio post-democristiano, il Cavaliere getta in pasto ai cronisti (con una disinvoltura minimalista che appare troppo studiata per essere casuale) alcune considerazioni dirompenti. Capaci di spostare inesorabilmente l'attenzione politica su di lui. E che hanno il sapore di un programma preciso, circostanziato e tutt'altro che a lungo termine.
Per lui infatti il prossimo anno sarà quello da dedicare sistematicamente alle impellenti riforme istituzionali. Partendo da quella che dovrà portare ad una Repubblica presidenzialista e passando per una ristrutturazione della giustizia, la creazione della Camera delle Autonomie, una nuova composizione della Corte e quella devolution già approvata in prima lettura dal Senato proprio ieri.
E per quello che riguarda il ruolino di marcia il Presidente del Consiglio non potrebbe essere più preciso. ''Il Governo - annuncia quasi con nonchalanche - metterà a punto tra Natale e Capodanno il calendario delle riforme a cui occorrerà mettere mano nel corso del 2003. E questo calendario comprenderà tutte le riforme istituzionali, comprese quelle del presidenzialismo e della giustizia''.
Poi tanto per entrare più nello specifico il premier aggiunge anche le sue personali predilezione in materia di architettura costituzionale. Non lasciando capire fino in fondo se il suo sia un desiderio individuale o se dietro non vi sia un progetto di tutta la coalizione. ''Il sistema francese - ricorda infatti ad un certo punto Berlusconi - consente al presidente di presiedere le riunioni del Governo e di nominare il premier, nonché di revocare gli incarichi. Oggi io sono soltanto un coordinatore e ho un poter di moral suasion. Sarebbe tutto più facile avendo i poteri che oggi ha Tony Blair...''.
Insomma il capo del governo fa capire chiaramente a cosa punta. Io - prosegue infatti - sono per quel tipo di presidenzialismo. Un sistema in cui il presidente guida l'esecutivo, nomina il primo ministro che segue la normale amministrazione, e si occupa della politica estera. Quando vuole può intervenire e presiedere il Consiglio dei ministri, sciogliere le Camere e dimissionare i ministri''.
E i primi commenti alla sua sortita autorizzano tutto sommato a pensare che il progetto presidenzialista possa trovare ampi consensi nella Casa delle libertà. A patto che sia accompagnato da alcuni controbilanciamenti. Lo fa capire chiaramente Rocco Buttiglione nel momento in cui dice che, se abbinato ad un ritorno al sistema elettorale proporzionale, il presidenzialismo è una strada percorribile. E del resto anche il capogruppo di Alleanza nazionale alla Camera vede nella nascita di una repubblica presidenziale di ispirazione transalpina il modo migliore per riequilibrare le eventuale spinte centrifughe che potranno derivare dalla devolution.
Appare chiaro che l'agenda fitta appena esibita dal premier costituisce la conferma indiretta che il governo ha una ''prospettiva di legislatura''. ''Non ho in nessun momento pensato ad elezioni anticipate. - precisa a tal proposito Berlusconi - I cittadini si sono espressi. Ci hanno dato la loro fiducia e la coalizione si è dimostrata capace di lavorare insieme. Siamo avanti rispetto agli impegni presi nel contratto con gli italiani. Non ci sono mai state ombre e non abbiamo mai incontrato difficoltà di una certa rilevanza''.
Ma in tutto questo che ruolo potrà avere l'opposizione? Il Presidente del Consiglio sembra alludere soprattutto ad un'azione parlamentare a colpi di maggioranza. Che, proprio perché realizzata senza quorum qualificati, dovrà poi probabilmente passare per dei plebisciti. Ma poi fa anche una apertura nei confronti del centrosinistra. Invitandolo a partecipare costruttivamente al dibattito ma ad una condizione: che non continui ''a comportarsi come se fossimo sempre in campagna elettorale, esprimendosi con la mistificazione della realtà e con gli insulti, come ieri sera al Senato''.
(6 DICEMBRE


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