Bel film, al cineforum stasera. No man's Land.
Ma i miei erano fuori a cena, così... mezz'ora ad aspettare che tornassero.
Parlo. Cazzeggio. Leggo. Rifletto sul film.
Poi mi guardo in giro.
La scena: fuori un cinema. È centrale, ma per gli standard di una città normale immaginatevi una scena di periferia-sobborgo.
Fa freddo e non c'è un anima in giro. Da buon attore, mi piazzo in centro al palco scenico e inizio il mio monologo (per fortuna non sono a teatro, per cui posso evitare di parlare).
Il colonnato metallico ultramoderno del quartiere-isola di nuova fattura che sbuca in questa piazzetta, nuova anch'essa; il contrasto con gli edifici vecchi, quasi cadenti è impressionante. Anche il cinema è vechio, ma è stato ridipinto. A chiare lettere si legge "società operaia di mutuo soccorso". Un poco ironico, considerando che il film era a proposito di un soldato su una mina, lasciato a morire. La piazza sembra abbandonata, relitta da un popolo che il giovedì notte dorme in vista del venerdì. Terra di nessuno. Il mio regno. Timidamente osservo le tracce dei "diurni". Pacchetti di sigarette, cartacce e cicche. Tantissime cicche. Alcuni dei mozziconi vecchi e consunti, altri rotondi e freschi a testimoniare una presenza recente. Sotto di me, un parcheggio. Lo sento dall'aria calda e dall'odore delle grate. Lampioni, luci: pure troppe per quello che dovrebbe essere un tempo di calma e riflessione. Anche queste fanno molto palcoscenico. Poi, tantissimi vetri: le vetrine dei negozi, i finestrini delle macchine e le finestre del cinema. Le uso come specchio. Mi vedo, forse un poco sfocato e mai uguale. La prossima volta mi porto la macchina fotografica.




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