…è logica politica.
Quante balle inutili, faziose, assurde pur di inventare nuovi spauracchi, pur di insidiare il funzionamento del sistema dell’alternanza con sempre nuove sostanze tossiche. Ora si inventano l’assalto a Ciampi, in nome del presidenzialismo. Ma quando mai?
I francesi hanno introdotto il quinquennato presidenziale al posto del settennato e Chirac ha compiuto tranquillamente il suo mandato. Anzi, è saltata la regola dei due mandati e alla prossima occasione il presidente in carica può ripresentarsi per ottenere un nuovo quinquennio all’Eliseo e così finire a quindici anni di presidenza, uno in più di Mitterand.
E chi lo ha detto che il presidenzialismo è su misura per Berlusconi? Rimanendo in Francia la Quinta Repubblica gollista ha permesso a un socialista con palle di riorganizzare la gauche e di arrivare infine a una lunga stagione di governo dello Stato.
Son tutti discorsi propagandistici, che si ripetono sempre uguali, noiosi, escludendo sempre la politica come fantasia. Ricordano quelli fatti per Craxi, che voleva il presidenzialismo perché coltivava oscuri disegni autoritari. Oggi sono per Berlusconi e per chi voglia introdurre riforme che peraltro tutti dicono necessarie, nella forma di governo e dello Stato.
Tutti noi sappiamo che nella scorsa legislatura la sinistra dalemniana e il centro di governo, in Bicamerale, hanno studiato il presidenzialismo, e nessuno accusò alcuno di autoritarismo. E sappiamo che il presidenzialismo era il credo di Piero Calamandrei, costituente e democratico liberale serio, oggi quasi un mito.
E sappiamo che il sistema è già cambiato, ma in forme imperfette.
Il presidente del Consiglio, con il maggioritario, ormai lo si elegge direttamente nella pratica, ma con i poteri di governo di prima della riforma elettorale; poteri vecchi, anchisolati, da ridefinire e rinnovare. Sappiamo per esperienza diretta che l’attuale figura istituzionale del Capo dello Stato si presta a molti equivoci, che ciascuno la ridisegna in forza del proprio carattere e del proprio stile, ma la Costituzione gli ha attribuito, per il governo di una società moderna, o troppo poco o troppo potere. Soprattutto adesso, in presenza di un capo del Governo che con il maggioritario ha un grado di legittimazione diretta superiore al suo, ma non i corrispondenti poteri.
Piantiamola con queste fandonie, che avviliscono sempre più chi le fa. Balle del tipo:se governo io posso fare le riforme costituzionali anche con quattro voti di maggioranza ( ce l’ho anche con Casini), ma se governi tu vuoi sfasciare l’Italia e insignorirti del paese in modo abusivo, anche se fai la stessa cosa che ho fatto io, riformare la Costituzione, e magari con qualche voto di maggioranza in più. Non è che si possa scherzare per cinque anni con la pazienza e l’intelligenza degli italiani e prendere tutti in giro nel grande circo dell’opposizione senza progetto.
Va bene essere bad losers o cattivi perdenti per un poco, ma alla fine bisognerà che si levi nel centro sinistra qualche voce razionale capace di mettere a tacere le lobby e le personalità impegnate nella sciocca guerra dei capi, nella rincorsa a chi la spara più grossa.
Che in un Paese in cui sindaci e presidenti di Regione sono eletti direttamente dal popolo, e in cui l’investitura del capo del Governo è quella stessa investitura, ma senza il conforto di un testo costituzionale corrispondente, che in un Paese così si debba introdurre, di pari passo con la devoluzione dei poteri federali alle Regioni, un serio progetto presidenzialista è il minimo logico necessario.
Se lo si ami un po’, questo paese, se non lo si voglia ridurre a un colabrodo, a una giungla di polemiche pretestuose, di urla senza senso, di piccole guerriglie, che hanno l’unico effetto di deprimere in tutti la voglia di fare.
liberamente da Il Foglio di lunedì 9 dicembre 2002
saluti




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