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    Predefinito Petrarca sarà riesumato e forse avrà un "nuovo" volto

    Saranno riesumati, il 18 novembre, i resti di Francesco Petrarca, custoditi nell'arca mormorea di Arquà, vicino a Padova, dove morì nel 1374. A sette secoli dalla sua nascita, e a 130 anni dall'ultima riesumazione, un'équipe di esperti tornerà ad aprire l'arca in marmo che custodisce i resti del poeta per tentare di ricostruirne la fisionomia, fino ai lineamenti del volto, e stabilire se sono leggende la caduta da cavallo e la violazione della salma nel '600 con la sottrazione di un braccio.

    Il gruppo di esperti sarà guidato dall'anatomopatologo dell'università di Padova, Vito Terribile Wiel Marin, che ha già ricostruito le fattezze, tra gli altri, di Sant'Antonio e San Luca Evangelista. I risultati potrebbero già essere presentati a maggio 2004.

    La ricostruzione della fisionomia di personaggi storici ha avuto negli ultimi anni un riscontro crescente. Da Gesù Cristo a Giotto, da Nefertiti a S. Antonio da Padova, indagini storiche e scientifiche hanno permesso di ottenere ricostruzioni verosimili delle fattezze fisiche di uomini e donne del passato. La prima in Italia risale al 1981, quando venne riaperta la tomba di S. Antonio da Padova. L'ultima, in ordine di tempo, è di quest'anno: la ricostruzione del volto di Nefertiti. La leggendaria bellezza della regina egiziana ha trovato conferma nello studio della mummia: collo lungo e sottile, lineamenti delicati. Nefertiti, che in egiziano significa «la più bella e perfetta è arrivata», probabilmente meritava il suo nome.

    Dal Corriere della Sera del 31 ottobre 2003





    Aggiungo che la tomba di Petrarca fu violata da un monaco nel 1630 e fu poi aperta di nuovo nel 1873, quando si potè osservare che il poeta aveva un femore più corto dell’altro e incurvato, cosa che gli dava probabilmente un’andatura irregolare. Il viso era largo e sfuggente, i capelli rossi, ma il professor Marin dubita molto dell'accuratezza di queste osservazioni, compresa quella che stabilirebbe la statura: un metro e 83 centimetri, del tutto insolita per quei tempi. I ricercatori dell'Ottocento ruppero anche il cranio, che Marin spera di ricostruire, in modo che si possano impiegare le moderne tecniche di elaborazione delle immagini, per ottenere un "ritratto" virtuale del poeta.

  2. #2
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    Chissà se i risultati confermeranno la tradizione...







  3. #3
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    Dal sito www.ilnuovo.it

    Petrarca, riportati alla luce i resti
    Specialisti in palentologia tenteranno di ricostruire il volto e il corpo del poeta sepolto nel 1380. L'ispezione ha rivelato che le ossa sono fragili ma integre.

    I resti del poeta Francesco Petrarca sono tornati alla luce. Il pesante coperchio dell'arca sepolcrale nel piazzale accanto al Duomo è stato sollevato da una gru rivelando le osse del poeta sepolto ad Arquà (oggi Arquà Petrarca) dal 1380, sei anni dopo la morte. Responsabile dell' attuale ricognizione è il prof. Vito Terribile Wiel Marin, uno dei maggiori specialisti al mondo di paleontologia.

    I resti del poeta erano stati traslati per l'ultima volta nel 1943 quando vennero nascoste, per il pericolo di bombardamenti, nei sotterranei del Palazzo Ducale. Poi tornarono ad Arquà a guerra conclusa. La cassa, costruita nel 1946, è sfondata e il legno appare marcito. "Le ossa sono fragili ma integre - ha spiegato il prof. Terribile - Sono un femore, un osso iliaco, una rotula e un perone. Il braccio destro non si vede in quanto sappiamo che è stato rubato nel 1630". A rubarlo fu un frate che per questo venne condannato all'esilio perpetuo da Venezia.

    La parte superiore del corpo appare sproporzionatamente corta perché manca la testa, ridotta in frammenti nella ricognizione del secolo scorso. Lo scopo della ricerca, sponsorizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, è verificare lo stato di conservazione delle ossa e ridare un volto al poeta. "Dovremo - conclude Terribile - da domani ricominciare a lavorare da qui quando non ci sarà più tanta gente come oggi, prelevando uno per uno ogni singolo resto".

    http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0...192280,00.html

    P. S. Se "manca la testa" come accidenti si farà a ricostruire il volto?

  4. #4
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    Boh! Presumo che ciò complicherà, e di molto, le operazioni. In verità, però, la testa non manca: è stata semplicemente ridotta a pezzetti dalla ricognizione “scientifica” ( ) del 1873. Per cui, prima di giungere alla ricostruzione tridimensionale del volto (grazie a un apposito programma informatico), il professor Terribile dovrà sistemare al loro posto, uno per uno, con infinita pazienza, i vari frammenti.


    *^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*


    Da La Padania di oggi (19.11.2003)

    I resti del poeta ora saranno trasferiti, su richiesta di Terribile, in un locale appositamente attrezzato nel Duomo adiacente, dove i periti avvieranno gli esami previsti in un preciso protocollo scientifico. Un trasferimento molto delicato, da compiersi con l'aiuto di una lastra di acciaio fatta scivolare sotto i resti. Che però potrebbe rivelarsi impraticabile, ha aggiunto il professore: «Dovremo ricominciare - ha spiegato Terribile - a lavorare quando non ci sarà più tanta gente, prelevando uno per uno ogni singolo resto». Alcuni minuti frammenti saranno inviati ai laboratori di Tucson in Arizona per la datazione con il carbonio 14. E mentre anatomopatologi, ortopedici, odontostomatologi, genetisti lavoreranno intorno alle ossa, altri esperti si occuperanno dei reperti di tipo diverso trovati all'interno dell'arca, dai resti di tessuti e di legni, documenti, pietre e persino resti di piccoli rettili, larve, pupe infiltratesi nel sarcofago e qui imprigionati, pollini e cristalli. Per ora, nel sarcofago oltre ai resti ossei sono stati rinvenuti una vecchia bottiglia riposta nel 1946 (contenente, ha spiegato ancora Terribile, il rogito di quell'epoca) e un bossolo di rame risalente al 1873 e che notificava la ricognizione allora compiuta dal prof. Canestrini.


    La pace di Petrarca all'interno della sua tomba è stata spesso violata e non sempre per giustificati motivi. Questo perché la fama universale del Poeta ha attratto per secoli un'attenzione quasi feticistica intorno alla sua tomba, sollecitando persino il furto del braccio, compiuto da un frate alla mezzanotte del 27 maggio 1630, dopo aver "spezzato l'angolo di mezzodì del sarcofago". Dopo l'esame del 1873, l'ultima traslazione, imposta dal pericolo di bombardamenti, risale al 1943 quando le ossa del poeta vennero nascoste nei sotterranei di Palazzo Ducale a Venezia, protette da grosse lastre di marmo, per tornare infine ad Arquà a guerra conclusa. I risultati delle ricerche condotte da Terribile e dalla sua équipe (che in omaggio al Petrarca, lavoreranno gratis), saranno illustrati nella prossima primavera in un convegno di studi sul grande poeta, previsto nell'ambito del programma regionale per le celebrazioni del VII centenario dalla sua nascita.

  5. #5
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    Petrarca riesumato, ma non è una cosa seria

    Con l’invito quadrotto e argentato che raffigura in filigrana l’arca antica del poeta, il neoscientismo modernizzato e patinato invita dame e cavalieri alla «ricognizione della Tomba di Francesco Petrarca». L’occasione è unica, mondiale e globale: l’inizio della celebrazione del settimo Centenario della nascita del poeta, 1304.
    Il centro di Arquà «in occasione della ricognizione» è chiuso al traffico; il Comune «concederà lasciapassare»: ma l’uomo che cantò Laura, recita e si domanda il testo del comunicato stampa, «era alto o basso, grassottello o minuto?».
    Grassottello? No, no, pare fosse alto un metro e 84, come si disse in occasione dell’ultimo esame, quello del 1873.

    Il giorno 18 novembre 2003, a mezzogiorno e trenta (chiuso il traffico, aperti i salvacondotti per le troupes), una gru ha sollevato il coperchio dell’arca, 40 quintali di pietra che svelano una cassa sfasciata e uno scheletro disfatto al cospetto del Prof. Vito Terribile Wiel Marin, che Alberto Mattioli, critico musicale prestato all’esumologia, giudica su Il Resto del Carlino come «esperto di fama mondiale per queste ricognizioni vip: ha diretto anche quelle di sant’Antonio, di san Luca, del musicista Tartini, di Bernardino Ramazzini e via esumando».
    Alla prima impressione il femore e la rotula risultano «belli» e «notevole» il materiale su cui lavorare «con pazienza». Poi via, «alcuni minuti frammenti» voleranno a Tucson, Arizona per la datazione col carbonio 14, e possibili patologie, artrosi, osteoporosi e la «reale consistenza dei danni prodotti» dal famoso calcio del cavallo che lo colpì a Bologna nel 1350.

    Romanticismo patriottico? Scientismo materialista? Nostalgia dell’uno e dell’altro? Stupisce comunque la solenne veste di questa «iniziativa che consentirà di verificare l’esatto contenuto della tomba» del poeta. Il fascino dei crani fu croce (per i crani) e delizia (per i craniologi) del Sette e dell’Ottocento europei. Ci si accanì su quello di Mozart, sciolto dalla calce in cui fu gettato il corpo, causa i decreti igienici imperiali, mentre, come scrive Piero Buscaroli ne La morte di Mozart, un «falso cranio» di Mozart fu conservato per decenni «in un armadio» del Mozarteum. Wolfgang Goethe si scandalizzò e lottò per quello di Schiller, staccato dal corpo e conservato in un archivio. Per evitare questo scempio, alla morte di Ludwig van Beethoven si pensò di seppellire il corpo al contrario, e confondere gli eventuali esumatori.
    Mentre con Petrarca è tutto ufficiale e comunale, a inviti, e il suo corpo vola, come volava il suo cuore, che Laura ha rubato, e quindi non c’è più.
    «Qui regna amore».

    Beatrice Buscaroli sul sito www.ildomenicale.it


    Andrea Del Castagno – Petrarca (1450 circa)

  6. #6
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    Tra due o tre mesi dovrebbero arrivare i risultati, ma francamente non riesco ad afferrare fino in fondo il senso di tutto questo e l’operazione, più che mossa da nobili scopi scientifici e culturali, mi sembra rivolta a soddisfare marginali curiosità antropomorfiche. Mah, povero Petrarca...

  7. #7
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    Predefinito Contrordine. Nessun "nuovo" volto per Petrarca...

    Non è di Francesco Petrarca il cranio che riposava nella tomba di Arquà. Questo l’esito dell’esame del Dna effettuato su un dente mascellare e un pezzetto di costola: i campioni appartengono a due individui diversi e il cranio potrebbe addirittura essere quello di una donna, come fanno pensare le apofisi mastoidee e l'arcata sopraccigliare poco sporgente.

    A fare la scoperta, in collaborazione con il Prof. Caramelli del Dipartimento di biologia e genetica dell'Università di Firenze, è stato il team guidato dal Prof. Attilio Cecchetto (Dipartimento di anatomia patologica dell'Università di Padova), con la presenza del paleopatologo Vito Terribile Wiel Marin e dell'antropologa Maria Antonia Capitanio.



    La Padania, qualche giorno fa, ha pubblicato un’intervista di Alessandro Gandini al Prof. Cecchetto. Magari un po’ lunghina ma, a mio parere, molto interessante.


    Professore, andiamo per gradi. Questa ricognizione scientifica sulla tomba di Petrarca è stata fatta in occasione del settecentenario dalla nascita. Innanzitutto, cosa avete trovato?
    «Uno scheletro in condizioni pietose. Si sapeva che il cranio, durante una ricognizione operata nel 1874 dal professor Canestrini, era andato in frantumi appena esposto alla luce, e poi ricomposto dallo stesso Canestrini. Però nel 1946, dopo una traslazione della salma a Venezia per evitare i rischi dei bombardamenti della guerra, c'era stata un'altra ricognizione: e purtroppo il corpo è stato riposto in un sarcofago di pessimo legno, che abbiamo trovato marcio. E dall'esterno penetravano acqua ed insetti».

    Questa dunque l'incredibile situazione di partenza. Poi avete esaminato i resti.
    «Esatto. E la professoressa Capitanio ha riscontrato subito la possibilità che il cranio presente nel sarcofago fosse di una donna, anche per l'estrema differenza con la conformazione del resto del corpo. L'esame del Dna, fatto a Firenze sulle ossa del cranio e su quelle del tronco, ha confermato che sono due persone diverse. Non sappiamo ancora però se veramente sia di una donna il cranio, perché a questo punto occorrerà un diverso esame del Dna per stabilirlo».

    Ma come fate a dare per certo che il corpo sia di Petrarca?
    «Perché gli esami fatti sul tronco e sulle gambe confermano quanto si sapeva di lui dagli studi precedenti. Da una radiografia abbiamo verificato che soffriva di una patologia degenerativa dei tendini, ed infatti si sa che aveva difficoltà a camminare; e sulla gamba abbiamo riscontrato tracce di un calcio subito da un cavallo, documentato storicamente. Quindi il corpo è suo».

    È pensabile che il teschio fosse stato sostituito durante un famoso furto del 1630 e che poi nel 1874 Canestrini, anche a causa della frantumazione dello stesso alla luce, non si sia accorto che il cranio non era di Petrarca?
    «Non può essere accaduto nel Seicento. Perché allora fecero un buco nel sarcofago da cui trafugarono due ossa del braccio e più avanti delle vertebre poi restituite; ci sono stati anche casi di pezzi di monumento staccati e venduti come reliquie. Ma da quei buchi non poteva passare un teschio. E per aprire il sarcofago, oggi, abbiamo dovuto impiegare un argano meccanico. Impossibile che nel 1630 abbiano aperto e chiuso tutto senza che nessuno se ne sia accorto: ci volevano un sacco di persone e di tempo».

    Non è possibile dunque che Canestrini abbia preso un abbaglio?
    «Lui accertò che corrispondeva al corpo (corrispondeva peraltro anche a tutti i ritratti e le descrizioni di Petrarca dal Trecento in poi, ndr): rimane la possibilità che l'abbiano trafugato prima di richiuderlo nel sarcofago, semmai, ma è minima. Del resto Canestrini era un amante del Petrarca, volle come compenso una falange del poeta ( ) che ora è conservata a Rovereto, sua città natale. È chiaro che le tecniche a disposizione di Canestrini distano dalle nostre come la notte dal giorno, ma non penso abbia sbagliato né penso sia accaduto allora».

    Ne segue che lei è più propenso a credere a "qualcosa" accaduto nel 1946...
    «Direi di sì. Ovviamente ci voleva qualcuno esperto, e soprattutto affezionato a Petrarca. Perché sul mercato, diciamo così, non si può proporre un teschio: anche chi cerca, per morbosità, reliquie, vuole certificazioni. E chiunque può rubare un cranio in un cimitero, purtroppo. Qui si tratta di un feticismo morboso, io credo, di una persona che ha portato il cranio di Petrarca in casa propria sapendo bene ciò che faceva, e facendolo in prima persona».

    Possibilità di ritrovare il teschio?
    «Temo nulle, o quasi. Canestrini trovò nel 1874 il cranio intatto, e come detto ritengo con certezza che l'abbia lasciato nella tomba. Prima del '46 non ci sono state occasioni di furto, ma anche un furto commesso allora, sarebbe stato commesso da una persona che oggi avrebbe almeno 90 anni. È molto probabile che il ladro sia già morto e si sia portato il segreto nella tomba».

    Se lo si ritrovasse, invece, in che condizioni potremmo sperare di ritrovarlo?
    «Sicuramente migliori di quelle del resto del corpo. Senz'altro un feticista non l'avrà esposto alle intemperie. Adesso siamo costretti a fare un duro lavoro di conservazione delle ossa per mantenerle. Se avessimo aperto il sarcofago fra vent'anni penso che non avremmo trovato più nulla».

    Di questo caso si interesseranno le autorità giudiziarie?
    «Il codice penale parla esplicitamente della criminosità dell'alterazione o della sottrazione di parti di un cadavere, ed uno scheletro è considerato tale. Anche la polizia mortuaria ha rigide leggi al riguardo. Tant'è che prevedo che gli studi saranno bloccati, e che il corpo tornerà al suo posto solo dopo le doverose indagini e una messa sotto sequestro».

    Dal punto di vista degli studi sul Petrarca, che cosa si poteva ricavare dal cranio con le attuali tecnologie scientifiche?
    «Una diversa colorazione poteva, tramite esami che Canestrini non poteva fare 130 anni fa, farci parlare di malaria, ad esempio. Ma molti esami si potevano fare ancora: eravamo solo all'inizio».

    Il corpo cosa ci può ancora rivelare, invece?
    «Molto. Possiamo fare esami istologici, microscopici, analisi chimiche, rilevare concentrazioni di calcio, ad esempio, per capire che acqua beveva Petrarca e dunque le zone in cui aveva vissuto».

    Questo fatto nuocerà ad Arquà Petrarca come punto di riferimento dei pellegrinaggi di appassionati e studiosi?
    «No, perché comunque il corpo c'è, come la casa, il Museo e gli allestimenti espositivi pensati per i 700 anni dalla nascita di Petrarca. Magari il fatto attirerà più curiosi».


    Davvero un bel modo di festeggiare il settimo centenario della nascita del poeta…


    Altichiero - Ritratto di Petrarca (Padova, Oratorio di San Giorgio)

  8. #8
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    Il volto del Petrarca e quello di Madonna Laura accompagnano il frontespizio della mia copia settecentesca delle fortunatissime "Rime" che raccolgono il "Canzoniere" e i "Trionfi". L'incisione riporta i lineamenti della tradizione, senza bisogno di ricorrere al computer e a immagini virtuali; per quanto riguarda il mistero del teschio, io ho una mia opinione.

    Non c'era bisogno di anatomo-patologo né di test del DNA per sapere che quel teschio non era di messer Francesco Petrarca.
    Bastava invece avere un cuore romantico e aver letto l'opera del Poeta.

    Il segreto del cranio trovato al posto di quello del Petrarca è svelato infatti dallo stesso Poeta, nel Sonetto CLXXIV, in Morte di Madonna Laura.

    Sonetto CLXXIV

    Un dì se queste membra avran riposo
    il dolce capo che d'amor m'infuse
    da la sua tomba, dove sta co 'l sposo,
    verrà portato da le amate Muse

    fino al sepolcro buio ove confuse
    saranno l'ossa mie e 'l teschio, roso
    da bestie immonde ne la cripta chiuse.
    E in pegno 'l porteran, d'amor focoso

    dentro alla tomba di colei che Amore
    ancor mi ispira e dentro a me divenne
    pensiero dolce e amaro a tutte l'ore

    fino al trionfo che la Morte ottenne.
    Scambiar de' nostri capi le dimore,
    il segno questo sia d'amor perenne.


    Nell'estate del 1348, tornato ad Avignone da Verona, quando la peste che aveva ucciso Laura ancora infuriava, messer Francesco corruppe i monatti del lazzaretto e ottenne la preziosa reliquia che tanto desiderava: il teschio di Madonna Laura, dopo l'abbruciamento che per motivi igienici fu fatto del cadavere.
    Lo portò seco a Padova e lo conservò gelosamente fino alla morte, quando, con testamento rimasto segreto, impegnò l'amico Francesco da Carrara a operare lo scambio dei teschi, collocando il suo nella cripta di famiglia di Laure de Noves, antenata diretta del Divino Marchese de Sade, che, come si sa, dell'amore non ebbe una concezione romantica e ideale quanto il Petrarca.

  9. #9
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    Sssssssssssssssssss... parla sottovoce, per carità! Se ti sentisse, il professor Terribile potrebbe precipitarsi ad Avignone per una ricognizione scientifica sui resti di Madonna Laura...

    Certo… forse, se avessi parlato prima, avresti potuto risparmiare al povero Francesco questa specie di danza macabra vip intorno al suo corpo, che aveva già subito abbastanza.

    Comunque, dopo queste sconvolgenti rivelazioni, perlomeno non dovremo più chiederci se Laura sia esistita veramente o no. Anche se, in verità, avrebbe dovuto bastarci la parola del poeta che, nella nota in morte di Laura (scritta di suo pugno, in latino, su un libro a lui appartenuto: il prezioso “Virgilio” con la miniatura di Simone Martini della Biblioteca Ambrosiana), scrive: ” Laura apparve per la prima volta ai miei occhi sul principio della mia adolescenza, l'anno 1327, il 6 d'aprile, nella Chiesa di Santa Chiara d'Avignone, di buon mattino; e nella stessa città, nello stesso mese d'aprile, nello stesso giorno 6, nell'ora prima, l'anno 1348, quella luce fu tolta a questa luce mentre io per caso mi trovavo a Verona, inconsapevole del mio fato. Quel corpo castissimo e bellissimo fu deposto nella Chiesa dei frati minori nello stesso giorno della morte, a sera”.




  10. #10
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    Ahimè, povero Yorick!...
    Quest'uomo io l'ho conosciuto, Orazio,
    un giovanotto d'arguzia infinita
    e d'una fantasia impareggiabile.
    Mi portò molte volte a cavalluccio...
    Ed ora - quale orrore! - mi fa stomaco...
    Ecco, vedi, qui erano le labbra
    che gli ho baciato non so quante volte...
    E dove sono adesso i tuoi sberleffi,
    le burle, le capriole, le canzoni,
    i folgoranti sprazzi d'allegria
    che facevan scoppiare dalle risa
    le tavolate?... Chi si fa più beffa
    ora del tuo sogghigno, con questa tua smorfia?

 

 
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