Tolleranza zero per il dissenso politico
«Delitto di militantismo». La prima pagina di Liberation di ieri era un grido. Un serio grido d'allarme. Nelle ultime settimane la Francia ha conosciuto una sconcertante ondata repressiva, una criminalizzazione del dissenso politico che non si vedeva dai tempi del generale De Gaulle, quando nel maggio 1968 la gioventù parigina costruiva barricate per le viuzze del quartiere latino.
La sequenza parla da sé: arresto di José Bové, grande retata dei mujaheddyn del popolo iraniani, operazione contro i rifugiati politici italiani. Ma anche il brutale sgombero della "Maison des ensemble" (storico spazio alternativo della capitale che raccoglie una cinquantina di associazioni politiche e sindacali e le reti di solidarietà per i migranti), l'esplusione forzata dei "sans papier" che occupavano l'ambasciata della Somalia, fino ai provvedimenti giudiziari nei confronti di alcuni militanti del movimento contro la controversa riforma delle pensioni. «Le azioni di repressione verso i sindacalisti si stanno moltiplicando - denuncia il segretario di "Force Ouvrière" Marc Blondel - e dimostrano la svolta autoritaria compiuta dai poteri pubblici». Persino la potente Fnsa, il maggior sindacato agricolo del Paese storicamente ostile alla sinistra, critica con durezza l'operato del governo Raffarin: «La libertà sindacale è un pilastro della democrazia che dev'essere difeso».
Il terminale di questo rumoroso giro di vite è il famigerato ministro degli interni Nicolas Sarkozy, teorico della dottrina dell'"impunità zero". Il quale non ha fatto altro che mantenere le promesse elettorali dello scorso anno, quando le destre conquistarono il potere sulla scia di una martellante campagna securitaria. La cornice atlantica della "lotta al terrorismo" ha fatto il resto, fornendo legittimità internazionale al disegno repressivo. «Non bisogna lasciare il monopolio di questi temi all'estrema destra del Front National», il ritornello dello zelante ministro. Per reprimere bastano i gollisti senza dover ricorrere all'impresentabile ghigno di Jean-Marie Le Pen. Il problema è che Sarkozy sta estendendo a dismisura il suo personale concetto d'impunità. Dalla lotta alla grande e piccola criminalità si è passati alla censura del diritto di sciopero nella funzione pubblica, alla fine della tolleranza per chi offre rifugio agli immigrati in situazione irregolare. Anche sul fronte della lotta alle droghe, l'esecutivo libera-gollista sta dando il peggio di sé, riciclando i peggiori arnesi del proibizionismo.
«Se nel 68 andava di moda l'espressione "vietato vietare", oggi lo slogan della destra è "intollerabile tollerare"», l'amaro commento di Libération.
Daniele Zaccaria




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