La riflessione mi è venuta ascoltando la rassegna stampa di oggi su Radio Radicale: dove hanno letto l’articolo di elogio di Giuliano Ferrara su Bossi. Ora, se è vero – come credo sia vero – che i Radicali e la gente che gravita attorno al club di fanatici ultraliberisti/filoamericani/filogiudaici di Ferrara-Foglio-Riformista, etc. possono essere tranquillamente presi da noi come pietra di paragone, ed esempio inverso, di ciò che va fatto o pensato, devo dedurne che questo è un colpo non indifferente alla fiducia riposta da molti anti-mondialisti nella Lega, unica forza che sembrava portare avanti certi temi ed opporsi in sede istituzionale all’ideologia unica del mondialismo.
Già, forse è proprio nell’ultimo complemento che risiede il problema: “in sede istituzionale”. E’ possibile opporsi al Mondialismo e contemporaneamente partecipare ad un governo permesso dal Mondialismo?
E di più: è possibile fare una qualunque forma di politica sotto il Mondialismo?
Certamente mi si potrebbe rimproverare di arrivare in ritardo con la riflessione, visto che già Evola, nell’immediato indomani della sconfitta bellica aveva capito che non ci sarebbe più stato posto per gli uomini della Tradizione, non sarebbe stato più commesso l’errore di lasciare loro spazio nelle sedi della politica classica, e quindi l’impegno politico doveva più volgersi alla creazione di una specie di “ordine”/”confraternita”, che di partito politico in senso classico (in pratica, ciò che non fece il movimento sociale).
Allora, ha senso continuare ad ambire spazi nelle sedi politiche e nei giochi imposti dal Mondialismo, anche se non per amor di poltrona ma per idealità autentica?
Ha senso continuare a infilarci di qua e di là? Tra i democristiani in Germania (Strauss non era certo come De Gasperi, o Andreotti, o De Mita), tra i Leghisti in Italia? Tra i liberali in Austria? Etc.
E ha senso, d’altro canto, continuare nei movimentini dei “duri e puri”? Pur sapendo che non verranno mai lasciati uscire dalla “fogna”, e verranno casomai sempre usati, quando serve, come comodi strumenti per il gioco degli opposti estremismi, o come ben visibile spauracchio per il buon borghese?
Non è che voglio togliere di fondamento ad un nostro impegno nel senso della politica politicante, sia chiaro, ma un tale impegno ha senso quando se ne intravede una via d’uscita, quando è prevedibile poter dare in tempi brevi o medi una spallata elettorale al sistema del nemico, conquistarne roccaforti all’interno delle istituzioni. Ma ciò NON E’, oggi. Oggi ci si lascia giocare nei movimentino come valvola di sfogo, reprimendoci a sangue quando “rischiamo” di uscire dal ghetto, o ci si lascia giocare all’interno di partiti istituzionali (la Lega, appunto, benché in forma etnica e non fascista), ma SEMPRE GIOCANDO ALLE REGOLE DEL NEMICO. Manca, in definitiva, quella breccia nel sistema da utilizzare per poterlo scardinare. Negli anni ’20 del secolo scorso la breccia è stato il nazionalismo, indubbiamente ideologia anti-tradizionale e liberale, già presente ed accettata (sappiamo quanto sia stata usata dalla Massoneria), ma che ha potuto coagulare tutte quelle forze nostre che poi hanno puntato ad altro (l’Europa nuova del sangue contro l’oro, una mèta ben al di là delle lotte nazionali ottocentesche, “dello spirito contro la materia”, come recitava un volantino delle SS italiane). Oggi questa breccia nel Sistema dov’è? Si dice che potrebbe esserlo il problema dell’immigrazione, ma vediamo bene che il Sistema usa la protesta anti-immigratoria, canalizzandola nella direzione in cui vuole lui: cioè nel senso dell’ordine borghese/liberista e non dell’anti-allogenità. Il Capitalismo non è così stupido da lasciarci in mano la battaglia contro l’immigrazione, e così la “istituzionalizza”, convogliandoci in un partito istituzionale sicuramente più duro dei progressisti nei confronti dell’immigrazione, ma che comunque deve mediare con le istanze di tutti gli altri, alleati inclusi, e la cui azione si annacqua quindi nel senso borghese di cui sopra. Alla luce di questo giochetto alchemico che trasforma i nostri sentimenti anti-immigratori in un ausilio per il Sistema, paradossalmente sarebbe più lesivo nei confronti del Sistema stesso il nostro auspicare una invasione immigratoria, anziché appoggiare ridicole leggine borghesi “legge e ordine” (che mettono il rubinetto e il contatore all’immigrazione, accettandola e rendendola più subdola) – sperando invano che la maggioranza borghese prima o poi finisca per scivolare in una mentalità qualitativa e differenzialista. Illusi!
Allora, ha ancora senso votare? Votare per qualcuno? O agitarsi in movimenti non votabili?




Rispondi Citando
