Anche quest'anno il "Centro studi Giuseppe Federici" promuove una campagna
di sensibilizzazione a favore del presepio, espressione della Fede cattolica
dei nostri popoli minacciata dall'attuale invasione musulmana (invasione che
avrà il suo coronamento con l'entrata della Turchia nella Comunità Europea,
operazione sostenuta dalla Massoneria internazionale e dai suoi servi
presenti in numerosi partiti italiani).
Alleghiamo un articolo sul presepio curato dal nostro Centro studi e
pubblicato su "La Padania" del 2 gennaio 2002.
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In quest¹epoca in cui la sopravvivenza delle diverse identità religiose,
culturali, storiche è seriamente minacciata dal fenomeno mondialista,
approfondire le tradizioni dei nostri padri assume un ruolo di particolare
importanza. Nell¹attuale fase di edificazione della società multirazziale e
multireligiosa, si tende a impedire la manifestazione dell¹identità
religiosa della maggioranza cattolica dei cittadini, in nome di un distorto
concetto di tolleranza per le minoranze, in particolare di quell¹islamica.
Di fronte a questa prassi che s¹intensifica maggiormente nel periodo di
Natale, con la censura nelle scuole dei presepi e di canti natalizi, risulta
opportuno ricordare le tradizioni legate alle radici spirituali dei nostri
popoli.
L'inizio dell¹Avvento ha sempre indicato in ogni parte della Cristianità,
dall¹Irlanda al Montefeltro, dalla Castiglia alla Boemia, il momento per
preparare il presepio. Questa rappresentazione plastica della Natività,
d¹origine francescana, si sviluppò rapidamente in ogni parte d¹Europa. Ben
presto l¹area alpina e padana si distinsero per le forme particolarmente
artistiche dei presepi. Il presepio divenne una delle tradizioni più
popolari dell¹Europa cristiana, con un particolare aspetto legato alla vita
sociale. Infatti, oltre alla preparazione dei presepi nelle chiese e nei
focolari domestici, i vari corpi intermedi che arricchivano e
diversificavano la società pre-rivoluzionaria, andavano fieri dei propri
presepi. Nacquero così i presepi nelle sedi dei municipi, degli arenghi,
delle corporazioni, delle università e delle altre comunità organiche.
Con la secolarizzazione della società, che nella penisola italiana venne
realizzata prima dall¹occupazione francese e poi dal cosiddetto
³risorgimento² di matrice anglo-massonica, lo spazio del presepio venne
confinato all¹ambito ecclesiale, domestico e, in parte, scolastico. Negli
ultimi decenni l¹americanizzazione dei costumi ha soffocato la dimensione
spirituale del Natale, banalizzando il ruolo del presepio; ultimamente
l¹espansionismo islamico, come abbiamo già sottolineato, ha ridotto i pochi
spazi rimasti. Per un islamico, infatti, il presepe è un¹intollerabile sfida
alla sua religione. In questo contesto va collocato l¹episodio del
nordafricano che l¹anno scorso a Rimini ha distrutto una statua di Gesù
Bambino posta davanti a una chiesa, al grido di: ³Allah è l¹unico dio².
Invitiamo i lettori a considerare l¹importanza identitaria che assumono
queste tradizioni cristiane e incoraggiamo a diffonderle non solo in ambito
casalingo, ma anche nei luoghi di aggregazione sociale, come le sedi di
associazioni, le strutture scolastiche, i centri ricreativi, le biblioteche,
ecc. E¹ da incoraggiare, inoltre, l¹inserimento di elementi localistici
nella rappresentazione dei presepi, con riferimenti alla paesaggistica, ai
costumi tradizionali, ai mestieri tipici, ecc, cercando di armonizzare
questi aspetti con la sacralità dell¹elemento religioso.
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"Centro studi Giuseppe Federici"
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47828 San Martino dei Mulini (RN)
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