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L'Europa giudica i premier: crolla Blair, tiene Berlusconi
Nonostante un calo dal 54 al 51%, il premier italiano svetta in un panorama europeo in cui la fiducia nei capi di governo crolla dal 49 al 44%. Lo batte solo il francese Raffarin, eletto da poco.
PREMIER A CONFRONTO
ROMA - E' Berlusconi il secondo leader più popolare d'Europa. E' vero che è quello cronologicamente il più giovane (tranne Raffarin in Francia che lo batte per l'effetto-novità), mentre i suoi colleghi premier scontano il logoramento di anni di permanenza alla guida dei rispettivi Paesi. Ed è altrettanto vero che il suo appeal sugli italiani è sceso dal 54 al 51%. Ma il leader della Casa delle libertà può considerarsi soddisfatto, soprattutto nel momento in cui gli elettori europei stanno diventano sempre più critici nei confronti dei loro capi di governo.
Sì, perché in Europa esiste una tendenza generale al ribasso per quanto riguarda la fiducia e le aspettative nei confronti dei leaders, testimonia World Research, del gruppo HDC. Analizzando e unendo le ricerche condotte da vari istituti europei in Italia, Germania, Francia, Spagna, Inghilterra e Grecia, e calcolando una media dei risultati dei singoli paesi, World Research ha elaborato un "indice europeo della fiducia" che si colloca al 44%, quasi cinque punti meno di quello registrato nei mesi scorsi
Unico paese in controtendenza è la Francia, il cui primo ministro Jean-Pierre Raffarin è salito dal 50% di quest'estate al 56% odierno. Questo cambiamento è dovuto in parte all'effetto post elezione, per il quale la fiducia in un leader appena eletto è normalmente più alta rispetto al periodo precedente, ma è probabilmente dovuta in larga parte anche alla forte opposizione francese alla guerra in Iraq, e al modo in cui Raffarin ha gestito le tensioni sociali e gli scioperi.
Il premier italiano, come detto, se la cava discretamente. Berlusconi fa registrare un a flessione solo marginale del consenso nel premier da parte degli elettori (da 54% a 51%, secondo Datamedia), ciò che la fa rimanere il secondo capo di esecutivo più apprezzato in Europa. Il che, considerando quello italiano come il governo più giovane tra quelli analizzati (tutti gli altri leader sono in carica da anni), traduce il dato in un valore certamente positivo.
Le motivazioni di questa leggera flessione non sembrano essere unicamente economiche ma anche emotive, riconducibili a Fiat e Rai che nell'immaginario collettivo rimangono un simbolo del nostro Paese. La recente crisi dell'indistria automobilistica, non ancora risolta, è sicuramente alla base di un generalizzato senso di insicurezza e paura, un po' come successe pochi mesi or sono in Germania con la caduta dell'impero Kirch. Inoltre, sebbene l'euro sia stato accolto generalmente bene, anche in Italia l'introduzione della moneta unica ha finito con il creare una spinta inflattiva notevole, i cui effetti si sentono molto in un periodo di grandi spese, come quello pre-natalizio.
Il resto dei leader europei si leccano le ferite. I sondaggi li danno impietosamente al ribasso. In Germania Gerhard Schroeder, per quanto rieletto da poco, scende dal 55% al 48%. Il motivo è probabilmente duplice. Shroeder non è propriamente un nuovo primo ministro, essendo stato confermato in carica, quindi la sua elezione non ha suscitato nuove speranze né creato particolari attese negli elettori, che, in un certo senso, sapevano cosa aspettarsi. Perso dunque questo potenziale aiuto psicologico, Schroeder ha dovuto fare i conti con una economia in calo, e soprattutto con un notevole aumento della disoccupazione come mai negli ultimi 50 anni.
Percentuali simili quelle di Tony Blair in Inghilterra. La fiducia nel primo ministro inglese è infatti scesa dal 49% al 40%, ed anche in questo caso i motivi più logici paiono essere due: il totale e incondizionato supporto di Blair a George W. Bush non tanto nella lotta al terrorismo, ma nella apparente ostinata volontà di attaccare l'Iraq, nonché la posizione che il governo inglese sta adottando sull'Euro. Tony Blair si è recentemente sempre schierato con Bush, certo non un leader molto popolare al di fuori del proprio paese, e soprattutto su temi quali la guerra. Nel caso dell'euro la situazione di Blair è poco invidiabile, ed è forse un caso di "no-win". La popolazione inglese è spaccata in due sull'argomento, e anche all'interno dei maggiori schieramenti esistono posizioni divergenti: Blair sta quindi cercando di non scontentare nessuno ma recenti sviluppi negativi in "Eurolandia" (legati soprattutto ad un generalizzato aumento dell'inflazione) hanno però minato la fiducia dei consumatori inglesi, se è vero che un sondaggio ICM di Novembre colloca i pareri positivi sull'Euro ad un misero 28% del totale.
Il leader che ne esce peggio è certamente quello della Grecia, Kostas Simitis. In carica da vari anni, Simitis ha visto la fiducia dei suoi cittadini piombare a 35%, 13% in meno rispetto al semestre precedente. I motivi in questo caso paiono essere principalmente economici: la Grecia è stata il paese che ha risentito più di altri dell'introduzione dell'Euro, e le continue manifestazioni (ultimi i tassisti, i medici e i benzinai) hanno messo Simitis in una situazione molto difficile. Oltre a questi problemi molto concreti, c'è anche da aggiungere che il recente supporto di Simitis all'inclusione della Turchia nella UE non è probabilmente piaciuto a molta gente in un paese storicamente poco amico dei loro vicini d'oriente.
Diversa la situazione di un altro premier in carica da tempo, lo spagnolo Josè Aznar, che ha visto la propria popolarità declinare pericolosamente anche per la fine della crescita della ripresa economica che aveva caratterizzato i suoi primi anni di mandato: Aznar gode della fiducia del 32% dei propri concittadini (-3% rispetto all'altro periodo considerato). Come la Thatcher negli anni '80, Aznar, nel suo tentativo di liberare la Spagna dall'eredità dell'economia franchista, ha forse causato una "scossa" paragonabile a quella inglese.
(7 DICEMBRE 2002; ORE 16:42)
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