Serbia / Voto annullato per mancanza di quorum
Kostunica contesta le elezioni disertate
BELGRADO - Vojislav Kostunica non si arrende: la crisi istituzionale provocata dal nuovo fallimento delle elezioni presidenziali di domenica, annullate per mancanza del quorum di votanti, ha fatto del presidente jugoslavo il vero perdente, nonostante il voto lo abbia confermato, col 57,5% delle preferenze, come il politico più popolare del paese. Contro il rischio di venire emarginato dalla vita pubblica, il mancato presidente serbo annuncia di non voler accettare il responso delle urne e mette in campo tutta l’artiglieria di cui può disporre, ricorsi giuridici, pressioni sugli organi internazionali, minaccia di far cadere il governo. Ma i “soccorsi” arrivano intanto dall’estero: qualche possibilità potrebbe venire dall’estero e dalla scena politica interna. L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e il Consiglio europeo hanno sottolineano ieri il vicolo cieco istituzionale indotto da questo nuovo flop elettorale, causato dalla disaffezione degli elettori. La partecipazione è stata del 45,2%. Gli osservatori dell’Osce notano che l’esito infausto del voto di domenica «può danneggiare l’immagine internazionale del paese e avere un impatto negativo sulle riforme». Nessun appunto però è stato fatto sul voto in sé stesso, giudicato «in accordo con le norme internazionali». Ma il presidente Kostunica continua, frattanto, a puntare il dito sull’inaffidabilità degli elenchi elettorali. Il quadro emerso dal voto di domenica delinea una divisione in tre poli della politica serba: quello conservatore di Kostunica, quello liberale del premier serbo Zoran Djindjic e quello nostalgico del secondo piazzato, l’ultranazionalista Vojislav Seselj che col milione di voti avuti (36,3%) si attesta come terzo incomodo e campione incontrastato dell’opposizione. I rapporti di forza fra queste tre componenti sembrano destinati a paralizzare ogni iniziativa: sia per Kostunica che per Djindjic una eventuale alleanza con Seselj è improponibile, un suicidio politico a parere degli osservatori. Ma i due ex alleati ed eterni rivali, giudica la maggior parte dei commentatori serbi, sono andati troppo in là nel loro braccio di ferro per poter fare una credibile marcia indietro.




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