Stanford userà embrioni clonati
per la ricerca sulle staminali
Il direttore del nuovo centro, Irving Weissman, nega
che il progetto preveda la clonazione vera e propria
di CLAUDIA DI GIORGIO
L'università di Stanford, una delle più antiche e prestigiose degli Stati Uniti, sarà il primo ateneo americano ad effettuare ricerche sulle cellule staminali umane utilizzando embrioni clonati nelle primissime fasi dello sviluppo. Lo hanno annunciato ieri i portavoce dell'ateneo, presentando un nuovo centro di ricerca creato espressamente a questo scopo.
A dirigere l'Institute for Cancer/Stem Cell Biology and Medicine di Stanford sarà il biologo Irving Weissman, uno dei maggiori sostenitori dell'uso delle staminali embrionali per ricerche a scopi terapeutici, che negli scorsi mesi ha testimoniato in questo senso davanti al Senato USA. "Vogliamo tradurre i progressi della ricerca sulle staminali per creare linee cellulari che rappresentino malattie geneticamente determinate" ha dichiarato ieri Weissman, specificando che queste nuove linee cellulari saranno messa a disposizione di tutti gli scienziati "che lavorano alla comprensione e al trattamento di queste malattie".
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Attualmente, la normativa varata dall'amministrazione Bush limita lo studio delle staminali embrionali alle 78 linee cellulari esistenti in territorio americano prima dell'agosto del 2001, pochissime delle quali sono però effettivamente utilizzabili per la sperimentazione. Il divieto, tuttavia, riguarda solo chi intende effettuare ricerche con finanziamenti federali, e non si estende alla ricerca privata.
La neonata istituzione, hanno spiegato ieri i dirigenti di Stanford, è stata fondata grazie ad una donazione anonima di 12 milioni di dollari, ma intende cercare i prossimi finanziamenti sia nel settore privato che in quello pubblico. Le ricerche saranno orientate soprattutto allo sviluppo di nuove terapie contro i tumori, approfondendo sperimentalmente l'ipotesi che la proliferazione cellulare di alcuni tipi di tumori, ad esempio la leucemia, sia analoga a quella delle staminali, le cellule totipotenti da cui hanno origine tutti i tessuti e gli organi del nostro corpo.
Weissman spiega che la sperimentazione avverrà attraverso il prelievo di DNA da cellule umane adulte, che saranno trasferite in cellule uovo e poi coltivate in laboratorio fino alla formazione della blastocisti, a circa 6 giorni dalla fecondazione, dopo di che le staminali saranno prelevate e la blastocisti distrutta. E proprio per questa interruzione precoce dello sviluppo lo scienziato sostiene che non si può parlare di embrione.
Secondo molti ricercatori, la vita individuale inizia solo a questo punto, quando cioè le cellule staminali perdono la loro capacità di dare origine indifferentemente a qualunque tessuto dell'organismo, e cominciano a specializzarsi. Weissman distingue quindi tra l'embrione vero e proprio e il primo stadio della blastocisti, una fase di sviluppo che precede l'impianto e in cui è ancora possibile che l'ammasso cellulare si divida in due, dando origine a due gemelli monozigoti, oppure, più raramente, si fonde con un'altra blastocisti, dando origine ad un unico individuo. Il biologo ha spiegato anche che le staminali embrionali saranno usate solo per studiare malattie, e che non ha intenzione di impiantarle per farne crescere organi o tessuti.




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