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    Predefinito Diciamo insieme a don Giulio tre avemaria e un paternoster.

    Con tre avemaria vi perdoneranno qualsiasi cappellata abbiate commesso nella vostra vita di cittadini.

    Sembrano tutti cattivi, ma in realtà sono dei buonisti.

    O sono dei lassisti?

    Comunque, no problem: tu vai in confessionale da Tremonti, gli racconti i peccati veniali e quelli mortali, fai la tua offerta alla Chiesa e poi puoi fare la tua brava comunione e metterti in pari con tutti gli onesti. L'importante è che tu sia pentito.

    E dal 2003 puoi tornare liberamente a peccare con la coscienza pulita.

    Ti perdoniamo tutto: non hai pagato il bollo? Tre avemaria.
    Non hai pagato il canone Rai? Tre avemaria. 10 euro.
    Hai fatto qualche miliardo in nero e lo hai portato in Svizzera per non dare i soldi al tremonti? Tre avemaria. il 2,5%.
    Hai insozzato la città con manifesti elettorali ove non consentito? Tre avemaria. 400 euro.
    Non hai pagato le cartelle esattoriali che tutti gli altri hanno invece pagato per portarti via i rifiuti che produci più degli altri perchè sei uno sporcaccione incivile? tre avemarie, il 75% di sconto.

    Hai pagato 1000 euro di tasse invece di 60.125 perchè hai inserito una fattura falsa di 100.000 euro evadendo IVA per 20.000 euro, IRPEG per 36.000 euro e IRAP per 4125 euro?

    Con 200 euro, il 20% di quello che hai pagato, ti perdoniamo. Più un Pater Noster di ringraziamento a San Giulio.


    Corriere della sera, 14.12.2002
    Finanziaria e Fisco, la carica dei dodici condoni

    Dal bollo auto all’Ici, al canone Rai: sanatoria anche per chi ha ricevuto la cartella tributaria


    ROMA - In arrivo sul binario della Finanziaria 2003 una raffica di condoni, una dozzina in tutto. Alcuni tombali, come ha ammesso il presidente della Commissione Bilancio del Senato Antonio Azzollini (Forza Italia) destinati a «cancellare anche eventuali reati penali». Eccetto le multe, gli evasori totali e, per ora, le case abusive, si potrà sanare tutto. Anche il canone Rai, la tassa per i rifiuti, il bollo auto, l’Ici e perfino l’affissione illegale dei manifesti. Confermando le indiscrezioni dei giorni scorsi, lo scudo fiscale è stato esteso anche alle imprese con una sanzione ridotta al 2,5% che sale al 15% nel caso di rettifica del bilancio. Sarà possibile sanare, con uno sconto fiscale del 75% e nessun interesse di mora, anche i casi in cui siano già arrivate le cartelle per gli accertamenti entro il 30 giugno 1999. E’ prevista una sanatoria (al prezzo di 500-1000 euro)anche per i pensionati che lavorano in nero. Altra grossa novità riguarda l’introduzione della devolution da condono. Ci sarà, infatti, la possibilità per gli Enti locali - Regioni, Province, Comuni - di modulare le imposte a loro dovute potendo decidere se abbassarle o scegliere l’aliquota massima stabilita dal provvedimento. Si arricchisce così di ulteriori novità la serie di emendamenti che il relatore alla Finanziaria Lamberto Grillotti ieri ha presentato in Senato al termine di un lungo vertice tra governo e maggioranza. Compresa la tassa sulle sigarette che da gennaio saranno più care mediamente di 20 centesimi a pacchetto. Per il ministro dell’Economia Giulio Tremonti sulla Finanziaria «c’è stato molto nervosismo ma ora tutto si sta calmando». Un nervosismo che, secondo il ministro, ha fatto perdere di vista cose importanti come «il taglio dell’Irap delle borse di studio per i ricercatori o il credito d’imposta per le offerte contro il cancro».
    CONDONO EDILIZIO - Nella riunione della maggioranza di ieri se ne è parlato ma senza arrivare a una intesa. La soluzione, che non sembra del tutto tramontata e che potrebbe riemergere sotto forma di emendamento all’ultima ora, riguarda gli «abusi di necessità» cioè quando si è costituito senza un piano regolatore. Una partita complicata non solo per problemi politici (Lega e Udc non vogliono) ma anche perché la materia amministrativa spetta alle Regioni e non tutte sono d’accordo. Il rischio, osserva Grillotti, è che dopo la modifica del titolo V della Costituzione si scateni una guerra legale Stato-Regioni.
    LE TRE STRADE - Sono confermate le tre vie per far pace col Fisco così come scritto nei 12 capitoli dell’emendamento della maggioranza. La prima è il concordato di massa: vale per tutte le imprese e lavoratori autonomi fino a un fatturato di 5,164 milioni di euro ed è esteso fino al 31 ottobre scorso. Prevista anche la cosiddetta «tassa sulla serenità» da 300 euro per evitare controlli anche nel caso il contribuente sia in linea con il proprio studio di settore. La seconda è la definizione automatica dei redditi di impresa: il contribuente può mettersi in regola pagando una somma pari al 20% delle imposte lorde per importi oltre i 10 mila euro che degrada fino al 15% per somme superiori ai 20 mila euro. La terza è la dichiarazione integrativa: entro marzo 2003 i contribuenti potranno ripensarci e correggere quanto dichiarato al Fisco fino a tutto il 2001. Se gli importi da pagare eccedono i 2 mila euro per le persone fisiche e i 5 mila euro per le società, scatta la rateizzazione.
    CANONE RAI E TASSE LOCALI - Per ogni anno di mancato pagamento del canone ci si potrà mettere in regola - fino al 31 dicembre 2002 e anche se vi sia un procedimento legale in corso - con il versamento di 10 euro. La decisione spetta a Regioni, province e comuni che possono stabilire «la riduzione dell’ammontare delle imposte e tasse loro dovute, nonché l’esclusione o la riduzione dei relativi interessi e sanzioni». Le agevolazioni possono essere introdotte anche in caso di procedure di accertamento già in corso. In questo caso è prevista la sospensione del procedimento giurisdizionale «in qualunque stato e grado».
    SCUDO FISCALE - È estesa alle società la possibilità di sanatoria per i capitali esportati illecitamente pagando un’imposta del 2,5% sul valore delle attività che si fanno emergere. La regolarizzazione sarà valida per le attività detenute all’estero entro il 31 dicembre 2001. Le imprese possono regolarizzare, inscrivendole nel bilancio chiuso al 31 dicembre 2002, le attività omesse, pagando un’imposta sostitutiva del 15%, maggiorata del 2,5%.
    LA MANOVRA - Tra gli emendamenti anche quelli che consentono gli Enti locali di cartolarizzare gli immobili. E l’aumento della pensione minima anche per gli italiani all’estero: da gennaio potranno beneficiare di un assegno tale da raggiungere un potere di acquisto equivalente a quello conseguibile in Italia con 516,46 euro mensili per 13 mensilità. Spuntano anche 50 milioni di euro per il caccia europeo. E i fondi per Roma salgono a 90 milioni.

    Roberto Bagnoli

  2. #2
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    Ennesimo caso di post copiato dalla stampa nazionale da un post di Brunik su questo forum, dove tutti i catto-berluscomunisti lo disprezzano dal profondo delle viscere, perchè sanno che è meglio di loro.

    Comunque comincio ad incazzarmi con La Stampa e il Corriere, io non vedo mai un euro di royalties, come mai?

    La Stampa, Del 15/12/2002 Sezione: Economia Pag. 3)


    QUANDO NELLA POLITICA SI E´ AFFERMATA LA LOGICA DEL PATERNOSTER ASSOLUTORE
    La «svolta obbligata» inventata da Cicerone
    Formica diede nel 1981 «l´ultima occasione agli evasori Italiani» Da allora le sanatorie si sono ripetute e moltiplicate senza sosta

    HA scritto ieri sul «Giornale» Paolo Geronimo Cirino Pomicino a proposito del supercondono: «Finalmente una buona notizia per chi ha a cuore le sorti della finanza pubblica». Ma anche per gli evasori - ne converrà l'ex ministro andreottiano del Bilancio - che infatti a suo tempo si sono ben guardati dal pagare. «Ancora oggi - continuava passando a un trionfante "plurale majestatis" - non siamo riusciti a capire la tenacia con la quale i responsabili del Tesoro per oltre un anno hanno risposto picche e anche con fastidio». Per guardare in faccia, o negli occhi, i suddetti responsabili bastava proseguire la lettura dell'articolo che girava a pagina 11. Qui, incastonata nell'appagatissima prosa pomiciniana, compariva una piccola foto del ministro Tremonti, che l'obiettivo sembrava aver colto in un attimo di smarrimento. Questa che segue è una nota dell'Ansa del 4 luglio 2001. «Roma - Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti esclude che si possa arrivare a un vero e proprio condono fiscale». Se ne trovano diverse di questo tenore, nelle dannatissime banche-dati. Tremonti ha escluso il condono anche nel febbraio scorso, risolutamente; poi ad agosto, pure con personale veemenza (era in vacanza nel Cadore, e c'erano stati dei malintesi con villa La Certosa); quindi aveva di nuovo scartato l'ipotesi un mese fa. Lui, oltretutto, è davvero del ramo, se ne intende. Ai tempi di Prodi liquidò questo genere di provvedimenti al rango di misure «una paucum», cioè non valgono neanche la pena. Ora Tremonti è lì, un po' spaesato, a pagina 11, sotto il titolo «Svolta obbligata». All'altezza del nodo della cravata c'è l'imperterrito Pomicino che non solo si autocelebra, pure con qualche autorevole legittimità, ma si propone anche come demiurgo condonatorio: «Vorremmo aggiungere due sole raccomandazioni...». Può consolarsi, comunque, il ministro, a patto non dica pure lui che questo sarà l'ultimo condono. Nel 1981 il suo predecessore alle Finanze Rino Formica, nel presentarne uno ben più modesto, disse che si trattava di «fornire un'ultima occasione agli evasori fiscali». L'anno seguente, 1982, il condono venne prorogato. Nel 1983 arrivò quello edilizio. Nel 1984 il condono previdenziale. Nel 1986 il condono valutario. Nel 1988 il condono Inail e Inps. Nel 1989 il condono immobiliare, il condono fiscale e il condono del bollo auto. Nel 1990 Nettezza Urbana e un altro pezzettino di condono immobiliare. Ogni condono infatti tende a prolungarsi e a slittare. Nel 1991, il condono tributario. Nel 1992, l'Invim, il registro e la dichiarazione dell'allora Segretario Generale delle Finanze, Giorgio Benevenuto: «Questo condono sarà l'ultimo». L'anno appresso, 1993, Inps e Inail. Anno 1994, condono edilizio. Anno 1995, Inail e tasse auto. Anno 1996, previdenza. Poi, per la verità, i governi sembravano essersi un po' placati. Eppure, nel complesso, la storia italiana dà ragione a un Tremonti d'annata. In Italia il condono è la regola, l'eccezione è la legge. Vero. Si può risalire a molto prima di Formica. La parola viene dal latino «condonare». E' un verbo molto interessante che indica un'azione che sta fra il regalo e il perdono. Cicerone ci va a nozze, in lui c'è tutta una casistica di condonabilità: reati, crimini, colpe, quattrini, eredità. E insomma, si sa, la carne è debole, ma c'è sempre qualcuno che può chiudere un occhio. Qualcuno che passa sopra quella debolezza, ma si aspetta, anzi pretende per sè una adeguata gratitudine. In altre parole, nel condono c'è l'essenza del potere. Guarda un po' come le parole vanno al cuore delle faccende nazionali: il primo autore a mettere in circolazione il termine «condono» risulta Nicolò Machiavelli. E chi altri poteva essere? Molto italiano, oltretutto, molto fiorentino, il vecchio Nicolò, «Old Nick»: così gli anglosassoni chiamano il demonio. Nel condono, in effetti, qualcosa di diabolico ci starebbe pure. Applicarne a ripetizione, come accade in Italia, significa far entrare nella testa della gente l'idea che le attività illecite prima o poi pagano. «E' un'operazione molto pericolosa perché finisce per cambiare le abitudini, i costumi e la mentalità di milioni di persone» ha scritto tanti anni orsono Stefano Rodotà.
    Di questo aspetto la classe dirigente democristiana - di cui Geronimo Pomicino è preclaro esponente - non si è mai fatta un gran cruccio. O forse solo all'inizio, quando la paura di finire per sempre all'inferno, magari insieme con Machiavelli, era particolarmente viva. Ma certo, su un piano più politico, i democristiani furono abili a sottrarre il condono al regime assolutistico. Da strumento di prevaricazione ne fecero un veicolo di consenso. Se lo giocarono così bene, e con tale intensità che ancora oggi sembra una loro creatura. Come le raccomandazioni, o i pentiti, o le tangenti. In realtà, i dc adattarono questo benedetto condono ai capisaldi della loro più profonda cultura: il peccato originale, il Purgatorio. Moro diceva che il partito doveva guidare la società; Andreotti che doveva assomigliarle. In mezzo c'era la politica come arte del possibile, con le sue svariate e costose indulgenze da pagare ai beati con la speranza di alleviare la pena. «Io so' cattolico - diceva Sbardella - no santo». Sono cose che facevano imbestialire i laici. Per questo, sostanzialmente, Ugo La Malfa faceva una crisi appresso all'altra. La dc, secondo Sciascia, aveva trasformato la carità cristiana in «demagogica impresa assistenziale».
    Uno non pagava le tasse, sapeva che non l'avrebbero mai beccato, e un bel giorno si alzava il ministro delle Finanze a proporre la cancellazione dei peccati in cambio di una piccola multa. «Due Ave Maria e quattro Paternoster dopo la confessione» ha scritto a suo tempo il professor Panebianco. Chi l'ha detto che la politica non si fa con i Paternoster? Si potrebbe chiederlo al ministro Tremonti, che si affaccia attonito da pagina 11 del «Giornale». O forse è meglio se lo chiede lui a Geronimo Cirino Pomicino.

 

 

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