Ormai sembra che solo la Chiesa cattolica possa salvare la
società europea, ammaliata dalle teorie neomalthusiane, dall'estinzione demografica entro due-tre generazioni.
Sull'argomento segnalo questo estratto da un articolo di Guglielmo Piombini uscito sull'ultimo numero dei
Quaderni Padani dedicato all'Europa.
Grazie e saluti
__________________________________________
...Da qualche decennio la morale cristiana tradizionale seguita per secoli
dagli europei e' sotto attacco, accusata di essere repressiva, intollerante,
reazionaria. I giovani che negli anni Sessanta e Settanta hanno compiuto la
Rivoluzione Culturale contestando la propria eredita' religiosa e culturale
sono oggi tutti saldamente al potere nei governi, nelle burocrazie, nelle
scuole, nelle universita', nei media, nel cinema, e usano gli strumenti a
loro disposizione per diffondere a livello di massa l'ideologia della
controcultura, in base alla quale sono da respingere tutti i retaggi della
cultura occidentale: cristianesimo, capitalismo, famiglia, comunita',
autorità sociali, gerarchie volontarie, norme tradizionali, valori borghesi,
impegno lavorativo, decoro, decenza di comportamento, orgoglio della propria
civilta'. Al loro posto, mediante una vera e propria trasvalutazione di
valori, si celebrano l'anticlericalismo militante, la blasfemia, il
socialismo, l'egualitarismo, gli stili di vita alternativi, il
permissivismo, il parassitismo, l'irresponsabilita' individuale, il
multiculturalismo antioccidentale.
Piu' ancora degli Stati nazionali, l'Unione Europea sembra essere diventata
la centrale di diffusione di questa cultura progressista e anticristiana nel
continente. Non c'e' giorno, infatti, che le commissioni di Bruxelles o il
Parlamento di Strasburgo non emanino una direttiva o una risoluzione
finalizzata a demolire le ultime vestigia della tradizione
giudaico-cristiana. Di recente, ad esempio, la commissione europea senza
alcuna ragione si e' affrettata a finanziare al posto degli Stati Uniti il
fondo ONU per la popolazione, con il quale si sostengono in Cina e in altri
paesi del terzo mondo programmi coercitivi statali di controllo delle
nascite. Esemplare è inoltre il caso della Costituzione Europea in via di
elaborazione, dove i politici stanno facendo di tutto per escludere ogni
riferimento all'eredita' cristiana del continente.
Statalismo centralista e progressismo culturale sono i due strumenti con i
quali le istituzioni socialdemocratiche europee stanno condannando alla
decadenza il tessuto morale e materiale dell'Europa. I giganteschi apparati
di sicurezza sociale hanno infatti finito inevitabilmente per colpire l'
istituzione famigliare e l'idea della responsabilita' personale: sollevando
gli individui dall'obbligo di provvedere al proprio reddito, benessere,
salute, vecchiaia, e educazione dei figli - spiega Hans-Hermann Hoppe - si
e' ridotto l'arco dell'orizzonte temporale degli individui, e il valore del
matrimonio, della famiglia, dei figli, e dell'autorita' sociale si e'
abbassato. L'irresponsabilita', il vivere alla giornata, la negligenza, e l'
insanita' fisica vengono promossi (perche' sussidiati), mentre la
responsabilita', la previdenza, la diligenza, e il mantenersi in salute
vengono puniti (in quanto fortemente tassati).
In particolare i sistemi pensionistici pubblici incoraggiano la riduzione
dei tassi di natalita', poiché i genitori diventano meno dipendenti dai
propri figli per il sostegno negli anni della vecchiaia. Mentre un tempo
tutte le risorse risparmiate rimanevano entro il gruppo famigliare, con i
sistemi statali a ripartizione coloro che non fanno figli possono
risparmiare consistenti spese per il loro allevamento, per poi incassare in
vecchiaia i contributi versati dai (sempre più pochi) figli delle altre
coppie, o dagli immigrati: e infatti le nascite sono crollate della meta'
da quando, proprio negli anni della contestazione e della Rivoluzione
Culturale, sono stati istituiti i moderni sistemi di sicurezza sociale.
Il collasso demografico dei popoli di origine europea ha raggiunto livelli
cosi' preoccupanti da far temere, come ha denunciato il politico
conservatore americano Patrick Buchanan nel suo ultimo bestseller, la morte
dell'Occidente. Nella storia una crescente popolazione ha sempre
caratterizzato le civilta' sane e in ascesa, mentre il calo della
popolazione è sempre stato segno di declino della civilta'. Agli inizi del
Novecento un abitante della terra su tre era di origine europea, e nel 1960,
dopo due catastrofiche guerre mondiali, erano ancora circa uno su quattro
(750 milioni su 3 miliardi). Da quegli anni, tuttavia, mentre la popolazione
mondiale raddoppiava, gli europei hanno progressivamente cessato di
riprodursi. La popolazione dell'Europa e' rimasta stabile, e in alcuni paesi
ha gia' iniziato a calare. Nel 2000 la popolazione di origine europea e'
diventata un sesto di quella mondiale, e (salvo improbabili riprese del
tasso di fertilità) sarà solo un decimo nel 2050: queste - commenta
Buchanan - sono statistiche di una civilta' moribonda. A parte infatti l'
Albania musulmana, non vi e' un solo paese europeo il cui tasso di
fertilita'
si avvicini al minimo necessario per la stabilizzazione della popolazione
(2,1 figli per donna). Per mantenere nel 2050 l'attuale entita' di
popolazione compresa tra i 15 e i 65 anni, l'Europa dovrebbe importare 169
milioni di immigrati. Infatti, se il tasso europeo di fertilita' non sale, i
giovani sotto i 15 anni nel 2050 crolleranno del 40 percento a 87 milioni.
Il numero dei pensionati sopra i 65 anni salira' pero' del 50 percento a 169
milioni. L'Europa diventera' un continente abitato da vecchi, in vecchie
case, e con vecchie idee. Per mantenere l'attuale rapporto
lavoratori/pensionati, che e' di 4,8 a 1, l'Europa dovrebbe a quel punto
importare quasi un miliardo di immigrati! In pratica, dovrebbe diventare
culturalmente un paese del terzo mondo.
Sarebbe sbagliato rigettare queste considerazioni di Buchanan come
previsioni di una cassandra catastrofista, simili a quelle regolarmente
sballate degli ecologisti. Non si tratta infatti di una profezia, ma di un
semplice calcolo, dato che e' matematico che nel 2020 non ci potranno essere
in Europa piu' persone in eta' di fare figli di quanti giovani, bambini,
infanti, e neonati ci siano oggi (a parte l'immigrazione). E' quello che sta
succedendo oggi che determinera' il futuro, a meno che in tempi rapidi il
tasso di natalita' in Europa non torni a crescere fino a 3 o 4 figli per
donna: ma per ora di questa inversione di tendenza non se ne vede nemmeno l'
ombra.
Perche' gli europei hanno cessato di volere figli, condannandosi all'
autoestinzione con tanta indifferenza? Perche' le donne europee, a
differenza
di quelle delle generazioni precedenti, non desiderano piu' i figli e la
maternita'? Tutto questo, probabilmente, e' stato l'effetto di un profondo
cambiamento culturale avvenuto alla meta' degli anni Sessanta, che si e'
tradotto da un lato nel rifiuto dei tradizionali modelli di comportamento, e
dall'altro nell'edificazione di un imponente apparato assistenziale di tipo
socialista. L'Impero romano mori' per esaurimento quando il centralismo
burocratico, il fiscalismo, e l'assistenzialismo del panem et circenses
raggiunsero il culmine, insieme alla diffusione di una cultura libertina e
edonista e ad un crollo verticale della natalita'. Oggi sembra proprio che
l' Unione Europea abbia deciso di imboccare quella stessa strada.
(Guglielmo Piombini)




Rispondi Citando
