Leader del Senato Usa
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
WASHINGTON - Da una settimana, il leader repubblicano del Senato Trent Lott, uno degli uomini più potenti d’America, chiede quotidianamente scusa ai neri d’America per un commento razzista fatto alla festa di compleanno (il centesimo) di un collega, il senatore Strom Thurmond.
Nel ’48 Thurmond fu il candidato segregazionista alla presidenza degli Stati Uniti, e brindando alla sua carriera Lott si è lasciato scappare questa terribile gaffe : «Se avesse vinto Thurmond invece di Truman (democratico, ndr ), avremmo evitato all’America tanti problemi». Inizialmente, la battuta è sembrata soltanto infelice, ma Lott è figlio del Mississippi, nel profondo Sud, uno Stato dove la schiavitù prima e la segregazione poi riscuotevano larghissimo consenso tra i bianchi. E non era neppure la prima volta che il leader repubblicano del Senato esprimeva un simile parere. Il giorno dopo è stata polemica, e più tardi tempesta: i neri, i democratici e persino qualche repubblicano hanno gridato alle dimissioni.
Le sue scuse iniziali sono suonate così tiepide e goffe che il presidente Bush ha dovuto intervenire per evitare una crisi politica. Bush sa che il partito repubblicano ha due anime: quella del Nord, più aperta alla società multirazziale, e quella più conservatrice, quella del Sud. «Quel commento non riflette lo spirito del nostro Paese - ha detto Bush -. Ogni giorno in cui è stata in vigore la segregazione è stato per l’America un giorno di infedeltà ai suoi ideali».
Ieri Lott ha fatto l’ennesimo mea culpa e ha ripudiato il segregazionismo «perché immorale». Ma non ha risolto il dilemma delle dimissioni. Duro anche l’unico giudice nero della Corte Suprema, l’ultraconservatore Clarence Thomas. Si trattava di dichiarare o no incostituzionale l’incendio delle croci. Per minacciare i neri, il Ku Klux Klan dà infatti fuoco alle croci. L’incendio delle croci, ha tuonato Thomas, è il simbolo di un secolo di linciaggi nel profondo Sud. La Corte lo ha applaudito.
E.C.
Esteri




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