La difesa del cattolicesimo passa necessariamente attraverso priorità che a mio avviso non sono ancora state identificate. La battaglia per garantire i crocifissi nelle scuole e nei pubblici uffici, ad esempio, è una battaglia di bandiera ma non certo prioritaria, perchè non propedeutica e perchè non davvero incisiva sulla capacità da parte del messaggio religioso di raggiungere le coscienze. Il mio vecchio prof. di storia e filosofia, al liceo, soleva ripetere che la missione apostolica equivaleva oggi all'elmo e alla spada, in senso chiaramente metaforico. E' sotto gli occhi di tutti come la società infatti si fondi oggi su mezzi di comunicazione che mirano deliberatamente a tradurre nella sensibilità collettiva valori anticristiani, sminuendo cioè fede e costumi. Di fronte a questa situazione,che penalizza soprattutto minori e adolescenti, sconsigliati e allontanati da ogni percorso spirituale, spinti alla deriva di false culture, è necessario prender coscienza del diritto a una comunicazione etica che non precluda in alcun modo la possibilità per la persona di maturare le proprie virtù cristiane. Questa a mio avviso è la battaglia prioritaria: controrivoluzionare i mezzi di comunicazione iniziando innanzitutto col "boicottaggio" di tutti i programmi privi di contenuto formativo-educativo e chiedendo il sostegno delle istituzioni ecclesiastiche (indizione di digiuni televisivi, ad esempio) , nella speranza che in un medio-lungo termine si possa giungere a esiti soddisfacenti e auspicando che presto qualcuno possa ideare una televisione cattolica d'ispirazione preconciliare. Non scopro infatti l'acqua calda se dico che sono ormai i mezzi di comunicazione a tracciare le linee della storia, e non credo di essere eretico a scrivere che sia innanzitutto su questo campo che si debba pensare la "reaction".




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