Dopo le denunce del Prc le dimissioni del sindaco. Rifondazione: «Elezioni subito»
Arezzo, il piano regolatore e le mani sulla città
Beatrice Macchia
Arezzo - nostro servizio
Il Guazzaloca toscano ha ammainato la bandiera e si è dimesso. Luigi Lucherini un ingegnere "prestato" alla politica ha rimesso l'incarico di Sindaco di Arezzo. Adesso avrà tempo 20 giorni per decidere se ritirare o meno le dimissioni, altrimenti il primo governo di destra della storia di Arezzo sarà sciolto e commissariato.
Il successo di Lucherini, nel giugno del '99, arrivò inaspettato. Il candidato del centrosinistra - che al primo turno aveva ottenuto il 47% dei voti- rifiutò l'apparentamento con il Prc, convinto che il 6,5% ottenuto da Rifondazione sarebbe andato spontaneamente sul suo nome. Invece, non solo gli elettori del Prc ma anche tanti altri, che al primo turno avevano scelto l'Ulivo, decisero di disertare le urne.
Particolare indignazione nel popolo di sinistra fu alimentata dalla decisione di Paolo Nepi, un professore cattolico candidato a Sindaco per il centrosinistra, di sottoscrivere un accordo politico con "Progetto Arezzo", una lista apparentemente civica ma in verità costituita in buona parte da esponenti del partito di Pino Rauti. Il risultato fu di spalancare le porte alla vittoria di Luigi Lucherini. Così Arezzo, come Bologna, diventava il simbolo nazionale dell'avanzata delle destre in tutto il Paese. Ma la luna di miele con la città si deteriorava ben presto. Il sindaco si caratterizzava per il suo personale conflitto d'interessi sulle grandi scelte urbanistiche.
Il suo studio, la Lucherini Consulting, ora affidato ai figli, presentava a ripetizione varianti e proposte di concessioni edilizie, che la sua giunta ovviamente approvava. A rompere le uova nel paniere era il gruppo di Rifondazione Comunista, che con un preciso dossier chiedeva di separare gli affari di famiglia da quelli pubblici. L'intera opposizione si aggregava alla battaglia del Prc sul conflitto d'interessi ottenendo che in più occasioni, sulle pratiche del sindaco, in consiglio comunale mancasse il numero legale.
Una vera e propria guerra di logoramento si apriva dentro la stessa maggioranza. An, approfittando del conflitto d'interessi del sindaco, teneva sulla graticola Lucherini approvando una delibera che moltiplicava le possibilità di varianti al piano regolatore. In più, i "nazional alleati" occupavano interi settori della vita pubblica aretina.
Recentemente ArtLab, una associazione composta da dirigenti di An e parenti di consiglieri in carica di quel partito, con atti semiclandestini e non protocollati metteva le mani sulla gestione del teatro e sulle iniziative espositive. La maggioranza di centrodestra, che intanto aveva privatizzato le farmacie comunali nonostante il pronunciamento oppositivo di un referendum consultivo contrario alla vendita, alternava arroganza amministrativa ad una crescente rissa interna.
Defenestrato l'assessore all'urbanistica su due piedi, perchè si opponeva ad alcuni megaprogetti palesemente in contrasto con una corretta politica urbanistica, Lucherini continuava il suo braccio di ferro con An. A sorpresa, con un colpo teatrale durante una interrogazione presentata dai gruppi di opposizione, Lucherini annunciava le sue dimissioni parlando di «disoneste criminalizzazioni, tradimenti continui, offese e prepotenze, il tutto mirato a distruggere e non a costruire un futuro della città».
«Avevamo ragione - hanno affermato i consiglieri comunali del Prc Alfio Nicotra e Marco Bianchi - il conflitto d'interessi ha finito per divorare la prima giunta di centrodestra della storia di Arezzo. Adesso ci aspettiamo coerenza dal Sindaco e che si restituisca la parola alla città». Insomma elezioni subito.




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