IL MARKET DEL PERDONO
CONTINUA A PAGINA 2
Non c’è bisogno di sondaggi per capire il significato dei dodici condoni inclusi nella Finanziaria in un Paese dove fino a qualche tempo fa il 40% degli utenti evadeva il canone Rai, il 70% non metteva le cinture di sicurezza e il 30% raccontava come sogno-incubo ricorrente la visita a casa di un ispettore che a scelta controllava la validità di un esame di maturità o la data del bollo automobilistico scaduto. Il desiderio di un Dio cancellatore appartiene a un resistente immaginario popolare. Preoccupante è soprattutto la dissonanza fra le idee sostenute e le abitudini coltivate. A parole i più condannano il perdonismo, ma nei gesti continuano ad accumulare i fatti e le cifre che poi si presentano in fila al cancello del perdono.
C’è questa volta una novità negativa.
La novità negativa sta nella gelida indifferenza globale rispetto agli altri, agli estranei, ai diversi che pure vivono altre realtà, modificabili con la stessa strategia dei condoni. Nelle stesse ore in cui a Roma cominciava al Senato il cammino delle possibili sanatorie, a Milano, nel carcere di San Vittore, il presidente della Camera parlava ai detenuti dell’indulto, cioè del condono che Karol Wojtyla ha invocato a loro vantaggio davanti al Parlamento. Parlava, i carcerati applaudivano, il giorno dopo i politici poco hanno mostrato di apprezzare. Del resto anche le reazioni al Papa erano state fredde. Casini ha ora promesso che la proposta sarà votata entro gennaio. Ma realisticamente questo condono è quello che ha meno speranze. Agli altri fuori dal carcere non interessa, anzi crea problemi di sicurezza. Eppure questo atto d’indulgenza di massa ha dietro di sé la più drammatica delle emergenze. L’affollamento delle prigioni impedisce di riabilitare cittadini che, a norma di legge, sono detenuti proprio per essere riabilitati.
Sulla correttezza etica e sulla resa finanziaria dei singoli provvedimenti è in atto uno scontro politico che si muove dentro schemi contrapposti. Quanto poi entrino in gioco il riequilibrio dei conti dello Stato e la prospettiva di azzerare il disordine fiscale, chiudendo con il passato e partendo con la riforma, nell’incattivito clima politico non è facile da giudicare. Del resto vengono da esperienze governative e da cultura di sinistra alcuni dei migliori tecnici che stanno formulando previsioni di incasso dai condoni e definendo per il governo i meccanismi stessi delle singole operazioni.
Questa grande «operazione sonni-tranquilli per i cattivi di massa» segue un filo grigio lungo trent’anni, che non sembra essersi spezzato, a giudicare dalle vie delle metropoli, dove le auto sono parcheggiate in seconda e in terza fila. C’era un emendamento, poi ritirato dopo la ribellione «bipartisan» di Albertini (sindaco di Milano, forzista) e Veltroni (sindaco di Roma, ulivista), per amnistiare anche queste multe.
Fra due anni, a ripresa auspicabilmente avviata, si potrà stabilire se la scelta dei condoni è stata sbagliata o giusta. Certo resta però l’errore metodologico di tagliar fuori da questo clima la parte più delicata della questione. Non si può perdonare soltanto il denaro grigio o malandrino e ignorare le lacrime di chi ha sbagliato violando la legge ma non si vede come tassare il suo sbaglio, visto che non c’è alcun riscatto fiscale da fargli pagare.
C’è poi, impietrito testimone, l’altro Paese che non appartiene alla falsa tradizione dei mandolini spensierati, la moltitudine che fa la fila alla Posta per pagare il bollo auto e il canone Rai, che compila con diligenza il modulo Irpef.
A operazione condono fiscale conclusa, il Potere dovrà chiedere scusa a questo Paese. E non soltanto a parole. Inventate pure un bollo rosso, una formula permanente di discount fiscale, fatevi venire un’idea da supermarket, per i clienti onesti dello Stato italiano, di cui oggi la Finanziaria non parla.




Rispondi Citando