Dopo il 12 Dicembre un'altra dramamtica ricorrenza.
Nella notte tra il 15 ed il 16 Dicembre del 1969 moriva Giuseppe Pinelli.
Il ferroviere anarchico precipitava dal quarto piano della Questura di Milano dove era trattenuto in stato di fermo per interrogatori da più di 72 ore senza che gli venisse contestato alcun reato specifico.
Pinelli era stato fermato durante la perquisizione della sede anarchica di Via Scaldatole nel quadro delle decine di fermi che avevano colpito l’area anarchica immediatamente dopo la strage di Piazza Fontana (il 12 Dicembre).
La Questura di Milano era all’epoca gestita da individui di antica fede fascista come il Questore Guida ed il Capo dell’Ufficio Politico Allegra, entrambi funzionari del regime nel ventennio.
A gestire l’interrogatorio dell’anarchico era invece il commissario Luigi Calabresi ed altri funzionari di P.S. ed uomini dei Carabinieri (come Lo Grano).
I vertici di Via Fatebenefratelli parlarono immediatamente di suicidio. Pinelli travolto da prove schiaccianti avrebbe deciso di lanciarsi dalla finestra della stanza dove era sotto interrogatorio.
La sinistra extraparlamentare parlò immediatamente di omicidio di Stato avviando una violentissima campagna di stampa.
Il procuratore D’Ambrosio avviò un’indagine sull’accaduto ed al processo tutti furono assolti perché secondo i giudici, incuranti del ridicolo, Pinelli era deceduto per “malore attivo” (ma che vorrà mai dire?).




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