Chissà, mi chiedo, se è possibile parlare di "Buttane" senza entrare nel sociale e ignorando l'esistenza della rettorica del princìpio. Chissà, mi chiedo se qualcuno il film di Grimaldi l'ha visto e l'ha visto come Grimaldi voleva si vedesse, con uno sguardo a-morale, con quell'alfa privativo che in pratica e in sostanza se ne frega di dire che ci sono le brave ragazze che vanno in paradiso e quelle cattive che vanno dappertutto, ma che semplicemente parla della prostituzione come ne parlano le immagini che sono sotto i nostri occhi quando si posano di notte sui cigli della strada, cigli non proprio inumiditi nè commossi, ma semplicemente anneriti di mascara e, forse, di qualche umore che non proprio è nero.
Cioè, nessun'attrice aveva la faccia da miliardaria in vacanza di Julia Roberts, e neppure mi veniva da pensare che avrebbero dovuto incontrare Richard Gere per avere il lieto fine, e cioè il lieto scopo, mi sembrava perfetto così, una bella visualizzazione di una realtà marginale fuori dalle issues sindacali e delle soap, nessuna critica di fondo e assenza di redenzione artistica: le buttane erano buttane-buttane insomma. In un bianco e nero latteo e trasparente, perfetto, eterno e classico come le foto di scuola pe r fotografi dei monumenti riflessi nelle pozzanghere o dei ritratti in retro copertina degli scrittori che sanno di essere tradotti all'estero, bianconero col sapore della perfezione e del distacco, ma non distacco umano, il distacco del tempo, dei ricordi, che sono in bianco e nero, che di colorato hanno solo gli aggettivi del racconto che ne segue, e il sapore di polipo crudo sulla lingua...
Mi piaceva da morire il discorso della buttana alle due testimoni di Geova, davvero, un'apice verbale secondo me, di rara bellezza e verve, un discorso senza pause nè respiro, in perfetto dialetto siciliano (e già questo è un colpo di stile, perchè la buttana che si rispetti, quando ce la immaginiamo, se non senza accento e parlante un italiano televisivo e incolore, al massimo ha un accento slavo), accorato e sincero cui sottostavano argomentazioni di princìpio difficilmente superabili.
E mi è piaciuta da morire la buttana napolatana, l'attrice è pure famosa, ma non ne ricordo il nome. Bravissima nella gestualità, nelle battute, in quel suo girarsi, Gilda di periferia in odore di abusivismo insanato, coprendosi una risata vezzosa quanto priva di vezzo, ma comunue molto, molto femmina, mentre guarda negli occhi "U' Turcu" che le ha appena ammazzato addosso il protettore palermitano.
Ho già detto altrove dell'altra scena del magnaccia che intrattiene le ragazze cantando al karaoke una canzone come "Casa bianca" di Don Backy (che sto ascoltando in questo momento). Mamma mia, quegli occhi, quella melodia, quel paradosso familiare, quotidiano un pò grottesco che fa di tutti noi, Pippo Baudo compreso, delle macchiette televisive sotto un cono di luce immaginario...
Siamo tutti delle star, come a modo suo direbbe Moby...
Ok, insomma, l'abitudine ci salva e ci fa sopraviver a tutto, e in ogni mondo si forma un micromondo con le sue regole e i suoi ricorsi: i cuori infranti si cercano, cantava una sulla strada, e l'altra :"Statte zitta che accussì li fai scappare tutti!".
Per gli appassionati del genere, cioè, dato che tali appassioneti non possono esistere se non in alcune storie di Dylan Dog, per chiunque sia un curioso consiglio, bibliograficamente come da buona Hdemica quale sono:
museo virtuale
uno sguardo sulle associazioni sindacali
giochino interattivo, fore real ghetto pimps cui non ho mai avuto il coraggio di iscrivermi, sicchè, a parte il fatto che esiste, non posso garantire altro...
e, per finire, un saluto al regista
...:ò






...:ò
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?...nomina nuda tenemus, ho il terzo occhio inumidito e commosso, giuro.
