Scoppia la polemica per un'ordinanza del sindaco che vieta agli stranieri di frequentare i parchi. Il parroco: "Se non c'è posto lasciamo vuota la culla di Gesù". Gli extracomunitari: "Dateci spazi".
di Melissa Bertolotti
VICENZA – Panchine vietate, per Natale. Ma anche parchi blindati e soste proibite nei giardini, durante il periodo delle feste. Recita così l’ordinanza dicembrina del Comune di Vicenza. Che, per volere del suo sindaco, Enrico Hulvech di Forza Italia, ha proibito di "bivaccare, dormire o restare sdraiati sulle panchine o sui manti erbosi". Una disposizione che, si legge, si rivolge in particolare "ai numerosi stranieri che affollano i parchi e importunano i passanti".
Scritta dal vicesindaco Valerio Sorrentino, che è anche assessore all’ambiente, al patrimonio e alla sicurezza, l’ordinanza comunale segue la linea di Giancarlo Gentilini, il sindaco leghista di Treviso che aveva per primo proibito le panchine agli extracomunitari. Il vespaio sollevato dal primo cittadino triestino, però, sembra non aver frenato la “voglia d’ordine” nella città del Palladio. Scatenando, com’era prevedibile, la rivolta tanto del coordinamento locale per stranieri, quanto quella del parroco.
"Mi chiedo che fastidio danno queste persone quando, dopo una settimana di lavoro, si incontrano per scambiare qualche parola nella lingua nativa” dice don Flavio Grendele, che lancia anche una provocazione: “Perché non lasciare quest'anno vuota la culla di Gesù, con la scritta 'non c'era posto per loro' in ossequio all'ordinanza del Comune di Vicenza?".
Un atteggiamento che, comunque, non appare isolato. Proprio in questi giorni, infatti, il Comune di Vicenza ha spedito gli auguri di Natale anche alle associazioni "Luna e l'altra" e "Donna chiama donna", attive da anni nella solidarietà alle immigrate che, da tempo, si vedono negato ogni minimo finanziamento. “E’ assolutamente ipocrita – sostiene Nirou Morteza del Coordinamento stranieri di Vicenza – gridare allo scandalo se gruppi di stranieri "bivaccano" nei parchi, quando in città mancano completamente gli spazi associativi, ricreativi, culturali, in cui gli immigrati possano ritrovarsi e socializzare”.
(16 DICEMBRE 2002, ORE 8:16




