Bossi: "Una rete Rai al Nord"
Il Senatùr arringa i suoi durante un comizio a Milano: "Basta con Roma ladrona. E' indegno che chi paga fior di tasse non abbia un suo canale televisivo".
MILANO - ''E' bene che in Consiglio dei ministri si sappia che noi non avremo pace, che il nord non avrà pace, finché non ci sarà una rete Rai al nord. E poi una anche al sud. E una al centro''.
Umberto Bossi, ministro delle Riforme e leader della Lega Nord chiude col botto il suo comizio milanese, ribadendo la sua battaglia per avere una rete Rai a Milano e inserendo questo obiettivo nel programma più generale di riforme del Paese.
Il Senatùr fa fuoco e fiamme quando affronta il capitolo Rai. E per l'occasione, un convegno sul federalismo al qaule partecipano anche i ministri Maroni e Castelli, rispolvera il suo motto di "Roma ladrona". Lo fa ricordando che ''nei confronti del nord c'è sempre stato, fin dai tempi di Crispi, un atteggiamento di sospetto. Il motto era: 'comanda Roma padrona e il territorio paghi le tasse e zitto'. Il vero problema del nord è che è pieno di chiacchieroni, che parlano parlano e si lamentano ma poi non fanno; ma se si vuole davvero il cambiamento occorre scendere in piazza. Ci vogliono i coglioni per cambiare e i dirigenti della Lega li hanno avuti, rischiando pure la galera, mica chiacchere!''.
Da qui la richiesta, che suona quasi come un ultimatum agli alleati di governo, di dare vita al più presto a un canale Rai targato Nord.
''E' indegno - prosegue Bossi - che il nord che è un gigante economico che paga fior di tasse non abbia una sua rete televisiva. E' così che siamo diventati un gigante economico e un nano politico. Con la televisione invece puoi far sapere che esistono altre visioni del mondo, non solo una ovvero quella di Roma, e magari anche fare da esempio per gli altri''.
(21 DICEMBRE 2002, ORE 19:00)
Da tali affermazioni, si percepisce persino il disprezzo verso i militanti che in fatto di scendere in piazza non sono mai stati secondi a nessuno.Aggiungere poi che i dirigenti leghisti hanno avuto i coglioni,equivale dire che la militanza non li ha avuti.
Personalmente penso il contrario, e se oggi stentano a raggrupparsi in fiumane per un nobile ideale,la colpa va sicuramente alla classe dirigente, che ha svuotato di contenuti anche il credo che i Padani possedevano.Ho un profondo rispetto verso tutti i militanti e non, che hanno messo a repentaglio il lavoro,la famiglia,il proprio denaro,le proprie ferie per sostenere la Lega.Un ricordo su tutti;centinaia di gazebo al Nord per anni, con protagonisti i militanti impegnati per la causa padana,mentre la classe dirigente seduta sugli scranni regionali e romani pensava che il progetto politico fosse troppo forte e forse compromettente alla salvezza del proprio stipendio.Mi spiace caro Ministro,tanto di cappello ai Padani e non certamente ai leccapiedi che per opportunismo personale ti hanno circondato.




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