L'articolo di Ugo Gaudenzi chiude il lungo dibattito sulle prospettive della cosiddetta "area" ed apre la posizione del quotidiano. Riporto:
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Lunedi 16 Dicembre 2002 - 12:09 Ugo Gaudenzi
Sinistra Nazionale
Più volte, in questi decenni, abbiamo messo nero su bianco, e con nostro esclusivo lavoro e merito, chiare analisi e indicazioni di lotta sulla situazione politica nazionale ed internazionale, culturale ed economica di questa nostra umanità.
Nell ‘immediato dopoguerra, e per un ventennio - nei laboratori di idee e di azione della Federazione Nazionale Combattenti Rsi, erede della non firmata resa degli italiani agli invasori angloamericani, e nei cenacoli dei fedeli all’idea dell’Europa-Nazione - abbiamo tenute alte le nostre bandiere di libertà nazionale e giustizia sociale.
Alla fine degli anni Sessanta - nei laboratori di idee e di azione di Giovane Europa, dell’Orologio, del Movimento studentesco e operaio d’Avanguardia e nell’organizzazione Lotta di Popolo, che raccolse e arricchì le prime tre esperienze - con una possente rivolta di generazione, assieme ma contro la cosiddetta “Nuova Sinistra “, abbiamo stracciato i veli del mondo senza radici, grigio, coloniale ed oppressiva che la seconda guerra mondiale aveva regalato agli europei e agli altri quattro angoli del pianeta, indicando nelle lotte di liberazione nazionale - nella lotta di popolo - e nella socializzazione - la gestione diretta delle grandi imprese - i motori della storia di oggi.
Alla fine degli anni Settanta - nei laboratori di idee di Dimensione Europea e de l’Uomo libero - abbiamo ridefinito la noStra identita storica e culturale, e, tornati in possesso del nostro socialismo nazionale, abbiamo identificato il nemico, il pensiero unico planetario, la dittatura democratica atlantica, come il veleno da combattere. E indicato nella ‘più Grande Europa ‘, da Dublino a Vladivostok, e nel federalismo tra le nazionalità d ‘Europa, dell ‘est e dell ‘ovest, lo spazio vitale per una riconquistata sovranità della nostra più grande nazione.
Alla fine degli anni Ottanta - in quegli stessi laboratori di idee, e in una stupefacente unità di pensiero tra individui e gruppi fisicamente e geograficamente lontani - abbiamo visto riannodarsi le fila della nostra battaglia politica. Riscoprendo a Mosca, a Parigi, a Berlino, nuovi-antichi germogli della stessa lotta. Partecipata, a Milano, dall’eretico periodico Orion, dalle eretiche editrici Barbarossa e Insegna del Veltro, dall’eretico Movimento Antagonista di Aurora, e finalmente compresa - ma non sviluppata nelle sue naturali conseguenze - da un vasto ambiente nazionalista, risvegliato dalle analisi della cosiddetta "Nuova Destra".
Alla fine del vecchio secolo e agli inizi di questo nuovo - decine, anzi: centinaia, di nuove realtà, di nuove iniziative, di nuovi laboratori, tutti eredi di tutta questa nostra storia - sono oggi sul punto di aggregarsi in un ‘unica rete movimentista, nazionale ed europea, per riconquistare la libertà dei popoli contro il mondialismo e la globalizzazione.
Nel nome della Sovranità di Uomini e Popoli e nel nome del Socialismo Nazionale.
E’ questa, unicamente, la nostra “area".
Un’ “area” antica-nuova, di sinistra nazionale.
Dove non c ‘è posto per compromessi, nè con gli internazionalisti-umanitari che tentano di manovrare la rivolta contro la globalizzazione incanalandola nelle secche di una ridicola società priva di forza, di identità e di differenze, utile massa di manovra per chi domina il mondo, e nè con gli integralisti-reazionari, ipocritamente sempre pronti a cavalcare tigri altrui, senza nemmeno comprendere il colore della loro pelle.
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La scelta è chiara, e, per quel che mi riguarda, inevitabilmente condivisa.
Più volte è stata diagnosticata l'ignavia come il peggiore dei mali; ritrovo nel fondo di Ugo Gaudenzi l'immagine più fresca e futuribile di un movimento che supera il passato per dare voce al futuro.
Se poi non sia attuato in futuro, me ne rammaricherò.
Per me, più che un bell'articolo, è un editoriale doveroso. Non servono (a mio modo di vedere) fascisti incapaci di affrontare il domani in modo credibile (il primo sono io), ma serve , alla luce della Dottrina Fascista, forgiare il domani alla giustizia sociale in nome dei nostri figli.
Una scelta bisogna farla, senza scelte ci si può piangere addosso, pontificare, perfino tramadare, non si può però concorrere a costruire il futuro, alla vigilia della Madre di Tutte le Battaglie, da alcuni già intuita come quella guerra finale tanto attesa del sangue contro l'oro.
Non si possono condannare i noglobal senza formare e diffondere un movimento seriamente antiglobalista, significa gettare sabbia nel vento, cioè nulla.
Non si può affrontare il domani partendo dall'ieri e non dall'oggi.
Non si può (io per primo) storcere il naso senza agire.
Il momento arriva, e sarà profondamente tragico. I mondi si affrontano e noi pensiamo alle diversità "incolmabili" tra veterodestra e veterosinistra senza fondere le spiritualità e le forze antimondialiste e, prendendone però le distanze, senza proporre altro.
La guerra che viene non sarà una guerra italiana ma una guerra mondiale. Schierarsi all'ultimo istante o, peggio, non prendere una posizione vorrà dire essere incapacitati dagli eventi.
Se a voi va bene così, io però ci penserei un pò.
Saluti a tutti.




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