La sanità campana è una delle più malate d’Italia. Il suo stato di salute è pessimo e il governo ha deciso di commissariarla: il commissario è lo stesso governatore che, con i suoi due mandati elettorali a Palazzo santa Lucia, avrebbe dovuto rimettere in salute gli ospedali, le Asl, le cliniche della Campania. Un compito difficile, certo, perché nessuno ha in mano la bacchetta magica e tuttavia l’uomo politico più longevo della Seconda Repubblica (è in sella da prima che ci salisse Silvio Berlusconi) poteva almeno avere come obiettivo il non-peggioramento della sanità. Invece, il sistema sanitario è stato utilizzato a regola d’arte per alimentare il potere clientelare della politica. Si sa come funzionano malissimo in Italia queste cose: invece di avere una politica al servizio della sanità abbiamo la sanità al servizio della politica.
Un capolavoro politico, morale e sanitario che ci consegna il primato europeo della malasanità Oggi il governatore-commissario – in pratica è il commissario di se stesso – ha un compito ancora più difficile: razionalizzare il sistema sanitario regionale tagliando qua e là nella spesa sanitaria piena di buchi e sprechi e chiudendo un numero non piccolo di ospedali-fantasma. Per compiere questa opera di taglia e cuci è stata approvata anche una legge sul finire dello scorso anno: la ormai già famosa – per molti famigerata – legge 16. La cura della sanità della Campania, quindi, è già stata individuata. Solo che il medico non sembra avere alcuna intenzione di applicare la cura. Anzi, su questa legge regionale pare che lo stesso Pd non sia d’accordo con se stesso. Il sindaco di Salerno, ad esempio, Vincenzo De Luca, non è proprio innamorato di questa legge perché gli andrebbe a chiudere un po’ troppi ospedali dalle sue parti – soprattutto quello bello grande di Agropoli – e con la campagna elettorale alle porte – e forse con la sua stessa candidatura alla guida della Regione – il sindaco-sceriffo di Salerno non è proprio contento. La legge regionale, quindi, voluta proprio dal Pd è oggi un problema per lo stesso Pd. O, forse, il vero problema è proprio il Pd che non rappresenta la soluzione del problema sanitario perché è i lproblema.
Se la legge 16 non trova una facile e scorrevole applicazione da parte della stessa giunta che l’ha sollecitata non si potranno aprire neanche quelle nuove strutture che in alcune zone della Campania garantirebbero il servizio sanitario e darebbero una boccata di ossigeno ad una regione in cui il tasso di disoccupazione è il doppio rispetto alla media nazionale. È caso del nuovo ospedale di Sant’Agata dei Goti che è stato costruito nel decennio scorso, è stato dotato di ogni avanzata tecnologia, ha una capacità operativa di 180 posti letto a regime, è costato 30 milioni di euro, è stato persino inaugurato, ma è chiuso e non si capisce se aprirà e quando. Per aprirlo bisogna applicare quella legge 16 che al momento Bassolino da una parte e il resto del Pd dall’altra mantengono in una sorta di limbo o terra di nessuno. Ma la mancata applicazione della legge 16 sta causando anche tutta una serie di battaglie locali in cui gli ospedali, le aziende sanitarie, le Asl, i medici, gli infermieri si mobilitano ora per quell’ospedale ora per quell’altro. Ognuno cerca di tirare l’acqua al suo mulino perché ciò che è assente è quel necessario sguardo d’insieme che dovrebbe disegnare il sistema sanitario della Campania e, in subordine, i piccoli ma preziosi sistemi sanitari delle singole regioni.
Non. è davvero un caso che la sanità campana sia stata commissariata. Se si guarda bene ciò che sta accadendo -una sorta di anarchia sociale e sanitaria – è questo il maggior fallimento della stagione politica di Antonio Bassolino. Un fallimento che se indagato si guadagnerà senz’altro il primato del fallimento dei fallimenti che finora spetta alla notissima questione della spazzatura.
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repapelle: In effetti sono più Trend.!!!!
