Le ragioni per nazionalizzare la Fiat
L'ordine del giorno approvato dal Comitato politico nazionale del Prc
Nella feroce concorrenza che oppone le grandi case automobiliste, nel quadro della globalizzazione capitalista, la Fiat è uscita pesantemente sconfitta: Ripetuti errori della proprietà e del management che, a partire dalla sconfitta imposta ai lavoratori nel 1980, hanno puntato solo sulla riorganizzazione del processo produttivo per ridurre il costo della forza lavoro ed aumentare lo sfruttamento, rinunciando a una scelta di innovazione del prodotto, hanno condotto la più grande azienda del paese sull'orlo della bancarotta. La famiglia Agnelli e gli altri principali azionisti hanno deciso da tempo di uscire dall'auto per cercare fortuna e profitti in altri settori, più facilmente redditizi. Il piano presentato nei mesi scorsi è finalizzato unicamente ad un drastico taglio delle capacità produttive e degli organici, ad una riduzione del numero degli stabilimenti, per rendere appetibile alla General Motors l'acquisizione della FIAT auto. Il piano ha quindi l'unico obiettivo di salvaguardare il capitale delle banche e degli azionisti FIAT auto.
A pagare i costi del fallimento produttivo, strategico e gestionale del gruppo dirigente Fiat sarebbero migliaia di lavoratori e di lavoratrici del gruppo, e per le conseguenti ricadute che si producono in tutta la componentistica auto e nell'indotto, altre decine di migliaia nelle aziende collegate. Ma la scomparsa della principale azienda italiana avrebbe ripercussioni disastrose su tutta l'economia del paese, ed in particolare segnerebbe un ulteriore depauperamento dell'apparato industriale tale da peggiorare ulteriormente la stessa collocazione dell'Italia nella divisione internazionale del lavoro. Questa dislocazione dell'apparato produttivo italiano su un terreno totalmente esposto ad una concorrenza centrata sui costi e non sulla qualità, porrebbe le basi per una ulteriore aggressione ai diritti e alle conquiste di tutto il movimento dei lavoratori. Sconfiggere il piano della FIAT non è quindi solo interesse dei lavoratori direttamente interessati ma di tutto il movimento.
La dura lotta dei lavoratori
Da molte settimane le lavoratrici e i lavoratori sono protagonisti di una dura lotta che li ha già visti impegnati in tantissimi scioperi, in ripetute manifestazioni di piazza e, nel caso di Termini Imerese, in una vera e propria sollevazione dell'intera popolazione del territorio in cui un importantissimo ruolo hanno le donne.
Dopo una lunga fase in cui sono stati solo la FIOM e i sindacati di base a farsi carico delle lotte, denunciando i gravissimi pericoli che incombono sui lavoratori e sull'intero tessuto sociale, anche le altre organizzazioni sindacali sono state costrette a prendere atto della scelta della Fiat di giocare apertamente la carta dei licenziamenti collettivi di massa. Insieme si sono dunque pronunciati positivamente per il rigetto del piano Fiat, della cassa integrazione, richiedendo un intervento pubblico sulla proprietà per imporre altre scelte produttive e la difesa dell'occupazione. La richiesta dell'intervento diretto dello stato nel capitale della FIAT, fatta propria anche da CGIL CISL e UIL, è quindi diventata la rivendicazione unitaria di tutto il movimento sindacale.
Il governo dopo aver oscillato sulle scelte di operare di fronte alla gravità dei fatti, si è allineato sul piano Fiat e pare interessato unicamente a trovare qualche palliativo per Termini Imerese la fine di dividere il movimento e poter chiudere la vicenda con l'accettazione del piano FIAT e un largo uso di ammortizzatori sociali. Il centro sinistra è stato il più fedele interprete delle scelte dell'azienda, si è sempre espresso contro l'intervento pubblico nella proprietà e ha nei fatti proposto un più rapido passaggio alla GM.
Ne il centro destra, ne il centro sinistra, al di là delle parole e dei generici auspici, non hanno quindi avanzato alcuna proposta coerente in grado di rispondere al drammatico taglio occupazionale, di assicurare la presenza di una industria dell'auto nel nostro paese, di proporre le necessarie riconversioni. Tant'è vero che la piattaforma sindacale unitaria, su cui si stanno facendo le lotte, delinea una linea complessivamente alternativa a quella che i due principali schieramenti politici stanno adottando sulla vicenda.
Fallimento del modello di mobilità
Parallelamente a questa crisi verticale della Fiat assistiamo all'evidente fallimento del modello di mobilità basato sulla centralità dell'auto privata, in particolare per quel che riguarda le grandi aree metropolitane. L'Italia è il paese europeo che ha la maggior quota di automobili pro capite e questo non ha determinato un miglioramento della mobilità individuale ma bensì rilevanti problemi ambientali, un forte aumento dei tempi si spostamento e un intasamento in generale delle città da parte delle automobili, in sosta o in movimento. E' quindi necessario un ripensamento complessivo della mobilità, al fine di rispettare compatibilità ambientali e sociali.
Di fronte a questa situazione drammatica si impongono scelte radicali per impedire un disastro sociale senza precedenti.
Rifondazione Comunista avanza una proposta chiara: nazionalizzare la Fiat Auto per difendere l'occupazione e costruire un forte intervento pubblico sulla mobilità che affronti i problemi del traffico e dell'ambiente.
Solo l'intervento diretto dello stato nella proprietà, come chiedono anche i sindacati, può far proseguire una attività imprenditoriale che oggi i padroni della Fiat non vogliono più continuare. Solo il potere pubblico può garantire un ridisegno della mobilità pubblica e individuale a partire dalla grande aree urbane. Occorre mantenere in vita la Fiat nella sua integrità aziendale e trasformarla in una azienda produttrice di mobilità. La capacità di innovazione che la proprietà non ha avuto sul terreno specifico dell'auto può essere recuperata proprio nell' indirizzare l'azienda nella ideazione, produzione e realizzazione di sistemi di mobilità integrata, in cui la produzione dell'auto sia uno degli elementi.
No alla chiusura di stabilimenti
Oggi è quindi necessario sconfiggere il piano Fiat, a partire dal rigetto della chiusura di qualsiasi stabilimento e della cassa integrazione a zero ore, imponendo la distribuzione del lavoro tra tutti i siti produttivi, e praticando la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario. Questo al fine di far avanzare un altra logica politica che intrecci la modifica dell'assetto proprietario con la trasformazione della mobilità in questo paese.
A tal fine è indubbiamente necessario in primo luogo far conoscere la nostra proposta e costruire attorno ad essa il massimo di consenso. Occorre cioè allargare il confronto sui nodi strategici che sono in ballo nella vicenda Fiat allargando i soggetti interessati e provando a costruire un intreccio con il dibattito avvenuto a Firenze e proposito di modifica del modello di sviluppo. Questo tentativo di allargare la vertenza e di uscire da una logica puramente difensiva deve però avere al centro la concreta risposta alla Fiat in termini di conflitto. Per questo noi riteniamo necessario agire su tre livelli:
In primo luogo riteniamo necessario arrivando rapidamente allo sciopero generale nazionale sulla questione della Fiat e dell'occupazione, contro i licenziamenti e la precarizzazione del lavoro. Occorre costruire una piattaforma unificante tra vertenze in difesa dell'occupazione, messa in discussione della precarietà e lotte dei disoccupati che dia uno sbocco generale alle diverse situazioni a partire dalla rivendicazione della riduzione d'orario a parità di salario.
In secondo luogo serve un decisivo salto di qualità nella costruzione delle lotte, che veda un mobilitazione comparabile a quella di termini Imprese in tutte le situazioni interessate.
In terzo luogo è necessario allargare le lotte dagli stabilimenti al territorio, costruendo comitati locali e costruendo una pratica diffusa di blocco delle merci della Fiat. La costruzione di azioni di disobbedienza non violenta che puntino a bloccare la circolazione delle merci li dove i lavoratori non sono abbastanza forti da bloccarne la produzione è uno degli elementi della costruzione di questa vertenza.
Il partito è quindi impegnato a costruire una vasta sensibilizzazione e il massimo di alleanze attorno alla nostra proposta politica così come a fornire il massimo di collaborazione nella costruzione delle lotte che le lavoratrici e i lavoratori decideranno di intraprendere dentro e fuori gli stabilimenti. A questo proposito indichiamo nella manifestazione nazionale del 26 novembre una scadenza importante alla cui riuscita siamo impegnati sin da ora. Si tratta di operare una connessione tra i diversi movimenti che trovi nella lotta alla Fiat e nella prefigurazione delle alternative sia sul piano occupazione che ambientale un punto avanzato di unificazione.
Liberazione 26 novemmbre 2002
http://www.liberazione.it


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