Se gli operai non vogliono essere invisibili
Storia di Telefabbrica, l'emittente autogestita di Termini Imerese,
chiusa d'imperio dal ministro Gasparri
ELFI REITER
BOLOGNA
Telefabbrica è stata chiusa dopo 4 giorni di trasmissione in base all'art. 30 della legge Mammì che punisce chi detiene apparecchiature tv e trasmette su frequenze non attribuite. Il problema è che non è mai stato approvato un piano nazionale di frequenze. Il Ministero delle comunicazioni si è limitato a concedere una provvisoria autorizzazione a trasmettere in una situazione di totale precarietà senza regole né certezze. Il ministro Gasparri ha fatto chiudere Telefabbrica con una
velocità che non rispetta i tempi normali di una procedura legale,quindi è stato un atto politico. Infatti la questione legale è nebulosa,ci dice Ambrogio Vitali di OrfeoTv (la madre delle antenne di strada nata in giugno a Bologna). La legge è precisa ma non prevede coni d'ombra. Per cui per risolvere la questione legale bisogna fare una
proposta politica: far nascere mille, duemila microantenne dietro le quali ci sono migliaia di cittadini che reclamano il diritto a un'altra informazione. Se la chiusura della tv degli operai a Termini Imerese è stato un atto politico, l'unica risposta politica è l'apertura di migliaia di altre tv, che interconnesse formano un tessuto di
consapevolezza critica capace di decodificare il «falso» nelle notizie «vere» delle mainstream tv. È questa la filosofia di Telestreet, è così che è nata NewGlobalVision, un jukebox di materiali audiovivisi dei mediattivisti in giro per il mondo a cura di enc (European Counter Network) sul sito www.ngvision.org da cui scaricare gratuitamente
secondo il concetto P2P (la filosofia di Napster) il primo centinaio di video disponibili nel catalogo ordinati per categorie (lotte politiche,crisi internazionali, ecc.). Nato poco dopo Genova 2001 per denunciare gli atti criminosi all'Onu e all'Ue con un video mandato in rete tramite banda larga e poi scaricato in tutto il mondo. L'intento di ngv è creare un Open Publishing per pubblicare i propri video. E renderli accessibili alle tante piccole tv. «Non vogliamo creare una tv più bella o più giusta -dice Franco Berardi- ma distruggere il principio su cui esiste oggi la tv: il broadcast, la passività dello spettatore, immensi investimenti economici. Vogliamo affermare il principio della rete di integrazione dei microproduttori che grazie alla banda larga in rete possono raggiungere una presenza globale nel mondo. Nel principio della ricombinazione: prima far proliferare le antenne e poi creare il secondo livello, più estetico, di significazione altra e discorso critico».




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