Il ministro attacca il Quirinale e richiama la Costituzione
"La maggioranza può fare le riforme, poi si può andare al referendum"
"Appello da respingere"
di GUIDO PASSALACQUA
MILANO - Ministro Bossi, ieri il presidente della Repubblica ha detto che "la Costituzione non si presta a essere riformata pezzo per pezzo ad ogni cambio di maggioranza...", e poi ha aggiunto che "la strada del dialogo è la sola percorribile in una visione di largo respiro...".
"Io sono per la Costituzione".
Si ma come? A colpi di maggioranza o cercando l'accordo più vasto anche con l'opposizione?
"Le riforme si fanno con la Costituzione".
E' un assioma.
"Io mi attengo alla Costituzione, rispetto la Costituzione, non transigo. La Costituzione è sovrana e dice che, se non si ottengono i due terzi dei voti in Parlamento la legge costituzionale passa e poi può essere sottoposta a referendum confermativo. Nessuna novità. La Costituzione è chiara, ci sono due modi: o i due terzi oppure la maggioranza dei voti e il referendum confirmativo".
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Oltre a Ciampi sono molti che insistono perché le riforme costituzionali siano fatte con concorso di maggioranza e opposizione.
"Io dico che le riforme vanno fatte. Io mi faccio una semplice domanda: cosa fai se l'opposizione ti impedisce di fare le riforme? Se accetti questa posizione, finisce che le riforme non le farai mai".
E' la seconda volta in pochi giorni che il presidente Ciampi torna a fare l'invito che le riforme costituzionali siano fatte con un largo accordo.
"E' strano che Ciampi dica queste cose. Se non mi sbaglio Ciampi era il Presidente della Repubblica quando l'Ulivo ha fatto approvare una riforma costituzionale, quella del titolo quinto, a pochi giorni dallo scioglimento delle Camere e con quattro voti di maggioranza".
Cosa vuole dire?
"Che io non voglio il consociativismo".
Allora avanti con la maggioranza?
"Io ripeto che la Costituzione è al di sopra di tutti noi".
Insomma, sulla devolution si apre un bel problema.
"Ma non è solo per la devolution. Pensi un po' come si può fare la riforma della giustizia lavorando insieme a chi ha usato la giustizia per andare al potere. Non mi sembra una cosa possibile".
Lei insiste sul rischio della paralisi. Ha paura che delle sue riforme federaliste non resterà un bel nulla se dovrà trovare un accordo con le forze dell'opposizione?
"Inseguire queste cose rischia di essere pericoloso. Ragionando in termini consociativi si rischia di non fare un bel niente, di restare nel pantano, nella palude".
Il presidente della Repubblica ha ripetuto con grande chiarezza il messaggio dell'articolo cinque della Costituzione "la Repubblica è una e indivisibile".
"L'articolo cinque sarà il faro, ma qui stiamo discutendo d'altro: nessuno parla dell'articolo cinque, qui stiamo discutendo di modificare l'articolo 117 e non altro".
(19 dicembre 2002)




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