Intervenendo a Strasburgo al dibattito sulle decisioni del Consiglio d’Europa di Copenaghen, l’On. Borghezio ha vivamente protestato “contro il grave gesto antidemocratico compiuto dalla Turchia, che ha impedito alla esponente curda Leyla Zana, già premio Sacharov, di raggiungere Strasburgo per assistere alla consegna del premio al dissidente cubano vincitore del 2002. Questo gravissimo episodio - ha sottolineato Borghezio - è una piena conferma del mancato rispetto, da parte della Turchia, dei diritti umani, particolarmente grave da parte di un Paese che chiede l’adesione all’Unione Europea e mi rende ulteriormente turcoscettico».
Sempre sul tema dell’adesione turca, Borghezio ha inoltre osservato che l’idea d’Europa alla quale si ispirarono i padri fondatori dell’Unione è quella dell’Europa delle cattedrali, simbolo di una civiltà non assimilabile ai minareti dell’Anatolia». «A Copenaghen, i leaders europei hanno totalmente dimenticato - ha concluso Borghezio - l’Olocausto del popolo Armeno» che, come lo stesso Pontefice ha ricordato, ha aperto gli orrori del novecento.
Sempre sul tema dell’ingresso della Turchia nella Ue, hanno preso posizione anche i vicepresidenti leghisti a Montecitorio, Guido Rossi e Dario Galli: «Apprendiamo con stupore che un esponente autorevole del governo come il vicepremier Gianfranco Fini si abbandoni a prese di posizione, anche se per sua stessa ammissione del tutto personali, sull’allargamento dell’Europa verso la Turchia e altri Paesi del Mediterraneo, che rappresentano quanto di più lontano e fantasioso si possa concepire dall’obiettivo di un’Europa politica unita e coesa».
E Fini rappresenta - ricordano i parlamentari del Carroccio - questo governo alla Convenzione europea». «L’impressione è che il modello proposto da Fini - aggiungono Rossi e Galli - sia troppo vicino agli interessi angloamericani che da sempre sono propensi a trasformare l’Europa in una grande area di libero scambio, una sorta di seconda Nafta. Ed è in un certo senso paradossale che sia proprio la Lega Nord, accusata più volte e ingiustamente di antieuropeismo, a difendere l’idea di un organismo politicamente unito, pur sempre nel pieno rispetto delle identità dei singoli Paesi, raggiungibile attraverso l’applicazione del metodo intergovernativo».
«Non vorremmo che l’idea di Fini, la creazione di un’Europa che riunisca sotto di sé persino i lontanissimi Paesi che si affacciano sul Mediterraneo - concludono i parlamentari - si riallacci, in qualche modo, al retaggio culturale di una rifondazione di un impero romano, ormai sepolto sotto la polvere della storia».