ROMA - No all’eutanasia, sia in forma attiva che passiva, no al suicidio assistito e no anche all’accanimento terapeutico. Sono questi, in sostanza, i contenuti principali di una proposta di legge che alcuni deputati della Lega Nord hanno illustrato ieri in una conferenza stampa a Montecitorio. «Sono maturi i tempi per una legge che delimiti l’eutanasia e individui le conseguenze per chi la praticasse» ha spiegato il capogruppo della Lega alla Camera, Alessandro Cè. Facendo riferimento alla recente ricerca del Centro di Bioetica della Cattolica di Milano, alle prese di posizione di personaggi quali l'oncologo ed ex ministro della Sanità, Umberto Veronesi, ed ad alcune sentenze della magistratura, Cè ha sottolineato che si tratta di un tema che ha «grandi ricadute etiche, sociali e familiari, che comporta rischi di ordine giuridico e sanitario e pertanto una norma è assolutamente necessaria». D’altronde, ha spiegato da parte sua Cesare Ercole, componente della Commissione affari sociali della Camera, la legge verrebbe a colmare una lacuna del nostro ordinamento poiché attualmente l'eutanasia non è condannata da alcuna legge bensì dal «solo codice penale». Ricordando il risalto che di recente la stampa ha dato al caso della madre dell’ex premier francese Lionel Jospin, Cè ha avvertito che non bisogna «far passare l’eutanasia come una forma di pietà poiché non solo rischia di scardinare i legami familiari e sociali facendo degenerare il concetto di libertà in libertinismo nichilista e cinismo», ma ci sarebbero anche «alcuni poteri che stanno dietro all’informazione e che spingono per condizionare l’opinione pubblica. Ci sono interessi economici e correnti di stampo massonico - ha sostenuto Cè - che vedono come un peso l’assistenza alle persone in fase terminale e vogliono introdurre l’eutanasia per ridurre le spese sociali che ritengono non produttive». In sintesi la proposta della Lega stabilisce il divieto tassativo di praticare sia l’eutanasia attiva o passiva, ancorché con il consenso del paziente, sia di aiutare una persona a procurarsi la morte. D’altra parte viene vietato anche l'accanimento terapeutico, cioè sottoporre il paziente a interventi medici che non ne rispettino la dignità e non possano procurargli un beneficio anche in termini di qualità della vita; in ogni caso l’eventuale sospensione di cure dovrà avvenire previo consenso del paziente o, se questi è impossibilitato, dei suoi familiari. Qualsiasi pratica medica e ogni eventuale sospensione dovranno essere annotate sulla cartella clinica alla quale dovrà essere allegata la dichiarazione scritta del consenso. La Pdl stabilisce inoltre che i pazienti dovranno essere adeguatamente informati sulle loro patologie e le relative prognosi e che avranno diritto di dare o negare il proprio consenso ai trattamenti sanitari. Infine, per evitare sofferenze che possono spingere il malato all’eutanasia o al suicidio assistito, le Regioni dovranno incentivare la diffusione delle cure palliative.




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