Riforme, gelo tra Ciampi e il Polo
La stilettata del Quirinale ("La Costituzione non si cambia a pezzi") crea malumori nella maggioranza. Lega critica ("toni da conservatore") e il premier Berlusconi sceglie la via del silenzio.
ROMA - A Palazzo Chigi nessuno lo ammetterà mai, neanche sotto tortura, ma l'improvvisa febbre che ha colpito il premier appare tutta diplomatica. E soprattutto rappresenta la più eloquente dimostrazione di quanto sia delicato il momento politico.
L'annosa questione delle riforme istituzionali sta infatti scompaginando l'ordinata armonia della maggioranza. Ma sta anche (e questo è obiettivamente più grave per Silvio Berlusconi) rimodellando la posizione del Quirinale nei confronti del governo.
Carlo Azeglio Ciampi ieri ha infatti bacchettato apertamente la maggioranza più che l'opposizione. Se ha invero rimproverato alla seconda un ostruzionismo tanto sistematico quanto sterile, alla prima non ha fatto però sconti. Ha smentito sia Gianfranco Fini che lo stesso Berlusconi, intimando quasi che la Costituzione venga sempre riformata col concorso della minoranza; ha ammonito nuovamente la Lega circa l'imprescindibilità dell'unità nazionale, qualsiasi sia il federalismo che si vuole realizzare; ed ha perorato con vigore la causa dell'indulto ben sapendo che la stessa Lega e An ne sono irriducibili oppositori.
L'impressione è che il capo dello Stato senta il bisogno di uscire dal riserbo super partes per rimettere la barra istituzionale al centro, visto che un asse politico implicito fra Forza Italia An e Lega sta non solo relegando in un angolo i centristi della Casa delle libertà; ma sta soprattutto legittimando una logica muscolare secondo la quale i numeri parlamentari possono tutto o quasi. E anche la nuova esortazione di Ciampi per il pluralismo dei media appare una stilettata al Cavaliere nei giorni in cui si è vociferato di un suo intervento interessato nella vicenda Fiat per avvicinarsi al Corriere della Sera.
Tutti questi focolai di attrito col Quirinale sembrano quindi spingere il premier ad un silenzio avveduto. Che servirà non solo a dare tempo al Parlamento di licenziare una legge finanziaria controversa e politicamente delicata; ma anche ad aggiustare il tiro delle repliche dopo quanto è stato affermato nelle ultime ore sia da Ciampi che da Marcello Pera e Casini.
I due Presidenti delle Camere hanno infatti detto la loro sui modelli istituzionali prossimi venturi. Sconfessando entrambi le mire presidenzialiste di Berlusconi e rilanciando invece quel cancellierato (o premierato che dir si voglia) che attenuerebbe la voglia di investitura plebiscitaria coltivata dal capo dell'esecutivo.
A questo punto dunque si tratta di vedere come il premier vorrà replicare, a mente fredda, ai tanti attacchi più o meno velati che gli sono arrivati. Lo farà dunque solo poche ora prima che dal Colle venga irradiato il tradizionale messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica. Nel frattempo c'è molto da ricucire. Fra lui e Casini, fra quest'ultimo e Fini, fra la Lega e Ciampi.




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