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  1. #1
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    Predefinito Cresce la distanza fra Quirinale e Polo

    Ora cresce la distanza tra il Quirinale e il Polo


    Carlo Azeglio Ciampi ha pronunciato un discorso di notevole rilievo politico-istituzionale. Calandosi nel suo ruolo di «persuasore morale», nonché di custode della Costituzione, ha lasciato cadere nel dibattito sulle riforme alcune frasi del tutto «non rituali», secondo il giudizio che ne hanno dato sia Piero Fassino sia Marco Follini. In sostanza, il capo dello Stato ha toccato il punto politico cruciale. Un dilemma riassumibile così: si possono immaginare riforme costituzionali votate a maggioranza, ossia dalla sola Casa delle Libertà, dietro lo scudo dell’articolo 138? Ovvero è opportuno che tali riforme siano in ogni caso «condivise», ossia discusse e se possibile votate in modo trasversale da ampi settori del Parlamento? E’ noto che il presidente della Repubblica, sostenuto in ciò dai due presidenti delle Camere, appoggia senz’altro la seconda ipotesi. Ciampi ritiene che la maggioranza abbia, è ovvio, il diritto il attuare il programma, ma il suo è un chiaro invito a evitare forzature facendo leva «sui rapporti numerici».
    Alla vigilia di un 2003 che si annuncia comunque decisivo per il processo riformatore, si può dire che adesso le carte sono tutte sul tavolo. E il dilemma (riforme a maggioranza o condivise?) equivale a uno spartiacque che attraversa la maggioranza e rischia di spezzarla quando si arriverà al dunque. Il metodo infatti nasconde questioni di merito.
    Gianfranco Fini, ad esempio, tiene alta la bandiera del «presidenzialismo», inteso come elezione diretta del capo dello Stato, consapevole che in quella cornice il candidato del centrodestra al Quirinale sarebbe Berlusconi. E la poltrona di Palazzo Chigi diventerebbe disponibile. Ma il «presidenzialismo» ha scarse probabilità di vedere la luce e quelle poche sono legate al voto a maggioranza: la Casa delle Libertà contro il resto del Parlamento; quattro letture (art. 138) e poi il referendum confermativo.
    Ogni altra ipotesi nel senso di una riforma «condivisa», in una chiave cosiddetta bipartisan , avrebbe l’effetto di modificare più o meno radicalmente il profilo della riforma. In tal caso, addio all’elezione diretta del capo dello Stato e avanti con altri scenari. Il presidente del Senato privilegia il «premierato» (elezione diretta del capo del governo sul modello inglese) e anzi ritiene che sarebbe possibile trovare l’accordo in Parlamento con il centrosinistra («i progetti sono quasi sovrapponibili»). Il presidente della Camera parla di «cancellierato alla tedesca» e subisce un attacco inusuale proprio da Fini, che gli rimprovera di voler entrare nel merito delle riforme. Ma perché Casini e non Pera?
    Il problema riguarda i rapporti nella maggioranza. Casini (e non Pera) rappresenta un nodo politico irrisolto agli occhi di An. Come dimostra tra l’altro la lunga tenzone intorno alla Rai. Ma la questione è di fondo. Spingere fino alle conseguenze ultime il principio delle «riforme condivise», ben al di là di un mero auspicio, significa (a parere di Fini, ma anche di Bossi e soprattutto di Berlusconi) consentire all’opposizione un diritto di veto.
    Non solo: significa che anche nel recinto della maggioranza una forza relativamente esigua (ad esempio l’Udc) è in grado di bloccare questa o quella riforma. Magari in favore di un negoziato globale sull’intero «pacchetto» di modifiche costituzionali. In tal caso non ci sarà il presidenzialismo, ma anche la «devoluzione» dovrà essere rivista. Le parole di Ciampi hanno avuto il merito di fare chiarezza, anche dove si condannano le tendenze all’ostruzionismo dell’opposizione. Ma adesso il dilemma è dentro la Casa delle Libertà
    Antonio

  2. #2
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    Predefinito il discorso del capo dello Stato

    preso di per, sè per equilibrio e pacatezza, sarebbe ampliamente condivisibile. Non si capisce solo e soprattutto Bossi ha ragione a lamentarsene, perchè il presidente non si sia opposto al disegno sulla devolution a tempo debito. Io non sono un fine costituzionalista, Ciampi nemmeno per carità, ma quando ho letto il disegno di legge in questione, che Ciampi pure accettò, mi sono venuti i brividi. Sia ben chiaro, sono favorevole a ogni ipotesi di decentramento dei poteri dello Stato e della loro devoluzione alle regioni, ma in un quadro normativo chiaro e ben pensato, cosa che il ddl non è. Mi fa specie che Ciampi abbia aspettato tutto questo tempo per intervenire e capisco che la Lega abbia delle ragioni di risentimento. Poi credo che i presidenti delle Camere possano esprimere la loro opinioni in materia istituzionale senza per questo ricadere nell'accusa di intereferenza con il parlamento. E anche bene coinvolgere l'opposizione per un processo riformatore di ampia gittata, ma insomma Fini ha tutto il diritto, visto i precedenti, nel sostenere che le riforme se lo possono fare da soli a maggioranza. Il problema vero è che ci vuole una qualche qualità intellettuale nel riformare materie di questa delicatezza che sinceramente non vedo, nè a destra, nè tantomeno, a sinistra.

  3. #3
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    Predefinito

    c'e' grande confusione sotto il cielo..ma io contesto sopratutto i titoli della destra per legiferare in tali materie...
    non credo proprio basti il consenso elettorale, neanche e anzi sopratutto in un contesto maggioritario...
    Antonio

  4. #4
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    Predefinito la sinistra ha voluto questo sistema

    caro Tony, il sistema maggioritario lo ha voluto la sinistra dell'onorevole Occhetto non certo Bossi e Fini e tantomeno Belrusconi, e una volta al governo la sinistra ha avviato la riforma costituzionale a colpi di maggioranza proprio su questa materia. Allora per quale motivo la destra, se non ha più buon senso della sinistra, dovrebbe comportarsi in maniera diversa?
    Detto ciò, dimostra più buon senso, perchè ad opporsi alla riforma dell'articolo 5 della costituzione furono solo i repubblicani che non contavano niente in quella coalizione, mentre in questa coalizione sono diverse le voci che ne discutono e forse si riuscirà ad evitare uno scenario che Fini mette sul tavolo delle trattative innanzitutto come spauricchio e credo faccia bene a farlo, perchè in politica non è che si deve sempre fare la figura dei fresconi. Fini ha la maggioranza e così lo ricorda a quelli che a colpi di maggioranza hanno aperto a loro tempo questo problema con beata ed assoluta incoscienza e beata ed assoluta arroganza.

  5. #5
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    Predefinito

    con tutto il rispetto..ma a me che frega di occhetto?
    forse io sono un elettore DS? no, mai stato di sinistra...sempre votato DC fin quando è esistita..
    per il resto cmq non credo sia stato Occhetto a volere il maggioritario ..ma lui insieme a Segni, Adornato & C..e gli itaiani che hanno votato per quel referendum...

    ..Berlusconi non c'entra? io non l'ho neanche citato Berlusconi..dico solo che, vedi, se in Italia ci fosse un'alternanza effettiva fra 2 coalizioni politiche..beh, si discuterebbe ma senza troppi problemi..
    con S.B. il presidenzialismo ha il sapore di una deriva plebiscitria senza considerare il grave conflitto di interesi che grava sulle sue spalle...

    io mi augurio che, anche su questo piano, non ci siano trattative con la destre....spero che il tempo degli inciuci siano finiti..e se Fini vuole fare teatrino ci sara' un argomento in piu' appunto per chiarire che gli attori del teatrino sono tutti accasati ad arcore...
    Antonio

  6. #6
    Alessandra
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    Condivido in toto il tuo primo intervento calvin, la riforma minacciata da Bossi ha ben poco di serio, basta tenere in debito conto che ancora non sono state emanate le leggi di attuazione della riforma del Titolo V della Costituzione, e questo appunto può bastare per far dire con tutta onestà come qualunque successiva riforma effettuata senza l'attuazione della precendente è solo una farsa e fumo negli occhi per il popolino (che saremmo noi).

    Quanto alla repubblica presidenziale, noi italiani siamo abituati a darci la zappa sui piedi ed è questo il mio timore, ma almeno per quello che mi riguarda griderò fino all'ultimo perchè, referendum sospensivo o no, non esista una aberrante soluzione per il nostro Paese che potrà essere soltanto dannosa per tutti noi che la subiremo, chiunque possa o non possa essere il presidentissimo.

  7. #7
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    Predefinito chissà perchè

    in fondo sono convinto che berlusconi è all'ultimo giro. Poi tutte le riserve sul presidenzialismo le condivido, ma credo che ad una elezione diretta del premier bisognerà arrivare, se non altro per pareggiare i livelli elettorali di regioni e provincie. Poi che devo dirvi: la devoluzione sarebbe un'ottima cosa sulla base di un progetto che evitasse lo scasso istituzionale dell'unità nazionale. Purtroppo, invece, questo mi pare sia iniziato e per responsabilità del centrosinistra, non della Lega, che pure lo persegue.

  8. #8
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    Predefinito

    hai ragione..l'ha iniziato il centrosinistra perche', devo riconoscerlo, troppo spesso non ha avuto il coraggio di dire dei NO per non passare per "conservatore"...ha preferito seguire una moda..
    tutti "federalisti"...tutti "liberali"...
    ha perfino inciuciato con berlusconi...
    che dire..
    cio' non toglie pero' che le responsabilita' maggiori e i rischi maggiori sono connessi al progetto bossiano sostenuto dalla maggioranza...
    quanto al presidenzialismo dovranno essere anzitutto risolti molti problemi, "pre"-isitutzionali prima di arrivarvi..
    e in ogni caso, la personalizzazione della politica non credo giovi molto al governo di una societa' complessa...
    Antonio

  9. #9
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    Predefinito riflessioni sacrosante

    soprattutto sulla personalizzazione della politica. D'altra parte delle due l'una o si tengono in piedi i partiti e si rispettano per le loro funzioni che limitano il leader e le sue esternazioni o ci mettiamo nelle mani del primo avventuriero che passa. Poi queste riflessioni caro Tony, purtroppo, non furono fatte da chi di dovere nei tempi debiti. Nemmeno a volerlo, c'è oggi il mea culpa del senatore Mancino sul Corsera: "peccato che nella scorsa legislatura sia stato creato un precedente". E peccato aggiungo io che tali errori li paghi il paese prima del senatore Mancino e dei suoi compagni. Comunque mi pare che vi siano i vertici istituzionali attivi in questa fase ad evitare la morta gora in cui si sta infognando la carta costituente e l'unità nazionale. Sarà un caso, o una fortuna, che abbiamo un democristiano, un azionista e un liberale ai vertici dello Stato. Ringraziamo.
    Su Bossi infinea me è molto difficile dare un giudizio negativo: mi sembra l'unico che persegua un progetto con acume in mezzo ad una mandria di beoti. Poi certo il progetto è molto discutibile e per certi versi più che preoccupante.

  10. #10
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    Predefinito

    bossi continuera' a logorare l'alleanza di governo, rendendola sempre meno presentabile e farà emergere tutte le sue contraddizioni cercando di trarne profitto...
    dunque la sua è un'opera meritoria...ahahahhahahhahahhah
    Antonio

 

 
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