Dopo una seconda, più attenta lettura, “Il vizio oscuro dell’Occidente” mi sembra più “saggio” che non pamphlet, se non altro per la notevole saggezza con cui è stato scritto.
Sarà meglio, tuttavia, chiedere chiarimento a Massimo Fini stesso.
L’opera si articola su quattro capitoli:
1. Bene e Terrore
2. La globalizzazione economica
3. Il Mondialismo
4. L’Orrore: il mullah Omar
5. Il modello paranoico
Se potessi aggiungervi un sottotitolo, sarebbe questo:
> Chi non è CON me e COME me, peste lo colga! <
Come dire: la multiforme e pervasiva paranoia esistenziale di questa pregevole epoca moderna è soprattutto democratica e umanitaria.
Riassumerlo? Impossibile.
È talmente conciso e denso di concetti, non c’è un solo vocabolo ridondante o superfluo, che è praticamente impossibile riassumere questo libro senza snaturarne il contenuto e senza far torto all’autore.
È una dissertazione, come Massimo Fini sa fare, anticonformista, lucida, formulata al massimo livello concettuale ma, al tempo stesso, incentrata su problematiche concrete di grande, tragica attualità. È ironica, satirica, talvolta esilarante.
Fra tutti sceglierei questi due paragrafi:
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<Bene e Terrore – pag. 11>
Il destino dell’Occidente sembra quello di essere condannato a capovolgere, in un doloroso contrappasso, la battuta che Goethe nel Faust mette in bocca a Mefistofele: “Io sono lo spirito che vuole eternamente il male e opera eternamente il bene”.
Il paradosso dell’Occidente è credersi il Bene, di volere eternamente il bene e di operare eternamente, in una sorta di eterogenesi dei fini, il Male.
<Il modello paranoico – pag. 57>
Noi non produciamo più per consumare, ma consumiamo per produrre. Il meccanismo non è al nostro servizio, ma noi al suo, siamo i tubi digerenti, i lavandini, i water attraverso i quali deve passare il più velocemente possibile ciò che altrettanto rapidamente produciamo. Anzi non siamo nemmeno più uomini, ma consumatori. E nemmeno consumatori coscienti e volontari, ma ranocchie che, opportunamente stimolate, devono saltare anche quando vorrebbero star ferme, per non inceppare l’onnipotente meccanismo che ci sovrasta.
Questa non è una degenerazione del modello, è la sua intima essenza.
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In “Il vizio oscuro dell’Occidente” non ci sono nuovi concetti, in senso assoluto, né vi si prospettano possibili rimedi ai mali denunciati.
Ma attenzione!
Un accenno a possibili soluzioni Massimo Fini lo fornisce nell’intervista di Gianluca Savoini su la Padania del 29/11/02 – a pagina 5 – rispondendo al quesito “Il tuo libro non lascia molte speranze. Dobbiamo accettare che il peggio si compia?” [M.F.] <No, si può ancora impedire il disastro definitivo. Penso ad una forma moderna di autarchia … omissis … Io penso ad una Europa unita, armata, nucleare, neutrale e autarchica. L’Europa ha popolazione, risorse e mercato sufficienti ad essere autarchica, in modo da poter seguire un suo modello, non necessariamente succube dell’ideologia mondialista dominante. Un sogno? Una chimera? Forse. Ma anche i sogni possono realizzarsi, bisogna essere maggiormente convinti delle proprie capacità e delle proprie possibilità>.
Il saggio, in ogni modo, non dico abbracci l’intero scibile umano, ma certamente contiene richiami a numerose, fondamentali discipline: dalla filosofia, alla religione, all’economia, alla storia, alla politica ecc. D’altra parte, tuttavia, non bisogna dimenticare che esiste una vastissima bibliografia, con innumerevoli testi, sia divulgativi sia scientifici, in cui sono notevolmente approfonditi i temi trattati da Massimo Fini.
È un lavoro pregevole. Bisogna leggerlo e rileggerlo.
I capitoli più avvincenti: il primo (“Bene e Terrore”) e l’ultimo (“Il modello paranoico”).
COSA VI MANCA?
A) Sarebbe stato interessante trovarvi un maggior numero di riferimenti a certi “piccanti” capitoli, ad esempio a proposito 1) del possesso o del controllo delle risorse strategiche planetarie (petrolio, uranio, oro, argento, diamanti, oppio ecc); 2) il mercato delle armi; 3) l’allontanamento della Russia dalla Comunità Europea, operazione per altro ormai già effettuata sotto l’irresistibile pressione USA.
E altri piccanti dettagli a proposito dell’intervento bellico umanitario contro l’ex Yugoslavia, attacco sferrato, sicuramente non a caso, esattamente il giorno in cui la Germania di Gehrard Schroeder assumeva la presidenza di turno dell’UE; per non citare poi le opportunità collaterali che gli USA colsero al volo per svuotare gli arsenali USA stracolmi di armi obsolete, onde poter quindi giustificare il collaudo delle ultimissime innovazioni tecnologiche, per poi finanziare altre nuove fabbricazioni ecc.
B) Sarebbe stato interessante trovarvi qualche ipotesi su come si sarebbero altrimenti potute articolare l’evoluzione e il progresso del mondo occidentale, dal diciannovesimo verso il ventesimo secolo. Certo i “se” non servono a nulla. Di “se” sono piene le fosse. La storia è troppo complessa per essere riassunta in qualche slogan. Tuttavia, fra tutti gli accadimenti ce ne saranno pur verificati alcuni più determinanti di tutti gli altri? Ci fu qualche “punto d’ingresso” che si sarebbe potuto evitare? Per esempio, se Marx fosse stato avviato allo studio dell’agronomia piuttosto che agli studi giuridici e filosofici, forse avrebbe scritto “Il Granaio Proletario” e non il “Capitale”. Oppure, se lo stato maggiore militare prussiano non avesse mai inviato Lenin in un vagone merci blindato in Russia, con l’occulto scopo di destabilizzare e fare crollare l’impero zarista, ecco forse il bolscevismo non sarebbe mai sorto; il marxismo-leninismo, il comunismo, l’internazionale rossa, il socialismo con tutti i suoi derivati e succedanei, non avrebbero mai attecchito e, di conseguenza, nemmeno il Fascismo, il Nazismo non avrebbero mai avuto ragione di sorgere, insorgere e così via.
Insomma, un po’ di allegra fanta-storia, a solo scopo di speculazione intellettuale, non avrebbe guastato la lettura del saggio e magari anzi ci avrebbe aiutato ad arrivare ad una migliore comprensione di quanto oggi ci ritroviamo sotto gli occhi, ovvero dell’attuale “migliore dei mondi possibili”. Ma questi sarebbero temi da lasciare a qualche moderno esegeta o storico professionista.
A COSA POTREBBE SERVIRE?
A mio avviso il maggior pregio di questo lavoro di Massimo Fini è appunto quello d’aver condensato in poche pagine un insieme di riflessioni, ripeto, altamente concettuali ma al tempo stesso strettamente connesse a temi concreti di grande attualità, politiche, sociali ed economiche.
Non c’è nulla e nessuno che possa ritenersi al riparo degli sconvolgimenti epocali direttamente evocati o altrimenti impliciti nella dissertazione di Massimo Fini.
Qualsiasi siano le nostre personali preferenze e simpatie politiche, è per tutti oramai necessario ammettere che gli allevamenti di galline dalle uova d’oro stanno per chiudere i battenti, non solo in questa penisola ma anche nel resto del pianeta.
Se si condivide la diagnosi che l’attuale “modello paranoico” è, presto o tardi, destinato a concludersi in una catastrofica implosione (probabilmente prima di quanto si pensi), ebbene allora potrebbe essere cosa utile e saggia cercare di sviscerare al meglio i problemi più scottanti per tentare di porvi rimedio.
In altre parole, tali riflessioni potrebbero e dovrebbero costituire riferimento non solo in ambito intellettuale e culturale ma anche in ambito politico, per l’approfondimento di ognuna delle suddette materie.
Più ancora della guerra stessa, a mio avviso uno dei maggiori pericoli odierni è che taluni IMPERATORI anglosexoni stanno manovrando il pianeta innanzitutto con la “forza” degli slogan, delle frasi fatte, dei ritornelli, delle filastrocche buoniste, eroiche, patriottarde e così via.
E questo grazie soprattutto alla capacità di manipolazione dei grandi mezzi di comunicazione, televisione in primis.
Gli slogan quali “progressismo”, “conservatismo”, “liberismo”, “integrazione”, “mondializzazione”, “globalizzazione”, “glocalizzazione” e simili possono significare tutto e nulla.
Più “nulla” che “tutto”. Ma in ogni caso nascondono “molto”.
In questo consiste la loro devastante efficacia, nel manovrare a piacimento le grandi masse dei popoli bue.
Il mondo moderno è in piena tragicommedia.
Si è ben visto recentemente con i “No-Global” al G8 di Genova; lo si vede ora con le pretese turche d’entrare in Europa; lo si vedrà ben presto con le operazioni umanitarie USA in Iraq; poi in Iran e così via.
Non è solo questione di pacifismo o di bellicismo.
Il mondo moderno è semplicemente in piena tragicommedia.
Questa tragicommedia in parte è dovuta alla sfrenata avidità di certi poteri oligarchici egemonici mondiali (quindi voluta), in parte è dovuta all’ignoranza e alla codardia dei popoli sottomessi (quindi subita), in parte forse anche dovuta all’azione di forze che misteriosamente influiscono sul tortuoso e sanguinoso destino dell’umanità.
La tragicommedia consiste soprattutto nel confondere CAUSE ed EFFETTI.
In quest’arte del confondere artatamente cause ed effetti, si sta dimostrando diabolicamente abile la maggior parte dei cosiddetti leader mondiali, quelli occidentali per primi.
Per esempio, ne ho già accennato, nella lotta al terrorismo mondiale oppure nella questione dell’allargamento dell’Unione Europea.
Nell’attuale scenario di delirante geopolitica mondiale, le uniche eccezioni sono costituite dai movimenti che si sono schierati in difesa della libertà e dell’autodeterminazione dei singoli popoli, del diritto a governarsi a propria guisa, senza sopraffare o depredare i vicini di casa.
In casa nostra, gli unici a muoversi verso questi obiettivi sono stati innanzitutto la Lega Nord/Liga Veneta. L’hanno già dimostrato concretamente sia come movimento culturale e politico, sia come forza di governo.
In analogia a quanto ha già fatto e sta facendo la Lega, sia come movimento politico sia come forza di governo, si tratta ora di estendere i processi di cambiamento, in ambito nazionale ed internazionale, proponendo nuovi modelli di riferimento complessivi, nuovi paradigmi e nuovi programmi di azione concreta, innanzitutto per impedire l’omologazione totale dell’umanità, l’avvento e il dominio del pensiero unico, del mercato unico, della lingua unica, del padrone unico, del produttore unico, del consumatore unico. Poi per creare le premesse e le reali condizioni pratiche che consentano alle genti di organizzarsi meglio, innalzando il livello qualitativo della vita individuale e di gruppo, piuttosto che sospingerli ancor più verso il baratro del consumismo globalizzato, innaturale, dissennato, devastante per l’uomo e il suo habitat.
Il saggio di Massimo Fini offre un’ottima sintesi e anche una buona occasione per affrontare questi grandi problemi esistenziali, ripeto, seguendo il percorso già tracciato proprio dalla Lega verso nuovi orizzonti politici e sociali.
Massimo Fini ci ha proposto una sintesi?
Adesso occorre che qualcuno segua il PROCEDIMENTO INVERSO.
Bisogna riesaminare, smontare, denunciare, sconfessare, smascherare, insomma confutare tutti i tradizionali modelli di riferimento sin qui seguiti (soprattutto quelli economici e sociali), perché ciascuno probabilmente cela inusitate fallacie, spesso vere e proprie mistificazioni concettuali tradotte in vere proprie truffe nella nostra vita quotidiana, oppure poggia su presupposti che magari hanno avuto qualche temporanea rispondenza con le passate realtà ma che ora sono in parte o del tutto antitetiche alle esigenze dell’attuale epoca moderna.
In altre parole, occorrerà quindi impostare un’analisi logico deduttiva, insomma una ridefinizione, in un clima di critica radicale ma costruttiva, che dalla visione generale scomponga i grandi temi sopra elencati verso il particolare, enumerandone con la maggiore precisione ed onestà intellettuale possibili, le componenti concettuali, le plausibili alternative teoriche (politiche, sociali, istituzionali, economiche, finanziarie, industriali, commerciali, scientifiche, tecnologiche, educative ecc.) e le possibili, conseguenti attuazioni pratiche.
Perché mai impegnarsi in tale impresa?
È già stato detto: il mondo moderno è in piena tragicommedia.
Dopo il crollo del sistema sovietico, con la sua economia pianificata, di matrice marxista-leninista-stalinista, anche l’attuale sistema occidentale, per quanto si voglia definire liberale, neoliberale, libertario, moderatamente capitalista, intelligentemente capitalista o turbocapitalista, orbene anche il sistema occidentale è in procinto di implodere su sé stesso.
Ecco perché occorre in qualche modo avviare un reale processo di rinnovamento radicale, un secondo RISORGIMENTO, per una nuova epoca umanistica.
I miti, i dogmi ideologici di destra-centro-sinistra d’ogni longitudine e latitudine, le democratiche distorsioni etiche da sfatare sono numerose, in tutti i campi. Sono deleterie.
Bisogna sottoporre ogni mito a spietata analisi, con una incessante successione di verifiche e contro verifiche, di “perché?”, “come?”, “chi l’ha detto?”, “a beneficio di chi e di che cosa?”, “non c’è altro modo?”, “una terza o quarta via?”
Sono i modelli concettuali o teorici di riferimento ad essere sostanzialmente sballati? Oppure è la loro attuazione pratica che ha fatto cilecca? O entrambe le cose? Che dire della cosiddetta economia “virtuale” o della “new economy”?
Nell’ambito delle cosiddette alte tecnologie (Informatica, Internet ecc.) si fanno passare per buone idee che se non sono allucinanti, sono per lo meno esilaranti come, ad esempio, l’idea che la salvezza dell’umanità stia nella conoscenza pratica della lingua inglese, nel possesso e nell’uso di un computer, con cui poter comodamente collegarsi quotidianamente, otto ore il giorno, a Super Internet per fare che? Giocare tutti a War Games …
Un esempio per tutti: L’economia.
In economia, persino i più intoccabili paradigmi classici sembrano disgregarsi … nemmeno gli operatori quasi-monopolistici riescono più a far funzionare la logica delle economie di scala, a far quadrare l’aritmetica delle produzioni di massa; nemmeno la delocalizzazione delle aziende alla ricerca del più basso costo unitario del lavoro sembra ormai più bastare; le aziende migrano da una parte all’altra del globo alla ricerca del “più basso costo perduto” solo per decuplicare, al termine della perversa spirale globalizzante, tutti gli altri costi aziendali fissi o indiretti.
Che dire poi dei mercati finanziari e borsistici? L’intera economia mondiale è praticamente stata trasformata in una gigantesca Las Vegas tramite cui si possono compiere le più folli e devastanti opere di distruzione della prosperità di interi paesi, soprattutto a danno dei risparmiatori medio-piccoli.
È meccanismo perverso quello delle attuali istituzioni finanziarie mondiali, del mercato mobiliare, della speculazione borsistica che tratta in modo indifferenziato le operazioni puramente speculative da quelli che potrebbero essere proficui investimenti produttivi?
È come se si volesse riunire in uno stesso ed unico sistema di condutture l’acqua potabile e gli scarichi fognari.
Non c’è migliore alternativa, replicheranno subito gli “esperti”, i premi nobel e tutti i guru del pianeta.
Non c’è proprio alternativa? Ma davvero?
In tutti gli ambiti delle attività umane le problematiche “a rischio” sono numerose assai ed è impossibile qui tentare di enumerarle in modo esaustivo.
Occorre imparare a far coesistere la libertà e il diritto all’autodeterminazione dei popoli con l’ineludibile esigenza di un maggiore coordinamento istituzionale nazionale, europeo, mondiale.
Occorre imparare a far coesistere lo sviluppo e l’uso delle tecnologie cosiddette avanzate con la necessità di ridurre drasticamente gli inquinamenti d’ogni genere, per la salvaguardia dell’ecosistema.
Occorre imparare a far coesistere una maggiore diffusione di prosperità economica con un più alto livello qualitativo, piuttosto che quantitativo, dell’esistenza dei singoli individui e delle comunità locali.
Occorre imparare a difendere il mondo infantile da tutte le aggressioni, i crimini e i soprusi, talvolta di abominevole e satanica malvagità ed egoismo, proteggendo la famiglia naturale e facilitandone la crescita.
Insomma, tutte cose per le quali la Lega ha già prefigurato gli scenari e concretamente tracciato i percorsi iniziali.
Non saranno certo né i premi Nobel, né i professoroni, soloni maestri formatori della pubblica opinione, né gli eurocrati né, tanto meno, le cosiddette alte cariche o i padri delle patrie a saper escogitare, immaginare, formulare, proporre nuove soluzioni.
Tutti i personaggi privilegiati solidamente installati negli alti cadregoni istituzionali o burocratici si guarderanno bene dal proporre qualsiasi cambiamento volto a privarli anche della più piccola parte dei loro inconfessabili privilegi.
Ora, invece, in antitesi al cosiddetto “social forum”, dietro cui si celano veri e propri poteri globalizzatori, bisogna organizzare, sotto l’auspicio e guida della Lega, un consiglio permanente o un’associazione internazionale che raccolga le migliori e più oneste menti per ciascuna delle discipline esaminate. Ad esempio a Venezia.
Gli studi analitici di gran pregio scientifico e lungimirante prospettiva politica e socioeconomica non mancano.
Massimo Fini propone: “Una Europa unita, armata, nucleare, neutrale e autarchica”?
Forse non ha tutti i torti.
Ma solo la Lega Nord e La Liga Veneta hanno le capacità, il talento, l’intuito, il coraggio, la lungimiranza, e la passione umana per portare a compimento questa missione.
Viva la Lega
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J.B.![]()




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