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    Predefinito Il Vizio oscuro dell'Occidente - di Massimo Fini

    Dopo una seconda, più attenta lettura, “Il vizio oscuro dell’Occidente” mi sembra più “saggio” che non pamphlet, se non altro per la notevole saggezza con cui è stato scritto.

    Sarà meglio, tuttavia, chiedere chiarimento a Massimo Fini stesso.

    L’opera si articola su quattro capitoli:

    1. Bene e Terrore
    2. La globalizzazione economica
    3. Il Mondialismo
    4. L’Orrore: il mullah Omar
    5. Il modello paranoico

    Se potessi aggiungervi un sottotitolo, sarebbe questo:

    > Chi non è CON me e COME me, peste lo colga! <

    Come dire: la multiforme e pervasiva paranoia esistenziale di questa pregevole epoca moderna è soprattutto democratica e umanitaria.

    Riassumerlo? Impossibile.

    È talmente conciso e denso di concetti, non c’è un solo vocabolo ridondante o superfluo, che è praticamente impossibile riassumere questo libro senza snaturarne il contenuto e senza far torto all’autore.

    È una dissertazione, come Massimo Fini sa fare, anticonformista, lucida, formulata al massimo livello concettuale ma, al tempo stesso, incentrata su problematiche concrete di grande, tragica attualità. È ironica, satirica, talvolta esilarante.

    Fra tutti sceglierei questi due paragrafi:

    < -------------------------------------------------------------------------------------------- >

    <Bene e Terrore – pag. 11>
    Il destino dell’Occidente sembra quello di essere condannato a capovolgere, in un doloroso contrappasso, la battuta che Goethe nel Faust mette in bocca a Mefistofele: “Io sono lo spirito che vuole eternamente il male e opera eternamente il bene”.
    Il paradosso dell’Occidente è credersi il Bene, di volere eternamente il bene e di operare eternamente, in una sorta di eterogenesi dei fini, il Male.

    <Il modello paranoico – pag. 57>
    Noi non produciamo più per consumare, ma consumiamo per produrre. Il meccanismo non è al nostro servizio, ma noi al suo, siamo i tubi digerenti, i lavandini, i water attraverso i quali deve passare il più velocemente possibile ciò che altrettanto rapidamente produciamo. Anzi non siamo nemmeno più uomini, ma consumatori. E nemmeno consumatori coscienti e volontari, ma ranocchie che, opportunamente stimolate, devono saltare anche quando vorrebbero star ferme, per non inceppare l’onnipotente meccanismo che ci sovrasta.
    Questa non è una degenerazione del modello, è la sua intima essenza.
    < -------------------------------------------------------------------------------------------- >

    In “Il vizio oscuro dell’Occidente” non ci sono nuovi concetti, in senso assoluto, né vi si prospettano possibili rimedi ai mali denunciati.

    Ma attenzione!

    Un accenno a possibili soluzioni Massimo Fini lo fornisce nell’intervista di Gianluca Savoini su la Padania del 29/11/02 – a pagina 5 – rispondendo al quesito “Il tuo libro non lascia molte speranze. Dobbiamo accettare che il peggio si compia?” [M.F.] <No, si può ancora impedire il disastro definitivo. Penso ad una forma moderna di autarchia … omissis … Io penso ad una Europa unita, armata, nucleare, neutrale e autarchica. L’Europa ha popolazione, risorse e mercato sufficienti ad essere autarchica, in modo da poter seguire un suo modello, non necessariamente succube dell’ideologia mondialista dominante. Un sogno? Una chimera? Forse. Ma anche i sogni possono realizzarsi, bisogna essere maggiormente convinti delle proprie capacità e delle proprie possibilità>.

    Il saggio, in ogni modo, non dico abbracci l’intero scibile umano, ma certamente contiene richiami a numerose, fondamentali discipline: dalla filosofia, alla religione, all’economia, alla storia, alla politica ecc. D’altra parte, tuttavia, non bisogna dimenticare che esiste una vastissima bibliografia, con innumerevoli testi, sia divulgativi sia scientifici, in cui sono notevolmente approfonditi i temi trattati da Massimo Fini.

    È un lavoro pregevole. Bisogna leggerlo e rileggerlo.

    I capitoli più avvincenti: il primo (“Bene e Terrore”) e l’ultimo (“Il modello paranoico”).

    COSA VI MANCA?

    A) Sarebbe stato interessante trovarvi un maggior numero di riferimenti a certi “piccanti” capitoli, ad esempio a proposito 1) del possesso o del controllo delle risorse strategiche planetarie (petrolio, uranio, oro, argento, diamanti, oppio ecc); 2) il mercato delle armi; 3) l’allontanamento della Russia dalla Comunità Europea, operazione per altro ormai già effettuata sotto l’irresistibile pressione USA.

    E altri piccanti dettagli a proposito dell’intervento bellico umanitario contro l’ex Yugoslavia, attacco sferrato, sicuramente non a caso, esattamente il giorno in cui la Germania di Gehrard Schroeder assumeva la presidenza di turno dell’UE; per non citare poi le opportunità collaterali che gli USA colsero al volo per svuotare gli arsenali USA stracolmi di armi obsolete, onde poter quindi giustificare il collaudo delle ultimissime innovazioni tecnologiche, per poi finanziare altre nuove fabbricazioni ecc.

    B) Sarebbe stato interessante trovarvi qualche ipotesi su come si sarebbero altrimenti potute articolare l’evoluzione e il progresso del mondo occidentale, dal diciannovesimo verso il ventesimo secolo. Certo i “se” non servono a nulla. Di “se” sono piene le fosse. La storia è troppo complessa per essere riassunta in qualche slogan. Tuttavia, fra tutti gli accadimenti ce ne saranno pur verificati alcuni più determinanti di tutti gli altri? Ci fu qualche “punto d’ingresso” che si sarebbe potuto evitare? Per esempio, se Marx fosse stato avviato allo studio dell’agronomia piuttosto che agli studi giuridici e filosofici, forse avrebbe scritto “Il Granaio Proletario” e non il “Capitale”. Oppure, se lo stato maggiore militare prussiano non avesse mai inviato Lenin in un vagone merci blindato in Russia, con l’occulto scopo di destabilizzare e fare crollare l’impero zarista, ecco forse il bolscevismo non sarebbe mai sorto; il marxismo-leninismo, il comunismo, l’internazionale rossa, il socialismo con tutti i suoi derivati e succedanei, non avrebbero mai attecchito e, di conseguenza, nemmeno il Fascismo, il Nazismo non avrebbero mai avuto ragione di sorgere, insorgere e così via.
    Insomma, un po’ di allegra fanta-storia, a solo scopo di speculazione intellettuale, non avrebbe guastato la lettura del saggio e magari anzi ci avrebbe aiutato ad arrivare ad una migliore comprensione di quanto oggi ci ritroviamo sotto gli occhi, ovvero dell’attuale “migliore dei mondi possibili”. Ma questi sarebbero temi da lasciare a qualche moderno esegeta o storico professionista.

    A COSA POTREBBE SERVIRE?

    A mio avviso il maggior pregio di questo lavoro di Massimo Fini è appunto quello d’aver condensato in poche pagine un insieme di riflessioni, ripeto, altamente concettuali ma al tempo stesso strettamente connesse a temi concreti di grande attualità, politiche, sociali ed economiche.

    Non c’è nulla e nessuno che possa ritenersi al riparo degli sconvolgimenti epocali direttamente evocati o altrimenti impliciti nella dissertazione di Massimo Fini.

    Qualsiasi siano le nostre personali preferenze e simpatie politiche, è per tutti oramai necessario ammettere che gli allevamenti di galline dalle uova d’oro stanno per chiudere i battenti, non solo in questa penisola ma anche nel resto del pianeta.

    Se si condivide la diagnosi che l’attuale “modello paranoico” è, presto o tardi, destinato a concludersi in una catastrofica implosione (probabilmente prima di quanto si pensi), ebbene allora potrebbe essere cosa utile e saggia cercare di sviscerare al meglio i problemi più scottanti per tentare di porvi rimedio.

    In altre parole, tali riflessioni potrebbero e dovrebbero costituire riferimento non solo in ambito intellettuale e culturale ma anche in ambito politico, per l’approfondimento di ognuna delle suddette materie.

    Più ancora della guerra stessa, a mio avviso uno dei maggiori pericoli odierni è che taluni IMPERATORI anglosexoni stanno manovrando il pianeta innanzitutto con la “forza” degli slogan, delle frasi fatte, dei ritornelli, delle filastrocche buoniste, eroiche, patriottarde e così via.

    E questo grazie soprattutto alla capacità di manipolazione dei grandi mezzi di comunicazione, televisione in primis.

    Gli slogan quali “progressismo”, “conservatismo”, “liberismo”, “integrazione”, “mondializzazione”, “globalizzazione”, “glocalizzazione” e simili possono significare tutto e nulla.

    Più “nulla” che “tutto”. Ma in ogni caso nascondono “molto”.

    In questo consiste la loro devastante efficacia, nel manovrare a piacimento le grandi masse dei popoli bue.

    Il mondo moderno è in piena tragicommedia.

    Si è ben visto recentemente con i “No-Global” al G8 di Genova; lo si vede ora con le pretese turche d’entrare in Europa; lo si vedrà ben presto con le operazioni umanitarie USA in Iraq; poi in Iran e così via.

    Non è solo questione di pacifismo o di bellicismo.

    Il mondo moderno è semplicemente in piena tragicommedia.

    Questa tragicommedia in parte è dovuta alla sfrenata avidità di certi poteri oligarchici egemonici mondiali (quindi voluta), in parte è dovuta all’ignoranza e alla codardia dei popoli sottomessi (quindi subita), in parte forse anche dovuta all’azione di forze che misteriosamente influiscono sul tortuoso e sanguinoso destino dell’umanità.

    La tragicommedia consiste soprattutto nel confondere CAUSE ed EFFETTI.

    In quest’arte del confondere artatamente cause ed effetti, si sta dimostrando diabolicamente abile la maggior parte dei cosiddetti leader mondiali, quelli occidentali per primi.

    Per esempio, ne ho già accennato, nella lotta al terrorismo mondiale oppure nella questione dell’allargamento dell’Unione Europea.

    Nell’attuale scenario di delirante geopolitica mondiale, le uniche eccezioni sono costituite dai movimenti che si sono schierati in difesa della libertà e dell’autodeterminazione dei singoli popoli, del diritto a governarsi a propria guisa, senza sopraffare o depredare i vicini di casa.

    In casa nostra, gli unici a muoversi verso questi obiettivi sono stati innanzitutto la Lega Nord/Liga Veneta. L’hanno già dimostrato concretamente sia come movimento culturale e politico, sia come forza di governo.

    In analogia a quanto ha già fatto e sta facendo la Lega, sia come movimento politico sia come forza di governo, si tratta ora di estendere i processi di cambiamento, in ambito nazionale ed internazionale, proponendo nuovi modelli di riferimento complessivi, nuovi paradigmi e nuovi programmi di azione concreta, innanzitutto per impedire l’omologazione totale dell’umanità, l’avvento e il dominio del pensiero unico, del mercato unico, della lingua unica, del padrone unico, del produttore unico, del consumatore unico. Poi per creare le premesse e le reali condizioni pratiche che consentano alle genti di organizzarsi meglio, innalzando il livello qualitativo della vita individuale e di gruppo, piuttosto che sospingerli ancor più verso il baratro del consumismo globalizzato, innaturale, dissennato, devastante per l’uomo e il suo habitat.

    Il saggio di Massimo Fini offre un’ottima sintesi e anche una buona occasione per affrontare questi grandi problemi esistenziali, ripeto, seguendo il percorso già tracciato proprio dalla Lega verso nuovi orizzonti politici e sociali.

    Massimo Fini ci ha proposto una sintesi?

    Adesso occorre che qualcuno segua il PROCEDIMENTO INVERSO.

    Bisogna riesaminare, smontare, denunciare, sconfessare, smascherare, insomma confutare tutti i tradizionali modelli di riferimento sin qui seguiti (soprattutto quelli economici e sociali), perché ciascuno probabilmente cela inusitate fallacie, spesso vere e proprie mistificazioni concettuali tradotte in vere proprie truffe nella nostra vita quotidiana, oppure poggia su presupposti che magari hanno avuto qualche temporanea rispondenza con le passate realtà ma che ora sono in parte o del tutto antitetiche alle esigenze dell’attuale epoca moderna.

    In altre parole, occorrerà quindi impostare un’analisi logico deduttiva, insomma una ridefinizione, in un clima di critica radicale ma costruttiva, che dalla visione generale scomponga i grandi temi sopra elencati verso il particolare, enumerandone con la maggiore precisione ed onestà intellettuale possibili, le componenti concettuali, le plausibili alternative teoriche (politiche, sociali, istituzionali, economiche, finanziarie, industriali, commerciali, scientifiche, tecnologiche, educative ecc.) e le possibili, conseguenti attuazioni pratiche.

    Perché mai impegnarsi in tale impresa?

    È già stato detto: il mondo moderno è in piena tragicommedia.

    Dopo il crollo del sistema sovietico, con la sua economia pianificata, di matrice marxista-leninista-stalinista, anche l’attuale sistema occidentale, per quanto si voglia definire liberale, neoliberale, libertario, moderatamente capitalista, intelligentemente capitalista o turbocapitalista, orbene anche il sistema occidentale è in procinto di implodere su sé stesso.

    Ecco perché occorre in qualche modo avviare un reale processo di rinnovamento radicale, un secondo RISORGIMENTO, per una nuova epoca umanistica.

    I miti, i dogmi ideologici di destra-centro-sinistra d’ogni longitudine e latitudine, le democratiche distorsioni etiche da sfatare sono numerose, in tutti i campi. Sono deleterie.

    Bisogna sottoporre ogni mito a spietata analisi, con una incessante successione di verifiche e contro verifiche, di “perché?”, “come?”, “chi l’ha detto?”, “a beneficio di chi e di che cosa?”, “non c’è altro modo?”, “una terza o quarta via?”

    Sono i modelli concettuali o teorici di riferimento ad essere sostanzialmente sballati? Oppure è la loro attuazione pratica che ha fatto cilecca? O entrambe le cose? Che dire della cosiddetta economia “virtuale” o della “new economy”?
    Nell’ambito delle cosiddette alte tecnologie (Informatica, Internet ecc.) si fanno passare per buone idee che se non sono allucinanti, sono per lo meno esilaranti come, ad esempio, l’idea che la salvezza dell’umanità stia nella conoscenza pratica della lingua inglese, nel possesso e nell’uso di un computer, con cui poter comodamente collegarsi quotidianamente, otto ore il giorno, a Super Internet per fare che? Giocare tutti a War Games …

    Un esempio per tutti: L’economia.

    In economia, persino i più intoccabili paradigmi classici sembrano disgregarsi … nemmeno gli operatori quasi-monopolistici riescono più a far funzionare la logica delle economie di scala, a far quadrare l’aritmetica delle produzioni di massa; nemmeno la delocalizzazione delle aziende alla ricerca del più basso costo unitario del lavoro sembra ormai più bastare; le aziende migrano da una parte all’altra del globo alla ricerca del “più basso costo perduto” solo per decuplicare, al termine della perversa spirale globalizzante, tutti gli altri costi aziendali fissi o indiretti.

    Che dire poi dei mercati finanziari e borsistici? L’intera economia mondiale è praticamente stata trasformata in una gigantesca Las Vegas tramite cui si possono compiere le più folli e devastanti opere di distruzione della prosperità di interi paesi, soprattutto a danno dei risparmiatori medio-piccoli.

    È meccanismo perverso quello delle attuali istituzioni finanziarie mondiali, del mercato mobiliare, della speculazione borsistica che tratta in modo indifferenziato le operazioni puramente speculative da quelli che potrebbero essere proficui investimenti produttivi?

    È come se si volesse riunire in uno stesso ed unico sistema di condutture l’acqua potabile e gli scarichi fognari.

    Non c’è migliore alternativa, replicheranno subito gli “esperti”, i premi nobel e tutti i guru del pianeta.

    Non c’è proprio alternativa? Ma davvero?

    In tutti gli ambiti delle attività umane le problematiche “a rischio” sono numerose assai ed è impossibile qui tentare di enumerarle in modo esaustivo.

    Occorre imparare a far coesistere la libertà e il diritto all’autodeterminazione dei popoli con l’ineludibile esigenza di un maggiore coordinamento istituzionale nazionale, europeo, mondiale.

    Occorre imparare a far coesistere lo sviluppo e l’uso delle tecnologie cosiddette avanzate con la necessità di ridurre drasticamente gli inquinamenti d’ogni genere, per la salvaguardia dell’ecosistema.

    Occorre imparare a far coesistere una maggiore diffusione di prosperità economica con un più alto livello qualitativo, piuttosto che quantitativo, dell’esistenza dei singoli individui e delle comunità locali.

    Occorre imparare a difendere il mondo infantile da tutte le aggressioni, i crimini e i soprusi, talvolta di abominevole e satanica malvagità ed egoismo, proteggendo la famiglia naturale e facilitandone la crescita.

    Insomma, tutte cose per le quali la Lega ha già prefigurato gli scenari e concretamente tracciato i percorsi iniziali.

    Non saranno certo né i premi Nobel, né i professoroni, soloni maestri formatori della pubblica opinione, né gli eurocrati né, tanto meno, le cosiddette alte cariche o i padri delle patrie a saper escogitare, immaginare, formulare, proporre nuove soluzioni.

    Tutti i personaggi privilegiati solidamente installati negli alti cadregoni istituzionali o burocratici si guarderanno bene dal proporre qualsiasi cambiamento volto a privarli anche della più piccola parte dei loro inconfessabili privilegi.

    Ora, invece, in antitesi al cosiddetto “social forum”, dietro cui si celano veri e propri poteri globalizzatori, bisogna organizzare, sotto l’auspicio e guida della Lega, un consiglio permanente o un’associazione internazionale che raccolga le migliori e più oneste menti per ciascuna delle discipline esaminate. Ad esempio a Venezia.

    Gli studi analitici di gran pregio scientifico e lungimirante prospettiva politica e socioeconomica non mancano.

    Massimo Fini propone: “Una Europa unita, armata, nucleare, neutrale e autarchica”?

    Forse non ha tutti i torti.

    Ma solo la Lega Nord e La Liga Veneta hanno le capacità, il talento, l’intuito, il coraggio, la lungimiranza, e la passione umana per portare a compimento questa missione.

    Viva la Lega

    ------- ******* -------
    J.B.
    Hans Von Buleghinen

  2. #2
    Totila
    Ospite

    Predefinito

    Buleghin, è necessario che ti dica che sottoscrivo tutto quanto hai scritto e tutto quello che dice Massimo Fini?
    Quando, Hans, il pool di intelligenze( che non manca!) si affiancherà alla Lega nella marcia comune verso la libertà dalla menzogna??

  3. #3
    Forumista senior
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    Predefinito Dipende ...

    Originally posted by Totila

    ... Quando, Hans, il pool di intelligenze( che non manca!) si affiancherà alla Lega nella marcia comune verso la libertà dalla menzogna??
    ... anche da quanto noi stessi ci si metta e si riesca a fare un pò di casotto costruttivo in questo forum ...

    Ne riparleremo.

    A presto

    H.V.B.
    Hans Von Buleghinen

  4. #4
    Totila
    Ospite

    Predefinito Re: Dipende ...

    Originally posted by Johnny Buleghin


    ... anche da quanto noi stessi ci si metta e si riesca a fare un pò di casotto costruttivo in questo forum ...

    Ne riparleremo.

    A presto

    H.V.B.
    Be', qualche spunto e qualche ideuzza la stiamo dando anche noi...

  5. #5
    Ridendo castigo mores
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    Predefinito

    Originally posted by Johnny Buleghin


    <No, si può ancora impedire il disastro definitivo. Penso ad una forma moderna di autarchia … omissis … Io penso ad una Europa unita, armata, nucleare, neutrale e autarchica. L’Europa ha popolazione, risorse e mercato sufficienti ad essere autarchica, in modo da poter seguire un suo modello, non necessariamente succube dell’ideologia mondialista dominante. Un sogno? Una chimera? Forse. Ma anche i sogni possono realizzarsi, bisogna essere maggiormente convinti delle proprie capacità e delle proprie possibilità>.

    e' pura teoria per una serie di circostanze
    1) su una simile svolta vigila attenta la superpotenza che non permetterai mai la nascita di concocorrenti proprio ora che alla piena signoria del mondo manca solo la casella cinese ..
    2) per una simile svolta , ammesso che esista il ' popolo europeo' e necessaria una elite europea convinta del progetto ' finiano' .. questa non solo non esiste ma tutte le varie elites europee sono profondamente controllate e allevate in una ottica subalterna dalla casa madre USA che altro non e' che il ' primo braccio secolare' dei 'signori di questo mondo'..

    3) l' homo europeus non esiste e soprattutto non esiste con le caratteristiche di ' modernismo armato e autarchico ' . Si sono comunque gia' dati nella storia del XX secolo due tentativi in tal senso guidati da due gruppi elitari messisi in proprio perche' sfuggiti al controllo della ' casa madre' ( o forse agenti inconsapevoli della stessa ..) , ma sono finiti miseramente lasciando l' europa peggio di prima.. Il fallimento di questi due gruppi di ideologia contrapposta deriva dal fatto che erano e rimanevano esecutori a conoscenza parziale del piano che hanno preteso NON DI CONTRASTARE ma di dirigerlo in proprio PER GLI STESSI SCOPI mondialisti autocratici atei e antipopolari .

    4) il fallimento di questa gente non e' un caso perche' pur a conoscenza del 'piano' lo hanno voluto intenzionalmente travisare come se non lo avessero capito E questo guaio continua ancora oggi . Prendo ad esempio il numeroso gruppo ' destrotradizionalista' che spesso anche qua sopra riporta un sacco di letteratura che non dimostrano di aver bene digerito sulla questione popolo/elite. Sono infatti le elites che vanno tenute d' occhio e contrastate mentre bisogna sempre evitare di attribuire certe volonta' ai popoli che pur non innocenti sono solo pretesti e strumenti esecutivi .
    Ad esempio bisogna sempre distinguere tra ebrei ed elites sioniste cosi come tra americani ed elite americana .. cosi come tra italiani ed elite italiana e SOPRATTUTTO tra padani ed elite padana ...


    ... ora in questa ottica , pur apprezzando l' efficacia con cui fini riporta concetti importanti ma gia noti ,mi domando sempre come si collaca M. Fini .. ad esempio mi piacerebbe sapere il ruolo che gioca quando va alla corte di tonino al palavobis o girotonda con moretti in piazza S. Giovanni ..Se posso convenire con Fini che la ' elite' berluschista fa schifo non puo sfuggire al Fini che il pastore marsicano e il dendy romano sono ad un livello anche piu' basso sia di comprensione del 'gioco' che di autonomia nella stesso... qui non e' una questione morale ma di potere o non potere giocare e vincere .
    IN questo senso invece apprezzo la coerenza intelletttuale di Blondet che gratifico' ( facendomi incazzare ) l' emergere di berlusconi paragonandolo a catilina ( che e' anche l' eroe di fini ..) cioe' facendo il parallelo con l' ultimo tentativo di rovesciare la deriva antipopolare elitarie e mondialista delle elites romane fatto appunto da un suo membro .. immorale , ateo e farabutto quanto si vuole ma con le idee politiche chiarissime e una volonta' di ferro .( per l' inciso non e' un paragone beneaugurante perche' Catilina falli'...)

    E quando vedo queste incongruenze di M. Fini mi viene sempre da pensare .. anche a su come nasce questo grande giornalista .... So bene che e' profondamente ingiusto , perche' bisogna 'giudicare gli alberi dai frutti ' ma io sono un 'complottista' e mi inquieto quando trovo anche una sola zucca su un albero pieno di albicocche .(

    Ora forse la 'zucca' era la speranza di fini di andare al corriere al posto che montanelli gli voleva lasciare in eredita'
    .., ma se questo e' , Fini si fa delle illusioni .. non c' e' mai posto nel sistema per i cani sciolti ..., come mostra ferrara, per arrivare in cima anche l' uomo piu' grande deve scegliersi un padrone e servirlo con continuita' battendosi per lui anche quando e' un cazzone...... almeno finche' ha potere e puo' vincere .

  6. #6
    Ospite

    Predefinito

    E non mè lò spiegate, lò devo comprare

  7. #7
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    Predefinito Popolo o élite?

    Originally posted by larth


    e' pura teoria per una serie di circostanze ...

    Il Vizio oscuro dell’Occidente

    Osservazioni valide e interessanti.
    Tuttavia consentimi di aggiungere quanto segue:

    1) Scopo di quest’intervento NON è l’apologia del Signore giornalista o elettore Massimo Fini.

    2) Un’analisi concettuale come quella tracciata in “Il vizio oscuro dell’Occidente” è per definizione “pura teoria”. Ma è proprio dalla teoria che deve scaturire la “pratica”, compito quest’ultimo non solo degli intellettuali quali Massimo Fini ma, soprattutto, delle élite politiche e degli elettori che tali élite sostengono, in un rapporto di reciproca simbiosi. Non è detto che questa teoria sia destinata a rimanere tale. Per lo meno, non ancora.

    3) È ovvio che l’attuale superpotenza cercherà in ogni modo di annientare chiunque osi contrastarla; che vi riesca o no, non è ancora cosa definitivamente sancita.

    4) Le tesi e le soluzioni delineate nel libro di Massimo Fini NON costituiscono affatto un “progetto finiano” bensì riassumono la visione di un non trascurabile, forse crescente numero di elettori in tutta Europa (da elencare in seguito).

    5) Prima di confutare l’esistenza di un popolo “europeo” o di una élite “europea”, bisognerebbe fornirne una definizione. È ovvio che una singola élite o un singolo “popolo europeo” NON esiste così come si può genericamente intendere in questo momento. Però è altrettanto vero che in nessun punto del suo libro M. Fini accenna a tale ipotetica entità. Qui si sta parlando di un nascente e variegato movimento di opinione politica situato all’interno dell’area geografica comunemente denominata “Europa continentale”.

    6) Che “i signori di questo mondo”, nel caso specifico quelli di matrice USA, cerchino di manipolare le élite europee subalterne è altrettanto evidente. La politica è innanzi tutto intreccio affaristico. Così è sempre stato, salvo rari momenti storici, come quello contrassegnato dal sorgere e dal crescere del movimento della nostra Lega.

    7) Se l’”homo europeus” non esiste è innanzi tutto perché non lo si è ancora ben definito ed identificato. Come tu correttamente sostieni, certamente NON esiste con le caratteristiche di “modernismo armato e autarchico”. Non ancora.

    8) Le analogie storiche sono un valido e utile strumento analitico. Tuttavia paragonare, anche a grandi linee, l’attuale momento storico con quanto accaduto il secolo scorso, è cosa per lo meno azzardata, probabilmente troppo approssimativa. A mio avviso sono due epoche sostanzialmente NON paragonabili. Purtroppo non abbiamo qui i mezzi per approfondire, come si dovrebbe, questa questione.

    9) Invece la questione del rapporto fra élite e popolo è un capitolo cruciale. Larth, hai assolutamente ragione: è vero, non c’è nulla di più importante e potenzialmente pericoloso della possibile dicotomia fra popolo e élite; tant’è che si tratta di problematica d’antica origine, forse vecchia di 2000 anni, anzi no, forse di almeno 5000. Infatti …
    < La democrazia non fu mai dominio del popolo, non può e non deve esserlo > … omissis … < Ed è questo che cerchiamo di fare con le cosiddette forme statali democratiche e questa è la loro unica giustificazione morale. Le democrazie non sono quindi sovranità popolari, ma in primo luogo istituzioni attrezzate per difendersi dalle dittature. Non permettono un dominio simile alla dittatura, un’accumulazione di potere, ma cercano di limitare il potere statale. > … omissis … < Un’espressione come “iniziativa popolare” è perciò fuorviante e propagandistica. È di solito un’iniziativa di pochi che nel migliore dei casi viene presentata al popolo per una valutazione critica. >
    Chi scrisse queste eresie? Mussolini? Hitler? Stalin? Franco? Pol Pot? Pinochet? Nooo, non ditemi che sono di Bossi!
    Nossignori!
    Queste sono niente meno che le asserzioni di Karl Popper, moderno filosofo notissimo per la sua feroce logica “ipotetico-deduttiva” secondo cui la principale condizione epistemologica di validità del sapere scientifico non può che consistere nella “falsicabilità” di una teoria data. E allora? Allora niente. È solo per dire che nessuno si sognerebbe mai d’accusare Popper d’essere un nazista per le affermazioni sopra ricordate. Però anche Popper ebbe la sua dose di contraddizioni e di cavolate. Infatti fra le ipotesi da lui considerate non c’è quella che a noi qui interessa maggiormente, ovvero non la situazione dicotomica, di totale antitesi fra popolo e élite bensì la situazione virtuosa di totale e spontanea simbiosi fra élite e popolo. Quest’ultima situazione è esattamente quanto ha saputo fare la nostra Lega!

    10) Quanto al Signor Massimo Fini aspirante erede giornalistico di Montanelli? lo compiangerei assai.

    11) Quanto al Signor Massimo Fini sostenitore o simpatizzante dei “Signori del Palavobis o dei Girotondi”? Ebbene, lo compiangerei ancor più! Predilige Catilina? A me starebbe anche bene. Non si sa mai che non si riesca a riabilitare la figura storica di Catilina.

    Ciò detto, nulla toglie al valore dell’analisi fatta in “Il vizio oscuro dell’Occidente”.

    Di individui che “predicano bene ma razzolano male” sono piene le fosse. Perché mai ciò dovrebbe essere proibito a Massimo Fini?

    … continua …

    J.B.
    Hans Von Buleghinen

  8. #8
    Totila
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by Celtic
    E non mè lò spiegate, lò devo comprare

    Sì, Celtic...

  9. #9
    Totila
    Ospite

    Predefinito

    larth, sei sicuro che la Russia sia definitivamente persa?
    Putin non cerca forse la sponda europea piuttosto che quella americana?...

    Io non sarei del tutto pessimista...

  10. #10
    Ospite

    Predefinito

    Finalmente è arrivato domani vò

 

 
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