A cos' è dovuta l' immensa popolarità di cui gode Silvio?
Forse al fatto ch' egli sia veramente l' Unto del Signore o il più grande statista del mondo?
Macché, queste son quisquilie e pinzillacchère.
Silvio è amato perché è un arcitaliano.
Egli racchiude in sé alcune (poche) delle virtù e molti (quasi tutti) difetti della razza italica. Meglio: del maschio italiano.
Ferratissimo di pallone ma personalmente sedentario, dongiovanni impenitente non perde occasione di rammentarlo ai quattro venti e manco da Primo ministro cessa di fare commenti e allusioni grassocce, amante delle auto di lusso ma di poche o nulle letture, narciso e vanitoso all' eccesso, consumato narratore di barzellette meglio se sconce, alterna attacchi di ingiustificato vittimismo a smargiassate da bullo di periferia. Già questo sarebbe bastato ed avanzato per far si che milioni di italiani si identificassero in lui, che vedessero in lui un alter ego. Ma il suo maggior atout, il suo asso di briscola, quello che gli ha guadagnato i consensi di coloro che, dalle Alpi al Lilibeo, sognano di diventare un giorno come lui, è quello di essersi "fatto" nel modo che sappiamo.
No, cari amici.
Non date retta alle agiografie ufficiali che parlano di trincee del lavoro e concorrenze spietate. Il Nostro è un monopolista coi fiocchi che ha sempre ricercato l' amicizia dei potenti per farsi emanare leggi ad hoc che preservassero le sue aziende dalla concorrenza. Ed ora che è diventato potente egli stesso, prosegue imperterrito a sistemare i suoi affari spacciando il tutto come provvedimenti a beneficio degli italiani.
Insomma un furbone di tre cotte amico e sodale di furboni par suo.
E in un Paese pieno di furbi che non rispettano le code, che evadono il fisco, che costruiscono abusivamente sapendo che alla fine la faranno sempre franca, egli non poteva non essere eletto loro campione.


Gianni Guelfi