….scrivono che con la maggioranza non si deve trattare in nessun modo e su nulla.
Il perché lo spiegano tutti i giorni: Berlusconi è una specie di gangster, e con gente simile non si tratta. Quelli dei Democratici di sinistra sanno però che in qualche modo e su qualcosa bisogna pur trattare, specie quando è il Capo dello Stato a “consigliarlo”. Ma con quel giornale, che li passa da “traditori” se solo non rifiutano “a prescindere” ogni ipotesi di dialogo, come si fa?
Si fa che ci vuole un chiarimento, e per chiarire il presidente dei senatori diessini Gavino Angius scrive al direttore, Furio Colombo, e tra argomenti piuttosto difficili e ingarbugliati sul ruolo dell’opposizione e sui doveri delle istituzioni ne butta lì uno semplice e piatto: i soldi.
I soldi con cui vive “l’Unità”, che sono soldi anche dei Democratici di sinistra.
Brutto argomento per quanto diretto e comprensibilissimo. Perché se al giornalista che scrive come non ti piace tu devi ricordare che campa grazie a te, allora significa che per convincerlo a cambiare non hai di meglio. E cioè che i discorsi sul ruolo dell’opposizione, sugli equilibri istituzionali, sui posizionamenti e le strategie del centrosinistra (che darebbero ragione ai Ds, anziché a “l’Unità”, sono discorsi che non stanno in piedi e per reggersi hanno bisogno di quelle rimostranze da committente insoddisfatto: guarda che sono io che ti pago, quindi vedi di metterti in riga.
Che un giornale storicamente adattato a una linea misurata sui dispacci di partito cambi registro è solo una buona notizia.
Diciamo che il registro de “l’Unità” è un poco più ampio, adesso: Colombo, il direttore, uno che a Milano chiamerebbero un “fighetta”, raccoglie e rappresenta un universo apparentemente disparato che però s’aggrappa appunto intorno all’idea che il centrodestra è un ricettario di manigoldi, ed è quello un universo che va dal regista miliardario grazie alle tivù di Berlusconi fino all’attricetta passata per artista siccome è di sinistra, dai professori perlopiù sconosciuti salvo che per esposizione comiziante in girotondo antiberlusconiano fino al rivoluzionario culo-di-pietra di redazione Rai che s’accorge del regime soltanto ora, mentre a lui il posto gliel’aveva garantito lo spirito santo, e poi i pacifisti “no alla guerra” pur che sia imperialista e capitalista (le guerre dei dittatori di tutto il mondo, quelle non ci sono), e ancora i “no global” che vogliono “un mondo migliore” (ma migliore rispetto all’America, che notoriamente è peggio della Cina, di Cuba e dell’Iraq), e poi artisti democratici, giudici democratici, avvocati democratici e insomma tutti ma proprio tutti quelli che in ogni maniera, solleticando qualsiasi attitudine ideologica, moda, tic o interesse ( questo soprattutto) possono essere infilati nella “società civile” (sfascia vetrine compresi) che dice no a Berlusconi.
Accomodatevi: se “l’Unità” rappresenta questo universo, piuttosto che quello ristretto nei gruppi parlamentari dei Democratici di sinistra, avrà le sue buone ragioni. E il fatto che a finanziare questa linea siano anche loro, i Ds, non è una buona ragione per dar ragione a chi desidererebbe mettere il bavaglio al “fighetta”.
Specie per chi si augura – e non necessariamente è un manigoldo – che non vinca mai né una sinistra come la vogliono i Ds, né come la vuole “l’Unità”.
da “Libero”, quotidiano diretto da Vittorio Feltri, di martedì 31 dicembre 2002-12-31
saluti




Rispondi Citando
) non fa lo stesso per i DS? Così dovrebbe essere un vero giornalista! Lecchinaggio totale!
