



Quando, come lo scorso mese a Pordenone, arriva la piena si crea una situazione irreale, centinaia di case sono andate sotto ma gli abitanti d’interi quartieri della città hanno visto esterrefatti il disastro in TV come se fosse in un altro continente salvo riconoscere dalle inquadrature angoli noti e familiari riflettersi sulla superficie liquida. Grazie a Dio non s’è trattato del turbine rovinoso di tonnellate d’acqua e fango scaricate con potenza devastante su uomini e cose come abbiamo purtroppo visto in altre occasioni, non è questo, per fortuna, il carattere del Noncello. Semplicemente il fiume s’è fatto beffe d’ogni sforzo (tardivo) messo in atto per scongiurare il disastro s’è ripreso, quasi con garbo ma con gli interessi quello che fu suo. Infatti senza in alcun modo sminuire la portata economica ed umana del disastro che ha annientato in poche ore il frutto di anni di lavoro e sacrifici per migliaia di persone, ha devastato attività commerciali ed artigianali, ha lasciat o intere famiglie senza la possibilità di lavorare ed ha, in altri termini, ferito brutalmente il tipico tessuto produttivo del Nord Est, senza sminuire tutto ciò dicevo, va detto che il fiume, almeno a Pordenone s’è ripreso la sua gorena, s’è scaricato su terreni dove l’aver autorizzato costruzioni può definirsi come minimo improvvido. Queste considerazioni non possono però essere usate nemmeno come riserva mentale riguardo i diritti che i danneggiati hanno ad un giusto e tempestivo indennizzo. Quanti ora hanno bisogno d’aiuto ne hanno anche diritto, un diritto acquisito con decenni di tassazione esosa, per valanghe dei loro soldi versati ad uno Stato che non si è dimostrata capace di proteggerli con elementari opere idrauliche. Una mano pubblica che per anni è stata impastoiata da veti incrociati dimostrandosi incapace di fare ciò che secoli di esperienza e buon senso chiedevano: pulizia degli alvei e manutenzione degli argine, nell’era dei satelliti e dei computer ci si è dimostrati incapaci di fare quel lo che faceva la Serenis sima imponeva nell’epoca della vanga e della cariola. Ora la Regione farà la sua parte per permettere a questi alluvionati di riprendere quanto prima la vita e le attività normali ma è indispensabile che si appronti un piano serio e ponderato per mettere la città al riparo non dico dalla grande piena che capita una volta per secolo né tantomeno dalla apocalisse idraulica che ci spetta ogni mille anni (l’ultima avvenne in età longobarda) ma almeno dalla montana che arriva ogni sei mesi. Quindi sono auspicabili interventi in città ed anche, una volta tanto questa abusata locuzione del politichese è opportuna, a monte. Quello che però è anche auspicabile è che non si confondano e sovrappongano i piani della politica, delle scelte tecniche e della scienza idraulica. Ai tecnici dev’essere dato mandato di elaborare progetti in base a scienza e coscienza trascurando i gruppi di pressione più o meno manovrati, più o meno tesi all’interesse generale, più o meno sensibili delle dinamiche di lu ngo periodo. Ciò che va fatto dev’essere discusso negli istituti universitari non al Bar Sport perché, per carità, tutti possiamo crederci commissarii tecnici della nazionale senza far male a nessuno ma se cominciamo a crederci ingegneri idraulici la cosa si fa preoccupante. Tutto questo non significa esautorare la politica ed annullare la democrazia, in parte perché questi sono argomenti che ne esulano né sono sottoponibili al vaglio democratico: una verità scientifica è tale di per se né ha bisogno di legittimazione popolare e se, per assurdo, ai più non aggrada, è un problema dei più, non della scienza. Ma soprattutto alla politica ne resta di lavoro, quel lavoro ingrato che i tecnici sono ben felici di lasciare ad altri. Ogni problema può offrire diverse soluzioni tutte tecnicamente valide che però hanno costi diversi e ledono interessi diversi, sta alla responsabilità della politica indicare quali costi sono sopportabili, quali interessi sacrificabili. Dato per certo che il tipo d’interventi auspicabil i andranno a ledere i le gittimi interessi di qualcuno, questo sarà il banco di prova della lungimiranza di una classe dirigente: si potrà decidere di non far nulla e così non scontentare alcuno secondo la consuetudine della tarda prima repubblica o si vedranno politici impegnare il proprio prestigio e spendere il proprio carisma nel persuadere gli scontenti.
Chi vivrà vedrà!


Belle foto e sagge parole.
Troppo sagge per questa politica.
Che la politica sia così dignitosa e pudica da ritirarsi in buon ordine e far fare a chi sa fare, è una pura utopia, assolutamente speculare all'utopia di pensare che gli ingegneri possano salvare il mondo.
Cari saluti, saggio ulano.