Dibattito su primarie e regole di coalizione nella gabbia delle politiche neoliberiste
Ds alle prese con i movimenti
L'acuirsi dello scontro sociale manda il pezzi il progetto Ulivo
Ritanna Armeni
Diceva ieri Giovanni Berlinguer sull'Unità: «Temo che nelle ultime settimane si siano accentuate la tendenza della sinistra a farsi del male e la propensione dell'Ulivo a isolarsi e a restringersi».
L'autorevole rappresentante della sinistra Ds ha sicuramente ragione. La sua riflessione è stata probabilmente suggerita dal dibattito sulle primarie che oggi divide i Ds e dalla contrapposizione della leadership di Prodi a quella di Cofferati che oggi divide sia i Ds che l'Ulivo. Ma i mali che, con tono sinceramente accorato, descrive sono oramai talmente vecchi, gli errori talmente ripetuti che occorre fare un passo avanti e chiedersi: perché avviene questo? perché oggi una opposizione che avrebbe molte più carte in mano del passato riesce solo a ritirarsi e a dare una pessima immagine di sé al paese? La risposta non sta solo nei comportamenti, nei caratteri, nei difetti di questo o di quel leader dello schieramento di centro sinistra. Se così fosse i problemi sarebbero più semplici e risolvibili. La risposta sta in quello che è cambiato in questi ultimi mesi nella società italiana e nella incapacità dell'opposizione dell'Ulivo di comprenderlo e di adeguarsi.
Proviamo a riassumere.
In questi mesi il paese ha visto due fenomeni diversi, ma in un certo senso convergenti: l'acuirsi dello scontro sociale, il cui epicentro è sicuramente il caso Fiat, e il consolidarsi ed estendersi di numerosi e diversi movimenti. Ci riferiamo al movimento noglobal che a Firenze ha dato una grande dimostrazione di forza, ma anche alle straordinarie mobilitazioni del movimento sindacale e alla nascita di un movimento dei ceti medi radicalizzati denominati "girotondi". Questo insieme di forze si è contaminato, ha raggiunto punti di reale convergenza, ha mostrato un grande ascolto reciproco, ha avuto sicuramente momenti di confronto reali. La sua esistenza, insieme all'acuirsi dello scontro sociale, ha reso il panorama sociale del paese estremamente interessante per chiunque si collochi all'opposizione. Indica che il paese non è rassegnato e che la destra non ha alcun effetto narcotico sui soggetti sociali del cambiamento. All'opposto in questi mesi li ha attivati.
Questi fenomeni, o meglio, il combinato disposto di questi due fenomeni ha diviso e frantumato l'opposizione dell'Ulivo e al suo interno i Ds. I movimenti hanno posto problemi grandi e meno grandi di fronte ai quali le risposte sono state diverse. Diversa la risposta data alla questione dei diritti e in particolare dell'articolo 18 posto dal movimento sindacale, diversa la risposta sulle forme dell'opposizione al governo Berlusconi posta dai girotondi, diversa la risposta sui grandi problemi del mondo dalla guerra al liberismo posti dai no global. La divisione o le divisioni sono state serie e su tutto. Il dibattito, sulle regole, sulle leadership, i litigi attraverso le interviste e il relativi balletti della politica, tutto ciò insomma di cui con grande noia della maggior parte dei lettori, si sono occupati i giornali, hanno solo coperto le reali divergenze su altrettanto reali problemi. In quanti pezzi si è diviso l'Ulivo? Non è facile dirlo. Sicuramente sono talmente tanti che oggi è difficile pensare che esista un collante che tenga insieme il vaso rotto. I frantumi sono troppi per poter pensare anche alla più abile opera di restauro.
E arriviamo al terzo punto. I cocci rotti non sono rimasti al loro posto. Sotto la spinta dei movimenti e dello scontro sociale si sono diversamente collocati pro o contro le istanze di quei movimenti, pro o contro i protagonisti dello scontro sociale. Ciascun frammento si è misurato e ha espresso le proprie convergenze e divergenze. Oggi c'è sicuramente più unità fra Fassino e Rutelli di quella che c'è fra Fassino e Cofferati. Su alcune questioni c'è maggiore convergenza fra Berlinguer e Agnoletto di quanto non ce ne sia fra lo stesso Berlinguer e Massimo D'Alema. Gli esempi potrebbero molti.
Il problema è che i dirigenti dei Ds e dell'Ulivo non prendono atto di questa realtà anzi pensano pensano che questo vaso così frantumato e dominato da tante forze centrifughe possa essere rimesso a posto e ritornare quello che era qualche anno fa. Il collanti che essi propongono sono i più diversi. Possono essere le primarie, può essere il nome di un leader che ha acquistato un grande carisma come Sergio Cofferati, possono essere nuove regole, possono essere le decisioni a maggioranza, può essere il ritorno di Romano Prodi. Ognuno prospetta la sua soluzione, a seconda dei suoi interessi ed è contrastato dagli interessi dell'altro. Le divisioni di moltiplicano e diventano evidenti. Lo scoramento e il senso di impotenza anche.
E se la via fosse un'altra? Se fosse quella esattamente opposta? Se oggi si riconoscessero le vere diversità e le nuove convergenze e si tentasse di costruire per questa via nuove rappresentanze? Se, insomma, si riconoscessero i cambiamenti e su questi si rimodellassero posizioni e schieramenti?
Si potrebbe prendere atto, ad esempio, che oggi il paese è attraversato da posizioni che qualche tempo fa erano solo di una sinistra radicale e minoritaria e che oggi sono molto presenti anche in parte di quello che fu l'Ulivo. Se si prendesse atto che oggi in Italia ci sono tutte le condizioni per costruire su quelle posizioni un nuovo soggetto politico della sinistra di alternativa, composito e pluralista si farebbe un enorme passo avanti. E non solo sul terreno della chiarezza, ma su quello dell'unità delle opposizioni.
Diceva qualche giorno fa Asor Rosa sempre su "l'Unità" che un soggetto politico con una identità precisa poi può dialogare e mediare con chiunque. Appunto. Forse è arrivato il momento di costruire questa identità precisa, di un soggetto plurale della sinistra di alternativa, eliminando i falsi steccati, di andare a fondo su convergenze e divisioni per essere poi pronti ad un dialogo con gli altri (la sinistra moderata e il centro) su posizioni politiche precise e definite. Oggi per ricominciare a vincere l'opposizione non può accettare di giocare sullo stesso tavolo sul quale ha perduto. Deve essere capace di cambiarlo. Deve avere questo coraggio. Le scissioni non servono a nessuno, ma tentare di raccogliere i cocci di quel che si rotto e non si può riaggiustare a lungo andare porta solo danni.
Liberazione 19 dicembre 2002
http://www.liberazione.it


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