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    Predefinito Dal 22 al 25 dicembre: una festa pagana per altri dèi

    Il 25 dicembre fu, durante il periodo imperiale romano, una grande festa in onore di Mithra, il dio persiano del Sole. Il Mitraismo era una religione misterica dell’antichità, centrata sulla devozione al Dio Mitra, la figurazione indo-iranica del dio della luce e della giustizia. Per molti aspetti simile al cristianesimo, ne divenne il più acerrimo rivale.

    Dal secondo al quarto secolo, difatti, il Mitraismo fiorì nell’impero romano diventando infine il culto predominante, favorito probabilmente dallo stato e dalle classi lavoratrici, nonché dai soldati, come è evidente dai numerosi luoghi di culto che si trovano nelle frontiere. Il giorno del culto maggiore della religione mitraica, come già abbiamo accennato, era il 25 dicembre, giorno in cui culminavano i festeggiamenti del Natalis Solis Invicti, e tale rimase fino alla metà del quarto secolo, cioè fino a quando il cristianesimo, al tempo di Costantino, non fu abbastanza forte da eliminare quello che fino ad allora era stato il suo più acerrimo rivale. La conoscenza dei suoi riti e delle sue credenze dipende totalmente da ciò che ci viene tramandato dalle rovine archeologiche , poiché i testi erano quasi del tutto inesistenti, e i pochi che vi erano vennero distrutti dai primi cristiani.

    Originariamente la maggiore divinità nella Persia pre-zoroastriana e nell’India vedica nel secondo millennio prima di Cristo, Mithra (Mithra in sanscrito e Mithras in latino e greco) fu associato con il sole, il re, e per estensione alla giustizia, alla guerra e alla fratellanza. Il suo nome significa “sacrosanto contratto”. Temporaneamente offuscato dall’enfasi Zoroastriana di Ahura Mazda, il dio della luce e della bontà, Mithra riemerse nel periodo Achemenide come la divinità dei comandanti Persiani. Il suo culto si diffuse ad ovest, assorbendo elementi di astrologia babilonese e filosofia platonica, possedendo, come tutte le fedi migrate dall’est, anche una convinzione nell’immortalità, accompagnata da rituali comunitari segreti. Altra festività che veniva celebrata nell’antichità intorno al 25 dicembre erano i Saturnalia, in un periodo che si estendeva dal 17 al 23 di dicembre. Questa festività pagana si teneva nella celebrazione del solstizio d’inverno, durante il quale si avevano grandi festeggiamenti.

    Il Natale come lo conosciamo oggi ha perciò origine in antiche festività pagane come la grande festa di Yule norvegese, il culto del Sole Invitto e i Saturnalia romani. Estendendo dall’avvento che comincia dal 30 novembre o nelle domenica ad esso più vicina, sino al giorno della Candelora il 2 di febbraio, il Natale sembra scostarsi, seppure ciò avviene solo in parte, dal solstizio d’inverno, ma acquista molte altre associazioni, in particolare con la cerimonia norvegese (il ceppo di Yule), di cui acquisisce molti canoni estetici e da cui mutua molti oggetti simbolici (l’albero, il vischio, ecc.). Questi elementi combinati con quelli appartenenti ai Saturnalia romani fornirono le basi alla primitiva festività cristiana. Durante i Saturnalia, in particolare, venivano fatti dei doni da parte dei ricchi per i più poveri e ai servi era permesso di sedersi alla stessa tavola dei loro padroni, in onore ed in ricordo della mitica età dell’oro e della libertà, quando Saturno governava il mondo conosciuto. I Saturnalia poi implicavano apparentemente la più selvaggia dissolutezza e vennero considerati dai una festa degna di Pan stesso.

    Qualcuno nella nuova dottrina del Cristo, che era alla ricerca di adepti e seguaci, sentì che se tale celebrazione pagana non poteva essere soppressa; doveva allora essere preservata in onore del dio cristiano, tanto che gli elementi pagani vennero mantenuti, indisturbati, per un lungo periodo. Il giorno in cui viene celebrata la natività di Cristo, il Natale, e tutti i costumi che ad esso sono associati, hanno perciò la loro origine proprio in ciò che verrà definito più tardi dagli autori della nuova fede il culto degli idoli pagani. Nelle scritture in primo luogo, e nel nuovo testamento poi, del resto, non v’è alcuna allusione ad una tale commemorazione. Fu solo nel quarto secolo, difatti, che il 25 dicembre fu ufficialmente designato come data per la nascita di cristo, ma ci vorranno ancora 500 anni prima che venga abbandonati i vecchi riti e la nomenclatura di “Festa di Mezzoinverno”, propria in particolare alle regioni nordiche, in favore di quella di Natale. In tutta Europa, però, la festa continuò a mostrare molte caratteristiche ereditate dai Saturnalia, e più in generale dal paganesimo tutto. Del resto l’impossibilità di determinare la reale data di nascita del Cristo, giustificò il fatto di porla a ridosso della festa pagana più importante. Durante i primi tre secoli dell’era cristiana, comunque, considerevole fu l’opposizione al costume considerato pagano di festeggiare la nascita del cristo: nel 245 d.C. Origene ripudiò l’idea di festeggiare la nascita di Cristo “come”, egli scrisse, “se Egli fosse un re Faraone”.

    Dopo il trionfo di Costantino, la chiesa di Roma assegnò al 25 dicembre la data per la celebrazione della festa, all’incirca tra il 320 ed il 353 di quest’era. Dalla fine del quarto secolo l’intera cristianità aveva celebrato il Natale in questo giorno, con l’eccezione della chiesa dell’est, dove esso veniva celebrato il 6 di gennaio. La scelta del 25 di dicembre era influenzata probabilmente proprio dal fatto che in questo giorno i romani celebrassero la festa mitraica del dio Sole (Natalis Solis Invicti), e che i Saturnalia anch’essi venissero celebrati in questi giorni. Le indicazioni sono dovute al fatto che in questo modo la chiesa prendeva l’occasione di allontanare le persone dall’osservanza pagana del solstizio d’inverno e le indirizzava all’adorazione del Cristo. Entrambi i santi Cipriano e Giovanni Crisostomo nei loro scritti alludono a questo e la Nuova Enciclopedia Cattolica afferma che “la nascita del Cristo fu assegnata alla data del Solstizio d’Inverno (25 dicembre per il calendario giuliano e il 6 gennaio per quello egizio) perché in questo giorno come il Sole comincia il suo ritorno dai cieli nordici, i pagani devoti di Mitra celebravano il giorno natale del Sole Invincibile”. Il sincretismo con il paganesimo come missione strategica, del resto, è chiaramente rivelato anche dalle istruzioni date ai missionari di Papa Gregorio I : “Poiché i pagani continueranno a sacrificare al diavolo, altre celebrazioni dovranno prenderne il posto...”. Nel 354 d.C. Papa Liberio di Roma ordinerà la sostituzione della festività dei Saturnalia con la nascita di Cristo “perché il popolo di Roma già osservava questo come Festa di Saturno, celebrando la nascita del Sole”.

    Riguardo al sincretismo religioso c’è comunque da aggiungere che ben pochi culti sembrano potersi considerare del tutto ortodossi; e comunque molte sono le analogie e le similitudini riscontrabili nelle principali religioni. A questo proposito va ricordato che il 25 di dicembre è considerato un giorno di natività per i Buddisti, che in tale giorno ricordano il Santo Spettro che discende sopra la vergine Maya, madre di Siddharta; e ancora di Horus, il dio egiziano della luce, figlio di Iside la vergine come di Ercole, figlio di Zeus e della mortale Alcmene; mentre gli scandinavi lo festeggiavano come natività di Freyr, il figlio del supremo Odino, per i romani Bacco-Dioniso era nato in questo giorno, Brumalia: lo stesso giorno sacro che l'imperatore Aureliano, nel 274 d.C. dedicherà alla nascita del dio del sole, Natalis Solis Invicti. Il 25 dicembre come natività del cristo è perciò una festività né biblica e tantomeno apostolica, non praticata in alcun modo dalla chiesa nata il giorno della pentecoste. Fu, anzi, proprio l’imperatore romano Costantino, giunto al culmine del suo potere nei primi anni del quarto secolo, che, convocando il concilio di Nicea nel 316 d.C. (in vero il primo concilio della storia della chiesa), diede impulso a questo: il concilio decise che il 25 dicembre la festa mitraica del sole invitto, dovesse essere riconvertita e ridedicata per l’appunto alla celebrazione della nascita di Gesù.

    Così come la festa della nascita del Cristo si sovrappose agli antichi riti, così essa in qualche modo si appropriò dei simboli che a questi ultimi erano appartenuti: questa in sostanza è la storia di un simbolo fondamentale del natale, l’albero. Di inequivocabili radici nordiche (ricordiamo a questo proposito l’albero di Odino Yggdrasill) esso entrò in principio nei costumi inglesi con provenienza scandinava: il ceppo di Yule proveniva dall’antica usanza nordica di un immenso falò di frasche che i veniva sacrificato in onore del solstizio d’inverno; nel continente esso ha però una più chiara e probabile provenienza celtica e teutonica: una promessa del ritorno del sole.
    2010:

  2. #2
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    A tal proposito, segnalo un recentissimo testo delle Ar, di Beniamino di Dario, ''Il Sole invincibile'' sulla figura dell'Imperatore Aureliano, colui che fece del culto del Sole la ''religio'' ufficiale dell'Impero, istituendo, tra l'altro, proprio la festività del 25 dicembre come ''dies natalis'' del Sole

    Saluti

 

 

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