L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati: «Un’ondata di profughi si riverserà in Europa». Prime rivelazioni di uno scienziato del raìs




L’allarme di Ruud Lubbers. Mentre il Pentagono mette in stato di allerta due portaerei: prepararsi a partire per il Golfo


DAL NOSTRO INVIATO
LONDRA - «Non ci vengano a dire, poi, che non erano stati avvertiti». E' questo nella sostanza il messaggio che, dai microfoni della Bbc , il responsabile dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) Ruud Lubbers ha voluto lanciare ieri a un'opinione pubblica disorientata e distratta, che con una sorta di rassegnazione, si prepara alla «inevitabilità» della guerra con l’Iraq.
«Credetemi - ha detto -. Dal punto di vista umanitario la guerra sarebbe un disastro. C'è il rischio che, se veramente nell'Iraq ci sono armi chimiche e batteriologiche, la popolazione di questo Paese muoia una volta scatenato l'attacco. Solo se sarà accertato con dati di fatto incontrovertibili che Saddam Hussein non rispetta l'impegno di acconsentire alle ispezioni internazionali un intervento militare potrà essere giustificato, come ultimissima alternativa».
Lubbers sa di che cosa parla. Già primo ministro e architetto di quel «modello olandese» che ha portato il suo Paese al pieno impiego da anni - integrando una massa di rifugiati e immigrati pari a oltre 4 volte quella italiana - il capo dell'Agenzia Onu è anche professore di teoria dello sviluppo sostenibile e ha studiato a lungo gli effetti che gli spostamenti «traumatici» di popolazione dovuti alle guerre hanno, anche a enorme distanza in un sistema di mercati globalizzati.
Che cosa accadrà dunque se in Iraq, anche nell'ipotesi «ottimale» per la coalizione guidata dagli Stati Uniti, l'attacco dovesse concludersi con la disfatta di Saddam dopo una guerra-lampo? La risposta secondo lo studioso olandese è che, perfino nell'eventualità di una vittoria totale, l'onda d'urto umana, dall'Asia centrale, si rovescerà sull'Europa e anche oltre. Ma a questa immigrazione disordinata di massa, che potrà portare in Europa accampamenti con migliaia di profughi paragonabili a quelli della ex Jugoslavia, del Caucaso ai confini con la Cecenia e della Palestina, i pianificatori militari non pensano.
Non tutti sono d'accordo con questo scenario dell'«onda umana». Secondo Fazil Kawani del Refugee Council, il discorso di Lubbers rischia di provocare in Occidente un esagerato allarmismo. Molto più critica, rispetto all'Europa, è per esempio l'emergenza-immigrati di nazioni in via di sviluppo come l'Iran e il Pakistan, che con le guerre in Afghanistan e, da ultimo, i bombardamenti a tappeto americani contro i talebani e Al Qaeda, hanno dovuto far fronte all'arrivo di 4 milioni di profughi.
D'altra parte, avverte la dottoressa Alice Block autrice di studi sui movimenti di popolazione dovuti a cause traumatiche come le calamità naturali o le guerre, per un continente ricco e demograficamente in declino come l'Europa, l'immigrazione oggi dev'essere vista non come un'«invasione» ostile, ma come un'opportunità: perché l'arrivo di una forza-lavoro più giovane accelera lo sviluppo, dà impulso ai consumi, incrementa le entrate del fisco e i fondi-pensione e aiuta anche a circolare idee nuove. Il problema però, con la miccia della guerra irachena sul punto di accendersi, è che questi dibattiti rischiano di rimanere pura accademia.
Una volta entrati nella logica di guerra, tutto questo non interessa. Madeleine Albright, quando era Segretario di Stato degli Stati Uniti, nelle riunioni ironizzava con Colin Powell: «Ma a che cosa ti serve quella gran macchina militare perfetta se poi, alla fine, non la puoi usare?». Ieri il Pentagono ha ordinato a due portaerei di tenersi pronte a partire per il Golfo ai primi di gennaio. Secondo gli esperti le «favorite» sarebbero la «George Washington» (da poco rientrata da una missione di sei mesi proprio al largo dell’Iraq) e la «Kitty Hawk» o la «Abraham «Lincoln». La loro partenza farebbe parte del progetto di potenziamento del dispositivo americano nel Golfo (da 60 a 110 mila uomini) deciso da Bush la settimana scorsa.
Ad accrescere ulteriormente la tensione ieri è giunta la notizia che uno scienziato iracheno sentito dagli ispettori Onu avrebbe fornito dei dettagli su un «possibile programma nucleare clandestino». Lo ha riferito il portavoce degli ispettori a Bagdad Hiro Hueki il quale ha precisato che le dichiarazioni dello scienziato (il cui nome è coperto da anonimato) «hanno suscitato una grande attenzione».

Renzo Cianfanelli


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