di red.
Nel caso di un nuovo conflitto iracheno, l’esercito turco occuperebbe il nord dell’Iraq con almeno 30 mila uomini che potrebbero restarvi «almeno cinque anni». Lo riferiscono due quotidiani turchi, Milliyet e Hurriyet, che spiegano il progetto dei vertici militari di Ankara con la preoccupazione che nel nord dell’Iraq possa insediarsi uno stato curdo indipendente. Com’è noto, il popolo curdo occupa un territorio che si espande in Turchia, Iraq e Siria. Nessuno di questi tre Paesi riconosce però ai curdi il diritto ad uno stato indipendente.
Inoltre, secondo Milliyet, gli Usa hanno chiesto ad Ankara di aprire un “fronte nord” contro l'Iraq con il pre-posizionamento in territorio turco di circa 80 mila militari statunitensi a ridosso del confine iracheno. E se la Turchia accetterà, lo stesso esercito turco potrebbe dover entrare in azione, penetrando di almeno una settantina di chilometri in territorio iracheno, col fine di contenere un eventuale flusso di rifugiati e soprattutto per impedire la creazione di uno stato curdo nel nord dell'Iraq nel caso di un rovesciamento del regime di Baghdad.
Intanto, il governo siriano, chiamato in causa martedì dal premier israeliano Ariel Sharon che lo accusava di custodire in Siria l’arsenale chimico iracheno, ha definito le accuse di Tel Aviv «ridicole». Secondo un portavoce del ministero degli Esteri di Damasco «la Siria ha firmato il Trattato di non-proliferazione» ed ha anche esortato i Paesi arabi a sbarazzarsi di tutte le armi di distruzione di massa. L'unico Paese che si oppone a questa proposta, sottolinea il portavoce, è Israele. Per i siriani le accuse israeliane hanno come vero obiettivo distrarre l'attenzione internazionale dai propri arsenali. Com’è noto lo stato israeliano è l’unico del medio Oriente a possedere, con certezza, un arsenale nucleare e i vettori, sia missilistici che aerei, necessari per trasportarli sugli obiettivi.
Nonostante il natale, le ispezioni dell’Onu continuano in Iraq. Cinque squadre di ispettori hanno lavorato anche durante la festività natalizia. Una squadra di specialisti di missili è andata nel centro di Ibn al-Haitham, a Kazimiyah, nella periferia di Bagdad. Un’altra squadra si è recata a Al-Taji, una fabbrica di gas, mentre una squadra di chimici ha ispezionato una fabbrica di carta a Bassora, nel sud del Paese.




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