Una banca di troppo


di Paolo Brera

A che serve la Banca d'Italia in tempi di Ue?
E' la Bce a gestire la politica finanziaria
Il ruolo dell'Istituto centrale si riduce a poco
Perchè non farne un'authority del settore?

A domanda diretta, risposta (si spera) franca: a che cosa serve la Banca d'Italia nella presente struttura istituzionale ed economica del nostro Paese? Con il nuovo millennio, le più importanti funzioni di una banca centrale si sono trasferite a Francoforte e non sono più di competenza di via Nazionale. La moneta che usiamo è emessa dalla Banca centrale europea - quel mostro tipo Frankenstein che abbiamo creato mettendo insieme i pezzi delle banche centrali nazionali e che non ha mai agito come avremmo voluto - ed è sempre la Bce a gestire, male, la politica monetaria.


Antonio Fazio siede nel Consiglio della Bce e dice la sua, né viene alcuno a raccontarci la sua che cos'era caso per caso. Per questa non spossante incombenza, ed è una prima cosa che Indigna, la Banca d'Italia dispone ancora oggi essenzialmente delle medesime strutture che aveva quattro o cinque anni fa. Oltre a questo la Banca d'Italia viene chiamata per audizioni parlamentari sull'economia, emette poderosi moniti indirizzati al governo, e sorveglia il sistema bancario.
A suo modo. Il sistema bancario è un anello importante della finanza e dell'economia, ma da tempo le banche non sono più né l'unico né il più grande intermediario finanziario. Il vero problema è quello del risparmio, che appunto attraverso il sistema finanziario deve affluire agli investimenti produttivi in condizioni scevre da rischi impropri (cioè, per esprimerci in parlacomemangi, i risparmiatori non devono essere imbrogliati). In questo campo la Banca d'Italia ha fatto poco. La sua influenza non è valsa a impedire comportamenti disinvolti da parte delle banche creditrici della Cirio, che hanno scaricato sui loro sventurati clienti i dubbi crediti che avevano verso il gruppo guidato da Sergio "Rompicollo" Cragnotti. Anche nel tracollo BiPop i risparmiatori non hanno avuto il bene di essere gran che protetti dalla Banca d'Italia, che si è limitata a prescrivere che l'azienda BiPop venisse assorbita non dal migliore offerente, ma dalla Banca di Roma, oggi Capitalia.
Nel suo ruolo di sorveglianza del sistema creditizio, via Nazionale agisce in modi invisibili (ispezioni, moral suasion) ma anche in modi visibili e discutibili, per esempio vietando i takeover ostili di banche e, in caso di problemi, premendo per soluzioni che solo essa, nella sua infinita saggezza, sa perché siano migliori di quante altre ne escogita il mercato. Poi Fazio va in Parlamento ad auspicare più liberalizzazione e flessibilità. Mandiamogli allora un messaggio un po' Indignato: la liberalizzazione, come la carità, comincia in casa propria. La Banca d'Italia non è più d'Italia la banca centrale, e anzi non è nemmeno una banca. Dovrebbe essere snellita, scorporare e cedere le sue eccellenti strutture di ricerca, e reincarnarsi in un'authority per la sorveglianza del settore del credito, così come l'Isvap sorveglia le assicurazioni.

(25 DICEMBRE 2002, ORE 90)