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  1. #51
    SENATORE di POL
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    Non è una gara. E' solo per dire che le mie fonti spaziano dall'estrema sinistra all'estrema destra, dal giornalismo alla storiografia più accreditata. Ossia non sono unilaterale nelle fonti...
    Ovviamente le mie opinioni "nozionistiche" si basano su certi fatti che purtroppo non possono dare ragioni alle tue interpretazioni.

    Auguroni ugualmente

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  2. #52
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    LA RELIGIONE E' CONSIDERATA VERA DALLA GENTE COMUNE, FALSA DAI SAGGI E UTILE DAI GOVERNANTI.
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    Originally posted by Pieffebi
    Non è una gara. E' solo per dire che le mie fonti spaziano dall'estrema sinistra all'estrema destra, dal giornalismo alla storiografia più accreditata. Ossia non sono unilaterale nelle fonti...
    Ovviamente le mie opinioni "nozionistiche" si basano su certi fatti che purtroppo non possono dare ragioni alle tue interpretazioni.

    Auguroni ugualmente


    Capisco che al momento di scrivere eri un po' brillo, ma credo di essere stato chiaro , del fatto che anche le mie "fonti" spaziano da destra a sinistra. Le interpretazioni come dici tu non mi interessano, quello che mi preme e' capire un po' di piu'la storia contemporanea, al di la' degli odi ideoligici e degli "oblighi" di partito,... o di "Casa".

    Ancora auguri.

  3. #53
    Naufrago
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    Originally posted by Pieffebi
    Giorgio Perlasca con la decorazione ::

    Onorificenza concessa a Perlasca il 1992, da Scalfaro, mi pare...

    Fatto sta, comunque , che il Fascista Perlasca fece l'opposto di cio' che le leggi fasciste imponevano...


    Auguri a tutti...

    Alfo.

  4. #54
    SENATORE di POL
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    Giorgio Perlasca




    dal sito di IDEAZIONE

    " Giorgio Perlasca
    di Gianni Scipione Rossi

    Partigiani, soldati del Re, repubblichini. Italiani in fuga. Italiani che si uccidono "per la Patria", o forse per superare la morte della Patria. I tanti volti della guerra civile. Italiani provinciali, normali, in cerca di una nuova tranquillità. Italiani delatori, italiani, come Giorgio Perlasca, che salvano gli ebrei. Italiani che "non capiscono le leggi razziali" ma fanno finta di niente se il vicino di casa perde i diritti civili o si affrettano a prenderne il posto (pubblico) perduto. Storie minime che affiorano, oggi con meno fatica di qualche anno fa. Ne scaturirà forse, finalmente, una grande storia. Con tutti i suoi protagonisti. Giovanni Preziosi che pretende da Mussolini il rango di ambasciatore e vorrebbe portare alle conseguenze estreme il settimo dei 18 punti di Verona: "Gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri".

    E s'ingegna a compilar progetti per introdurre una carta d'identità genealogica alla ricerca dell'ultima goccia di sangue semita. E vorrebbe abolire le eccezioni del '38: che anche le sciarpe littorie e gli antemarcia siano, infine, giudei e basta. Mussolini, ricorda Angelo Tarchi (Teste dure, 1967), lo disprezza, il Preziosi. Ma non va oltre, mentre persino il collaborazionista francese Brasillach scrive in punto di morte: "Mi sembra inammissibile che si siano strappati via i bambini, organizzate delle deportazioni che sarebbero state ugualmente illegittime anche se non avessero avuto come fine recondito la morte pura e semplice" (Lettera a un soldato della classe 40, 1945). Ma non c'erano solo piccoli italiani nella guerra. Hannah Arendt riconosce, in margine al processo Eichmann (La banalità del male, 1964), la "generale, spontanea umanità di un popolo di antica civiltà". Gli italiani brava gente. I Palatucci, gli Zamboni, i Pietromarchi, ma anche i tanti ancora senza nome che hanno salvato una sola vita. Di questi italiani-eroi si è parlato poco. Anche perché loro stessi - i sopravvissuti - hanno preferito tacere. Figure diverse, tra le quali emerge quella di Giorgio Perlasca.

    A Budapest, l'8 settembre, si trova per caso e da privato. Non è un funzionario dello Stato. Non ha poteri. Volontario prima in Abissinia e poi in Spagna, dalla parte di Franco, naturalmente. Di quella guerra ricorda il comandante di battaglione Vita Finzi, ebreo come il barone Treves de' Bonfili, finanziatore del fascio padovano. Le leggi razziali lo indignano. Per lui gli ebrei sono solo italiani che praticano un'altra religione. Perde la fiducia in Mussolini, ma non diventa antifascista. Torna al suo lavoro, che lo porta nella capitale ungherese. Rifugiato nell'ambasciata della Spagna franchista, che in tutta Europa aiuta gli ebrei a sottrarsi alla deportazione, resta solo. Parla il castigliano. S'inventa console di Madrid e salva, a rischio della vita, oltre cinquemila ebrei, fornendo falsi lasciapassare. Falsi come il suo nome, Jorge, il titolo, la nazionalità. Lo fa, spiegherà a Enrico Deaglio nel 1989, semplicemente perché gli sembra giusto. E chiede: "Lei che cosa avrebbe fatto al mio posto?". Dalla banalità del male di Eichmann (che Perlasca incrocia a Budapest) alla banalità del bene.

    Torna a Padova, Perlasca. Racconta a qualcuno la sua incredibile storia. Ma nel processo trasversale di rimozione che caratterizza l'immediato dopoguerra, nessuno gli dà peso. Lascia scorrere i decenni. Senza nulla pretendere. Se alcune ebree ungheresi salvate nel '44 non lo avessero rintracciato, oggi la memoria di Giorgio Perlasca apparterrebbe solo ai familiari e agli amici. E invece questo italiano, non più fascista né antifascista, nato a Como nel 1910 e morto a Padova nel 1992 dopo una vita "normale", è diventato un simbolo internazionale. Italiano, fino in fondo, ma di "proprietà" del mondo. Forse l'unico lascito "universale" di un regime che a lungo s'interrogò sulla propria esportabilità. Nel Parco dei Giusti di Gerusalemme c'è un albero con il suo nome ed ebbe la cittadinanza onoraria di Israele. La Spagna lo ha nominato commendatore di numero dell'Ordine di Isabella (per paradosso, la regina che espulse gli ebrei). L'Ungheria gli ha conferito l'Ordine della Stella d'Oro. Fu onorato dall'Holocaust memorial Council di Whashington e dal comitato Wallemberg di New York. Il titolo di Commendatore Grand'Ufficiale della Repubblica Italiana arrivò per ultimo, insieme al vitalizio della "legge Bacchelli". E' scomodo essere un "eroe italiano".
    "







    Shalom!

  5. #55
    "Il Ventennio"
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    la borghesia in fuga dal fascismo, ha creato il contenitore DC....sino a qualche mese prima , tutti mangiavano con il regime, poi tutti hanno mangiato con il regime bianco la DC!!!
    I poveracci sono rimasti tali....gli altri con l'amenità della guerra fredda, hanno campato sino al crollo del muro.
    Poi arriva Fiuggi....e poi arriva Berlusconi.

  6. #56
    "Il Ventennio"
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    Originally posted by AngelodiCentro
    il regime fascista era appoggiato anche da molti borghesi e operai che poi dal 1948 in poi votarono in modo convinto PCI.
    ma cosa dici?
    fascisti che votarono PCI?
    quanti ne conosci?

  7. #57
    SENATORE di POL
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    Non solo ci furono svariati fascisti che votarono PCI, ma ci fu un movimento politico di "ex fascisti di sinistra", non disposti a rinnegare il loro passato di convinti repubblichini, che con il PCI di Togliatti ....fece per alcuni anni un'alleanza quasi ufficiale, ricevendo anche finanziamenti e sostegni.
    Mai sentito parlare de "Il Pensiero Nazionale" del compagno/camerata Stanis Ruinas e dei suoi "fascisti rossi"?


    Shalom!

  8. #58
    Giacobino 1799
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    Deportazioni nei lager, noi, italiani, complici dei nazisti

    di Angelo d'Orsi


    ...il libro di Giuseppe Mayda (Storia delle deportazioni dall'Italia, Bollati Boringhieri) affronta il problema dei nostri deportati in Germania, ebrei, certo, ma non soltanto, essendo numerosi i civili ("politici") e ancor più i militari che costituiscono una massa di deportati senza importanza, visto che nessuno, o quasi, dalle autorità agli studiosi, se ne è voluto occupare.
    Leggendo le belle pagine di questo giornalista professionista, con un passato da partigiano e un'antica passione per la storia, anche i non addetti ai lavori storiografici possono sfatare taluni vecchi luoghi comuni, primo fra tutti, quello per cui gli italiani furono assai diversi dai tedeschi; tanto "cattivi" loro, tanto "buoni" noi; in particolare rispetto alla persecuzione antiebraica, stando a questa favoletta, gli italiani, fascisti o meno, furono tutti davvero "brava gente", e il razzismo fu "all'acqua di rose", ben diversamente da quello germanico.
    In verità, la "repubblichina" di Salò, non ebbe molto da invidiare al Reich in quanto a legislazione e pratica operativa ai fini della individuazione degli "elementi ebraici", della ricerca e dell'internamento nei campi perlopiù "provvisori" siti in Italia, e infine alla spedizione verso la destinazione finale, nelle pianure polacche in mano ai nazisti.
    Nella follia della persecuzione vi era un metodo che non trascurava i benefici economici; quanti italiani si sono improvvisamente arricchiti acquisendo beni mobili e immobili che la legge sottrasse ai loro concittadini che portavano cognomi come Foa, Fubini, Levi, Lattes, Momigliano, Morpurgo, Piperno, Segre...? Quanti di quei beni, aldilà della ricchezza che fruttarono, sono poi stati restituiti ai loro legittimi proprietari o eredi?
    Con l'Otto Settembre, con l'esercito allo sbando, il paese rimase senza guida (ricordiamocelo, accogliendo gli augusti ex sovrani che stanno per planare tra noi, felicemente), preda della Svastica. In quella situazione si ebbe il rifiuto di abrogazione delle infami leggi del '38, dopo il 25 luglio 1943 e la defenestrazione di Mussolini; dunque la persecuzione nazifascista avviata nell'autunno '43 ebbe il terreno spianato. Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Toscana, Lazio... la "pulizia" degli ebrei procedette alacremente, un pò dappertutto, là dove sventolava la bandiera della Repubblica Sociale o nei territori non ancora liberati dalla lentissima avanzata degli alleatai. La politica razziale, gestita direttamente dal duce e dal ministro Buffarini Guidi, fu efficace, quanto nell'insieme discreta. Italiani furono di sicuro i collaboratori dei carnefici germanici: italiani civili, "borghesi", che spiavano, italiani, in divisa nera, che rastrellavano per poi consegnare alla gestapo i catturati, italiani che gestivano i numerosi "campi di transito".


    dal settimanale "Avvenimenti" del 20/12/2002

  9. #59
    Giacobino 1799
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    GLI ORRORI DELLE FAMIGERATE SS ITALIANE

    di Simonetta Fiori


    E' un tema poco arato, forse perchè sgradevole, ancor più perchè rischia di incrinare la nuova vulgata che omologa vincitori e vinti della guerra civile. Si tratta dei ventimila connazionali che nel periodo di Salò giurarono fedeltà alla Germania nazista. Illusi, fanatici, profittatori, canaglie, violenti, che credevano in un disegno europeo all'ombra della svastica. Le famigerate SS italiane, pronte a scannare su ordine di Hitler.
    Il catalogo degli orrori raccolto da Primo de Lazzari ("Le SS italiane", Teti Editore), uno studioso di storia che giovanissimo partecipò alla Resistenza in Veneto, scoraggia qualsiasi tentazione pacificatrice. La lista degli eccidi ad opera dei seguaci italiani di Himmler occupa un'intera pagina dell'introduzione di Arrigo Boldrini. Niente o nessuno - neppure vecchi, neonati o sacerdoti - poteva fermare il pugnale con inciso il motto "Il mio onore è la fedeltà". Di sapore medievale certe torture invalse in quei battaglioni. Grazie a un ampio materiale documentario - testimonianze, atti processuali, pubblicistica, manifesti, appelli, proclami, missive anche private - viene ricostruito un capitolo tra i più sanguinari e sconosciuti della guerra civile. Velleitarie appaiono le motivazioni di questi strani militi, contagiati da un superomismo confuso. Scrive alla madre, nell'ottobre del 1944, il legionario Umberto Scaramelli: "Sono pochi quelli che fanno la storia, i più la devono subire! Io preferisco essere dalla parte di coloro che la impongono...". Morirà quattro mesi dopo.


    dal quotidiano "la Repubblica" del 6/1/2003

  10. #60
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    Repubblica: fonte notoriamente imparziale...

 

 
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